Un accordo sindacale a Jesi prevede l'uscita volontaria di 11 dipendenti da Clabo. L'intesa garantisce tutele economiche complete e incentivi all'esodo per i lavoratori interessati.
Accordo sindacale per 11 uscite volontarie
Clabo spa, azienda leader a Jesi nella produzione di vetrine refrigerate, ha raggiunto un accordo sindacale. L'intesa riguarda undici dipendenti che lasceranno l'impresa. Questa decisione rientra in una procedura di licenziamento collettivo concordata con le organizzazioni sindacali. L'accordo è stato firmato presso la sede dell'azienda a Jesi.
I lavoratori coinvolti sono quattro impiegati e sette operai. La selezione si basa sulla prossimità al pensionamento. Saranno privilegiati i dipendenti che matureranno i requisiti previdenziali entro 24 mesi a partire dal primo agosto 2026. La procedura pone l'accento sulla volontarietà. Ogni dipendente, indipendentemente dalla sua qualifica, può manifestare il proprio interesse. La candidatura deve essere presentata per iscritto entro il 25 luglio.
Chi aderirà volontariamente riceverà un riconoscimento economico aggiuntivo. Questo bonus corrisponde a 400 euro lordi per ogni anno di anzianità maturata in azienda. L'azienda ha comunicato questi dettagli tramite un comunicato ufficiale. L'intesa è stata sottoscritta con Filca-Cisl, Fillea-Cgil e Feneal-Uil. Presente anche la Rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento.
Tutele economiche e incentivi per i lavoratori
L'accordo garantisce a tutti i dipendenti che usciranno il pieno rispetto delle loro competenze economiche di fine rapporto. Oltre a ciò, è previsto un incentivo all'esodo. Questo incentivo coprirà la differenza tra la retribuzione netta percepita e l'indennità di disoccupazione Naspi. La copertura è prevista per un massimo di 24 mesi. L'obiettivo è fornire una rete di sicurezza completa ai lavoratori interessati.
L'azienda ha sottolineato l'importanza di queste tutele. L'intesa mira a mitigare l'impatto della riduzione del personale. La volontarietà è un elemento chiave del processo. Questo approccio permette ai dipendenti di scegliere liberamente il proprio futuro professionale. L'azienda si impegna a supportare questa transizione in modo equo e trasparente. Le parti hanno lavorato insieme per definire condizioni vantaggiose.
Contesto di crisi e piano di risanamento
La procedura di uscita dei dipendenti si inserisce in un percorso più ampio. La società ha avviato una composizione negoziata della crisi (Cnc). Questo processo è regolato dal D.Lgs. 14/2019. La crisi è stata innescata da uno squilibrio patrimoniale e finanziario di natura strutturale. Il Tribunale di Ancona ha confermato le misure protettive richieste con un'ordinanza del 22 luglio 2025.
Il piano di risanamento è in fase avanzata. È stato elaborato con il supporto dell'esperto negoziatore Alessandro Baioni. La transazione fiscale è l'ultimo passaggio da perfezionare. Il presidente Pierluigi Bocchini ha commentato positivamente la situazione. Ha definito la composizione della crisi come «all'ultimo miglio». Ha evidenziato la possibilità offerta ai collaboratori di anticipare l'uscita senza perdite economiche.
Bocchini ha espresso fiducia nel futuro. È convinto che le posizioni che si libereranno saranno occupate da nuove figure professionali. Queste nuove assunzioni proverranno dalla Vallesina, valorizzando il territorio. L'azienda, fondata nel 1958, è quotata su Euronext Growth Milan dal 2015. Produce vetrine espositive per gelaterie, pasticcerie e hotel. Oltre il 65% del suo fatturato proviene dall'estero, raggiungendo circa 95 paesi.
Accordo sul servizio mensa
Parallelamente all'accordo sugli esuberi, le parti hanno siglato un'altra intesa. Questo accordo riguarda il servizio mensa aziendale. Il servizio verrà soppresso a partire dal primo luglio 2026. La società si è però impegnata a negoziare l'accesso a pasti a prezzo calmierato per i dipendenti. Questo dimostra l'attenzione dell'azienda verso il benessere dei propri collaboratori anche in questa fase di riorganizzazione.
L'accordo sul servizio mensa è un ulteriore tassello nel complesso processo di riorganizzazione aziendale. L'obiettivo è trovare soluzioni che bilancino le esigenze economiche con quelle del personale. La chiusura della mensa interna è una misura di contenimento dei costi. L'impegno a garantire pasti a prezzo agevolato cerca di attenuare l'impatto sui lavoratori. La trattativa su questo punto proseguirà nei prossimi mesi.
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