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Un nuovo rapporto rivela un calo significativo delle imprese e una crescita lenta degli addetti nelle regioni Marche, Umbria e Abruzzo. Si propone una strategia di "super regione" e una politica industriale integrata per stimolare lo sviluppo e l'occupazione giovanile.

Calo imprese e addetti nelle regioni centrali

Tra il 2010 e il 2023, le iscrizioni nel Registro delle imprese hanno subito una drastica riduzione.

Questo calo è stato particolarmente marcato nelle aree interne delle regioni Marche, Umbria e Abruzzo.

Nel periodo 2019-2024, la crescita degli addetti nell'industria e nei servizi si è attestata al +5,8%.

Questo dato risulta inferiore alla media nazionale, ferma all'8,1%.

Si evidenzia inoltre un ritardo nello sviluppo dei servizi avanzati in queste aree.

Queste sono le principali conclusioni di un rapporto sull'imprenditorialità.

Lo studio è stato commissionato da Hamu (Hub Abruzzo Umbria e Marche).

È stato elaborato dall'Università Politecnica delle Marche.

I curatori sono Donato Iacobucci, Martina Orci e Francesco Perugini.

Hanno lavorato presso il Centro per l'Innovazione e l'Imprenditorialità.

Proposte per una "super regione" integrata

Il rapporto, introdotto dal coordinatore di Hamu Gian Mario Spacca, è stato presentato durante un convegno.

L'evento si è tenuto presso la Facoltà di Economia della Politecnica Marche.

Il tema del convegno era «Talenti, tecnologia, territorio. Il sistema imprenditoriale delle regioni Hamu».

Tra i presenti figuravano il presidente della Regione Francesco Acquaroli.

C'era anche il commissario per la ricostruzione post sisma Guido Castelli.

Presente anche il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini.

Il rettore di Univpm Enrico Quagliarini ha fatto gli onori di casa.

Per invertire la tendenza negativa, è emersa la necessità di creare un sistema coeso.

Si propone di trasformare il territorio in una vera e propria «super regione».

Questa entità dovrà gestire attivamente le traiettorie future.

È fondamentale sviluppare una politica industriale selettiva e integrata.

Questa politica deve essere condivisa tra le tre regioni.

Si devono superare gli investimenti generici.

Bisogna concentrarsi sulle filiere più promettenti.

È necessario mettere a sistema le vocazioni complementari dei territori.

L'Abruzzo punta sull'automotive e l'aerospazio.

Le Marche si concentrano sui distretti manifatturieri.

L'Umbria focalizza sulle tecnologie digitali e di sostenibilità.

Hamu, tramite la sua struttura Vitality, intende candidarsi alla gestione dei fondi strutturali fino al 2034.

Questo avverrà in vista della riforma che cambierà la gestione dei fondi.

L'obiettivo è dialogare con il Mimit.

Si mira all'amministrazione delle future risorse dei fondi strutturali europei (2028-2034).

Queste risorse dovranno favorire la diversificazione.

Lo scopo è generare concrete opportunità di occupazione per i giovani.

Innovazione e coprogettazione per colmare il gap R&S

Per colmare il divario nella spesa in Ricerca e Sviluppo, Hamu ritiene insufficiente il tradizionale trasferimento tecnologico.

Si deve passare dalla concertazione alla coprogettazione.

Atenei e imprese devono collaborare attivamente.

Devono pensare e progettare insieme fin dalle prime fasi.

L'obiettivo è costruire catene del valore innovative e condivise.

Il presidente di Hamu, Fabio Graziosi, ha sottolineato l'importanza di affrontare i trend negativi.

Questi non devono definire strutturalmente il futuro del Centro Italia.

Bisogna contrastare lo spopolamento e la bassa produttività.

È necessario fermare la fuga di cervelli.

Tutti gli strumenti per farlo sono a disposizione.

Lo sviluppo delle aree interne richiede un percorso obbligato.

Occorre far crescere le imprese locali.

Bisogna favorire le aggregazioni aziendali.

L'assenza di grandi aziende frena la crescita del territorio.

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