Il piano regionale Marche da 9,6 milioni per le rette di strutture residenziali è giudicato insufficiente e criticato da opposizioni. Si teme che non risolva i problemi delle famiglie.
Critiche al piano regionale per le rette
Un nuovo piano regionale è stato presentato. Si parla di uno stanziamento di 9,6 milioni di euro. Questo fondo dovrebbe coprire un biennio. L'obiettivo è aiutare le famiglie con i costi delle rette. Le strutture interessate ospitano anziani, persone con disabilità e disturbi psichici.
I consiglieri regionali Antonio Mastrovincenzo (Pd), Andrea Nobili (Avs) e Marta Ruggeri (M5s) hanno espresso forte disappunto. Lo definiscono un provvedimento «del tutto insufficiente». Presenta inoltre «molte criticità», secondo quanto dichiarato dai consiglieri.
Misure insufficienti e criticità del piano
Il fondo stanziato permetterà di aiutare circa 1.600 persone. Questo numero rappresenta meno del 15% dei potenziali beneficiari. Non sembra quindi in grado di mitigare gli aumenti delle rette. Questi aumenti sono stati introdotti nell'estate precedente. Colpiscono circa 5.000 persone residenti nelle residenze protette per anziani.
La delibera regionale 1403/2025 aveva già stabilito aumenti significativi. Si parla di un +21,2% per la retta base dei non autosufficienti. La retta è passata da 33 a 40,57 euro. Per i posti dedicati a persone con demenza, l'aumento è stato del 62,6%. La retta è salita da 33 a 54,48 euro.
Questi aumenti potrebbero incrementarsi ulteriormente. Si parla di prestazioni aggiuntive. L'incremento potrebbe raggiungere un ulteriore 75%. In totale, gli aumenti complessivi possono arrivare fino al 42,26% per i posti non autosufficienti. Per i posti destinati a persone con demenza, l'aumento può toccare il 96,61%.
Dubbi sull'utilizzo dei fondi europei
I consiglieri sollevano dubbi sull'utilizzo dei fondi europei. Questi fondi sono stati impiegati per finanziare il provvedimento regionale. Tuttavia, hanno obiettivi molto diversi. Riguardano la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Non sembrano adatti a sostenere le rette delle strutture residenziali.
Si sottolinea l'importanza di sostenere le persone non autosufficienti che vivono a casa. Questo aiuterebbe i familiari, soprattutto le donne. Le donne spesso ricoprono il ruolo di caregiver. Senza un adeguato supporto, potrebbero essere costrette a lasciare il lavoro o a non cercarlo.
Il provvedimento attuale, invece, finanzia solo le rette di persone già residenti in strutture. I requisiti per accedere ai contributi sono descritti come «complicatissimi». Anche le procedure per gli Ambiti Territoriali Sociali sono complesse. Questi uffici sono già oberati di lavoro.
Azzeramento del Fondo di solidarietà e mancata attuazione
Fino al 2022, la Regione Marche aveva una propria linea di finanziamento. Si trattava del «Fondo di solidarietà». Questo fondo era strutturato nel tempo. Ammontava a circa 3-3,5 milioni di euro all'anno. Serviva a sostenere le spese per le rette nei servizi residenziali per disabilità e salute mentale.
I consiglieri ricordano che questo intervento non è più stato finanziato. Hanno denunciato più volte l'azzeramento di questo fondo. La situazione attuale lascia quindi un vuoto di sostegno strutturale.
Inoltre, nella Legge di Bilancio 2025, la Regione aveva destinato 4 milioni di euro. Questi fondi erano previsti per il triennio 2024-2026. Dovevano servire a sostenere i costi delle rette nelle sole residenze per anziani. Nonostante la cifra fosse considerata irrisoria, non è seguito alcun provvedimento attuativo.
Provvedimenti spot e mancanza di continuità
La Giunta guidata dal Presidente Acquaroli viene accusata di «sfornare provvedimenti spot». Questi interventi mancano di continuità temporale. Non affrontano i problemi reali di migliaia di famiglie. Negli ultimi anni, queste famiglie hanno visto aumentare le rette. Non c'è stato però un miglioramento corrispondente dei servizi offerti.
L'opposizione chiede un approccio più strutturale e duraturo. Le famiglie necessitano di risposte concrete e di un sostegno affidabile nel tempo. I provvedimenti attuali sembrano più delle misure tampone che delle soluzioni definitive.