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Il San Zeno Calcio, storica società calcistica di Verona, rischia la chiusura del suo settore giovanile. La crisi, causata da riforme sportive e mancato supporto, minaccia un'istituzione che ha formato talenti come l'attuale sindaco Damiano Tommasi.

Crisi del calcio giovanile a Verona

Il San Zeno Calcio, un nome storico nel panorama calcistico veronese, si trova sull'orlo della chiusura. Fondata nel lontano 1919, questa società ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per la crescita sportiva dei giovani. La sua importanza è sottolineata dal fatto che ha lanciato talenti di fama nazionale, tra cui l'attuale sindaco di Verona, Damiano Tommasi. La società ha visto crescere anche Alberto Faccini, altro calciatore veronese che, come Tommasi, ha conquistato uno scudetto con la maglia della Roma. Entrambi hanno mosso i primi passi calcistici proprio nei campetti del San Zeno, in quella che viene definita la "busa" ai Bastioni.

La situazione attuale è drammatica. Cinque anni fa, il settore giovanile poteva contare su oltre 20 formazioni. Oggi, ne è rimasta soltanto una. Questo drastico ridimensionamento mette a serio rischio la sopravvivenza stessa della squadra e del suo storico vivaio. L'allarme è stato lanciato da un genitore, Federico Varrazzo, padre di un atleta dell'Under 14. La sua lettera aperta, indirizzata a imprese, professionisti e istituzioni locali, denuncia il pericolo concreto di cancellare un'importante realtà educativa e sociale.

Varrazzo ha evidenziato come la chiusura di un settore giovanile non sia una perdita solo per la società, ma per l'intera città. La sua voce si unisce a quella del presidente del San Zeno, Luigi Buchi, che ha tratteggiato i dettagli della crisi. Le difficoltà del San Zeno Calcio riflettono una problematica più ampia che affligge il calcio di base in Italia. La mancanza di risorse e il supporto insufficiente mettono a repentaglio il futuro di molte realtà sportive locali.

Le cause della crisi del San Zeno

Diversi fattori hanno contribuito a portare il San Zeno Calcio sull'orlo del baratro. Uno dei principali è rappresentato dalla recente riforma dello sport. Questa riforma ha introdotto cambiamenti significativi, tra cui l'abolizione del vincolo sportivo. Tale modifica ha ridotto le premialità economiche per le società che investono nella valorizzazione dei giovani talenti. Di conseguenza, diventa più difficile per club come il San Zeno recuperare gli investimenti fatti nella formazione dei propri atleti.

Un altro colpo duro è arrivato con la perdita dello sponsor storico. La mancanza di un sostegno economico continuativo da parte di aziende private rende ancora più precaria la gestione quotidiana della società. Senza sponsorizzazioni solide, diventa arduo coprire le spese operative e garantire la continuità delle attività sportive.

A ciò si aggiungono i costi di gestione dell'impianto sportivo. Il campo da gioco, di proprietà del Demanio, comporta per la società l'obbligo di pagare affitto e utenze a prezzo pieno. Questi oneri economici, in assenza di entrate adeguate, gravano pesantemente sul bilancio del club, contribuendo alla sua difficile situazione finanziaria. La combinazione di questi elementi ha portato a un drastico ridimensionamento del vivaio, che è passato da oltre venti squadre a una sola formazione giovanile attiva.

La situazione attuale evoca inevitabilmente il ricordo di Gianfranco Casale. Storico e indimenticato "presidentissimo" del San Zeno, Casale ha guidato la società per decenni. La sua figura è stata emblematica nel calcio dilettantistico veronese. Con uno stile sempre improntato alla famiglia e all'attenzione verso i giovani, ha posto la funzione sociale del settore giovanile al centro della missione del club. La sua eredità, fatta di passione e impegno sociale, rischia oggi di essere compromessa.

Un appello per il futuro del calcio giovanile

L'appello lanciato da Federico Varrazzo rappresenta un grido d'aiuto per salvare il San Zeno Calcio e, più in generale, il calcio giovanile di base. La sua lettera aperta mira a sensibilizzare le realtà economiche e le istituzioni locali sull'importanza di sostenere queste realtà sportive. La sua denuncia sottolinea come il calcio giovanile non sia solo un'attività sportiva, ma un vero e proprio presidio educativo e sociale.

Le società calcistiche dilettantistiche svolgono un ruolo fondamentale nell'accompagnare la crescita dei ragazzi, insegnando loro valori come il rispetto, la disciplina, il lavoro di squadra e la resilienza. Offrono un'alternativa sana e costruttiva, sottraendo i giovani a potenziali rischi e promuovendo uno stile di vita attivo e salutare. La perdita di queste realtà significa impoverire il tessuto sociale delle comunità.

Il presidente Luigi Buchi ha confermato la gravità della situazione, evidenziando come la crisi del San Zeno sia un sintomo di un malessere diffuso nel calcio dilettantistico. La mancanza di fondi, il calo delle iscrizioni e le difficoltà gestionali sono problemi comuni a molte società. La riforma dello sport, pur con le sue buone intenzioni, sembra aver penalizzato ulteriormente chi opera sul territorio con risorse limitate.

La speranza è che questo appello possa trovare ascolto. Un intervento concreto da parte di imprese, professionisti e istituzioni locali potrebbe fare la differenza. Sostegno economico, sponsorizzazioni, agevolazioni nella gestione degli impianti o semplicemente un maggiore riconoscimento del valore sociale di queste realtà sportive sono passi fondamentali. Salvare il San Zeno Calcio significherebbe preservare una parte importante della storia sportiva e sociale di Verona, garantendo un futuro ai giovani calciatori che, come Tommasi e Faccini, potrebbero un giorno calcare i campi più prestigiosi.