Un'indagine interna all'Università di Verona e un esposto alla Procura stanno facendo luce sulle condizioni di lavoro dei medici specializzandi nel reparto di Ginecologia. Si sospettano turni estenuanti e retribuzioni orarie irrisorie.
Indagine interna all'ateneo di Verona
L'Università di Verona ha avviato un'istruttoria interna. L'obiettivo è fare chiarezza sulla situazione dei medici in formazione specialistica. L'ateneo ha confermato l'avvio delle verifiche necessarie. La comunicazione proviene da Palazzo Giuliari, sede dell'università.
Questa iniziativa segue una serie di segnalazioni. Le criticità riguardano principalmente il reparto di Ginecologia e Ostetricia. L'inchiesta mira a esaminare documenti e comunicazioni interne al dipartimento. Si vuole comprendere la reale entità delle problematiche denunciate.
Esposto alla Procura e condizioni di lavoro
L'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha inoltrato un esposto. La denuncia è partita dall'Associazione liberi specializzandi (Als). L'esposto è stato trasmesso alle forze dell'ordine. Successivamente, è giunto alla Procura della Repubblica.
Il caso riguarda i medici specializzandi impiegati nel reparto di Ginecologia e Ostetricia. Questi professionisti sono laureati e abilitati. Tuttavia, operano in ospedale con un contratto di formazione-lavoro. Questo contratto prevede lezioni e attività cliniche sotto supervisione.
Turni massacranti e retribuzioni basse
L'associazione Als ha denunciato presunte irregolarità. Si parla di turni di lavoro estremamente lunghi. Alcuni specializzandi potrebbero lavorare fino a 14 ore consecutive. Il carico mensile di lavoro potrebbe raggiungere le 250 ore.
Considerando una borsa di studio di circa 1.600-1.700 euro mensili, la retribuzione oraria risulta molto bassa. Dopo aver detratto le tasse universitarie (circa 2.000 euro annui), l'importo netto scende ulteriormente. La paga oraria si attesterebbe a meno di 6 euro.
Utilizzo di credenziali mediche altrui
La denuncia menziona anche l'uso sistematico di credenziali informatiche. Queste credenziali appartengono a medici strutturati. Gli specializzandi potrebbero utilizzarle per compilare prescrizioni e schede di dimissione. Tali documenti verrebbero così formalmente attribuiti ai medici più esperti.
Queste pratiche potrebbero configurare reati. Tra questi, il falso e l'accesso abusivo a sistemi informatici. L'associazione Als sostiene che tali condotte non siano iniziative individuali. Si tratterebbe piuttosto di prassi operative consolidate all'interno del reparto.
Tasso di abbandono elevato
Il presidente di Als, Massimo Minerva, collega queste criticità a un elevato tasso di abbandono. Il numero di specializzandi che interrompono il percorso formativo a Verona è superiore alla media nazionale. Dei 25 specializzandi di Ginecologia immatricolati lo scorso novembre, quattro hanno già lasciato. Questo dato rappresenta il 16% del totale.
La media nazionale per le scuole di ginecologia è inferiore al 5%. Dinamiche simili si riscontrano anche negli anni precedenti. La situazione è particolarmente delicata per l'università. L'integrazione tra alta formazione e attività clinica è un pilastro strategico.
Verifiche in corso e questionari ministeriali
L'università di Verona era già a conoscenza di alcune criticità. Nei mesi scorsi, l'ateneo ha avviato un confronto con i direttori delle scuole di specialità. L'obiettivo era monitorare e risolvere problemi noti. La nuova segnalazione viene presa in carico con la massima celerità.
I questionari ministeriali compilati dagli specializzandi confermano le difficoltà. Solo il 28,2% rispetta l'orario previsto dal contratto. Il 45,9% lavora oltre perché richiesto dalla struttura. Un ulteriore 22,4% lo fa per scelta personale. A Verona, a differenza di altre università, mancano i badge per il controllo degli accessi. Questo facilita l'utilizzo degli specializzandi senza limiti di orario.