Madre in tribunale: "Scelte diverse per mio figlio malato"
Processo a Vicenza: la madre testimonia
La Corte d’Assise di Vicenza è stata teatro di una testimonianza commovente e carica di rimpianti. La madre di Francesco, un ragazzo di 13 anni deceduto a causa di un osteosarcoma, ha ripercorso il drammatico percorso della malattia e delle cure, esprimendo profondi dubbi sulle decisioni prese. La donna è imputata insieme al marito di omicidio volontario con dolo eventuale.
Le sue parole hanno dipinto un quadro di sofferenza, dalla diagnosi iniziale all’ospedale Rizzoli di Bologna, fino alla tragica scomparsa del figlio nel gennaio 2024. La madre ha descritto lo shock iniziale dopo la diagnosi di un tumore aggressivo, ammettendo di aver vissuto in una sorta di bolla, incapace di comprendere appieno la gravità della situazione.
Medicina alternativa e speranze disattese
La famiglia decise di lasciare l’ospedale Rizzoli, spinta anche dall’agitazione del giovane Francesco. Fu in quel frangente che si rivolsero al dottor Matteo Penzo, sostenitore della medicina alternativa, che offrì loro la speranza di una guarigione, mettendo in guardia contro la biopsia. Questa scelta li portò a contatto con la comunità di Val di Brucia, ad Arezzo, dove si praticavano terapie alternative.
Le condizioni di Francesco, tuttavia, iniziarono a peggiorare rapidamente dopo il suo arrivo nella comunità. Nonostante una radiografia che il dottor Penzo interpretò come un segno di miglioramento, il ragazzo manifestò una progressiva perdita di sensibilità agli arti.
Il ricovero a Perugia e i rimpianti
La situazione precipitò quando Francesco accusò forti mal di testa e vomito. La madre, inizialmente, attribuì i sintomi a una caduta precedente, ma i medici dell’ospedale di Perugia identificarono la vera causa nel tumore. Qui, il ragazzo trovò un ambiente accogliente e affettuoso, instaurando legami profondi con il personale sanitario.
Tuttavia, il trasferimento al San Bortolo di Vicenza segnò l’inizio della fine. Ripensando all’intera vicenda, la madre ha ammesso con amarezza: «Se tornassi indietro, andrei subito all’ospedale di Perugia». Ha espresso il rammarico per non aver avuto un’esperienza simile a Bologna e ha rivelato di aver continuato a credere nella guarigione del figlio fino all’ultimo respiro, influenzata dalle teorie del dottor Penzo.