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L'autotrasporto vicentino incrocia le braccia per cinque giorni a causa dell'aumento dei costi del carburante. Le associazioni di categoria chiedono interventi urgenti al governo per evitare il collasso del settore.

Sciopero nazionale autotrasportatori: 5 giorni di stop

Le associazioni di categoria dell'autotrasporto hanno proclamato uno sciopero nazionale. I mezzi pesanti resteranno fermi per cinque giorni. L'astensione dal lavoro inizierà lunedì 25 maggio e terminerà venerdì 29 maggio. La decisione è stata comunicata alla Commissione di garanzia. Un precedente sciopero, indetto da un'altra associazione, è stato sospeso. Questo a seguito di un tragico incidente a Caserta.

La situazione nel settore è diventata insostenibile per molte aziende. Alcune hanno dichiarato di non poter più coprire i costi di alcuni servizi. In alcuni casi, lasciare i mezzi fermi risulta economicamente più vantaggioso. Questo paradosso evidenzia la gravità della crisi che sta attraversando l'autotrasporto.

Le ragioni dello sciopero a Vicenza

Nel Vicentino operano 1.284 imprese di autotrasporto. Queste impiegano oltre 7.000 addetti. Il presidente degli autotrasportatori di Confartigianato Imprese Vicenza, Igor Sartori, definisce la situazione «insostenibile».

Solo poche settimane fa, un aumento di 10 centesimi al litro del gasolio comportava un costo aggiuntivo di 3.000 euro per veicolo. Ora il prezzo del carburante supera 2,04 euro al litro sulla rete ordinaria. In autostrada i costi sono ancora maggiori. Questo si traduce in un aggravio fino a 9.000 euro annui per ciascun veicolo pesante.

Il carburante rappresenta già tra il 25% e il 35% dei costi operativi totali. Anche piccole variazioni di prezzo comprimono i margini di guadagno. Mettono a dura prova la liquidità delle aziende. Il rischio concreto è il blocco dell'intera filiera produttiva, un pericolo che sembra essere sottovalutato da molti.

Le richieste degli autotrasportatori

Le richieste degli autotrasportatori veneti sono chiare. Chiedono l'immediato ripristino della “carbon tax”. La proposta è di una riduzione di almeno 40 centesimi per i mezzi pesanti. Questo a fronte dei 25 centesimi di sconto per gli automobilisti. Inoltre, chiedono la possibilità di accedere subito al rimborso delle accise.

L'obiettivo è migliorare la gestione del capitale circolante. Non si tratta di aumentare i ristori, ma di ridurre il divario tra le uscite e i rientri economici. Marco Piccinotti, presidente di Autotrasporto Cna Veneto Ovest, sottolinea l'importanza di misure concrete. Il settore è essenziale per l'intero sistema produttivo nazionale.

Servono risorse dedicate per compensare le perdite. Occorrono interventi sulla liquidità, con la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi. È necessario ripristinare strumenti come la carbon tax. Infine, si chiede un rafforzamento dei controlli sui costi della sicurezza lungo la filiera per contrastare pratiche scorrette.

L'obiettivo del fermo nazionale

Il fermo nazionale indetto da Unatras mira a garantire la sopravvivenza di migliaia di imprese. Per molte, assicurare la continuità dei servizi è diventato quasi impossibile. Il coordinamento delle federazioni si appella al Governo. Chiede l'emanazione dei decreti attuativi sul credito d'imposta. Richiede anche i ristori compensativi per il mancato rimborso accise, pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistato.

Sono necessari interventi a sostegno della liquidità. Tra questi, la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali. Si chiede anche il rafforzamento degli strumenti contrattuali. L'intento del settore non è danneggiare il Paese. Tuttavia, le conseguenze di un blocco prolungato sarebbero inevitabili. Scaffali vuoti nei negozi e industrie prive di materie prime sono scenari concreti.

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