Il settore della pesca adriatica affronta una crisi senza precedenti a causa dell'aumento vertiginoso dei costi del gasolio. Le marinerie, riunite ad Ancona, esprimono preoccupazione per le spese raddoppiate e valutano la possibilità di interrompere l'attività prima del fermo biologico.
Aumento costi gasolio mette in ginocchio la pesca
Il settore della pesca sta attraversando un momento di grave difficoltà. L'incremento dei costi del gasolio ha spinto le marinerie a considerare la sospensione delle attività. Questa ipotesi è emersa durante un incontro tenutosi ad Ancona. Le principali marinerie dell'Adriatico si sono riunite per discutere l'impennata dei prezzi del carburante. Si è parlato anche dei pagamenti relativi al fermo biologico per gli anni 2024 e 2025. All'assemblea hanno partecipato rappresentanti provenienti da diverse zone, da Trieste fino alla Puglia.
Durante l'incontro, sono stati affrontati diversi temi cruciali per il futuro del comparto. Tra questi, figurava anche la questione del credito d'imposta. Il governo aveva promesso un incentivo fiscale del 20%. A sottolineare la gravità della situazione è stato Apollinare Lazzari, esponente della Cooperativa Produttori Pesca di Ancona. Egli ha evidenziato come la mancanza di liquidità sia un problema comune a tutte le realtà del settore. La causa principale è l'elevato costo del gasolio. Sebbene il prezzo stia ora diminuendo, nei mesi precedenti aveva raggiunto cifre insostenibili, tra 1,20 e 1,30 euro al litro. Per le imbarcazioni, questo rappresenta un vero disastro economico. La necessità di mantenere i dipendenti impedisce una completa interruzione delle attività.
Spese giornaliere raddoppiate per gli armatori
Nelle settimane precedenti, la marineria di Ancona aveva già ridotto l'attività. Le giornate di pesca erano passate da due a tre. Successivamente, con una lieve flessione del prezzo del gasolio, è stato possibile ripristinare le tre uscite settimanali in mare. Secondo le stime di Lazzari, un'imbarcazione consuma mediamente tra i 2.000 e i 3.500 litri di gasolio ogni giorno. L'impennata dei prezzi è stata innescata dagli eventi in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha contribuito a far quasi raddoppiare le spese per gli armatori. Prima, le spese giornaliere si aggiravano intorno ai 2.000-2.200 euro. Ora, sono arrivate a quasi 4.000 euro. Con questi costi, sostenere una giornata di pesca diventa economicamente insostenibile. Inoltre, durante il periodo estivo, la quantità di pesce pescato diminuisce notevolmente. Questo rende ancora più difficile coprire le ingenti spese operative.
Valutazione dello stop anticipato alla pesca
Diverse marinerie stanno seriamente considerando l'ipotesi di interrompere la pesca. Questo stop potrebbe avvenire anche prima dell'inizio del fermo biologico programmato. La motivazione principale è la lenta discesa del prezzo del gasolio. Attualmente, il costo si attesta sotto l'euro al litro. Tuttavia, la situazione rimane critica. La marineria di Ancona, in particolare, non condivide l'idea di uno stop completo. La ragione è legata ai significativi investimenti effettuati. La flotta di Ancona conta circa 35 imbarcazioni da pesca a strascico, sia di grandi che di piccole dimensioni. A queste si aggiungono le imbarcazioni per la piccola pesca e quelle dedicate alla pesca delle vongole. L'intero comparto ittico locale impiega circa 220 marinai. La sostenibilità economica delle loro attività è seriamente compromessa dall'attuale scenario dei costi del carburante.
Le associazioni di categoria chiedono interventi urgenti per mitigare l'impatto del caro gasolio. Senza un sostegno concreto, molte imbarcazioni rischiano di rimanere ormeggiate nei porti. La sopravvivenza di un settore storico per l'economia delle Marche è messa a repentaglio. Le decisioni che verranno prese nei prossimi giorni saranno cruciali per il futuro di centinaia di famiglie che dipendono da questa attività. L'auspicio è che si trovi una soluzione rapida ed efficace per garantire la continuità delle operazioni di pesca.