La giustizia veronese ha respinto la richiesta di archiviazione nel caso Moussa Diarra. Due agenti di polizia sono ora indagati per depistaggio, con il Gip che sottolinea lacune investigative e possibili alterazioni della scena del crimine.
Nuove indagini sul caso Moussa Diarra
Il giudice per le indagini preliminari di Verona, Livia Magri, ha rigettato la richiesta di archiviazione. La decisione riguarda l'agente della Polfer coinvolto nella morte di Moussa Diarra. L'episodio risale alla mattina del 20 ottobre 2024. Il Gip ha evidenziato diverse criticità nell'indagine. La dinamica dei fatti appare poco chiara. Esistono lacune investigative da colmare. La vicenda presenta numerose anomalie. La consulenza balistica fornita dal pubblico ministero è stata giudicata poco attendibile. Queste sono solo alcune delle motivazioni nell'ordinanza del Gip.
Il magistrato ha analizzato in dettaglio la ricostruzione degli investigatori. L'indagine era stata coordinata dal pm Diletta Schiaffino. Le indagini erano state affidate alla Squadra Mobile. Sono state rilevate incongruenze significative. Alcune dichiarazioni appaiono non attendibili. Altre sono risultate contraddittorie. Vi sarebbero state anche alterazioni della scena del crimine. Il Gip ha elencato i motivi per disporre nuovi approfondimenti. Ha anche richiesto l'iscrizione nel registro degli indagati.
Due poliziotti indagati per depistaggio
Oltre all'agente già indagato per omicidio colposo, ora anche un suo collega è sotto inchiesta. Entrambi sono indagati per il reato di depistaggio. La decisione del Gip va oltre. Si considera anche chi ha avuto accesso ai filmati delle telecamere. Le riprese sono state scaricate e diffuse poco dopo la sparatoria. L'ordinanza evidenzia la mancata indagine sul presunto malfunzionamento della telecamera 73. Questa telecamera era nell'atrio della stazione. Era l'unica in grado di riprendere la scena cruciale. Il suo malfunzionamento avrebbe impedito la registrazione dell'evento.
Il Gip sottolinea che un problema del genere avrebbe dovuto essere comunicato. La comunicazione sarebbe dovuta avvenire al pm o alla Mobile. Si sarebbe dovuto verificare chi avesse visto le immagini. Un'annotazione della Polfer indica che il problema era noto dal 16 ottobre. Fu scoperto il 20 ottobre. La comunicazione ufficiale avvenne un mese dopo. Questo lasso di tempo solleva dubbi. Il fatto che non sia stato identificato chi potesse aver visto le immagini in diretta suggerisce altro. Potrebbe indicare che la storia del malfunzionamento sia stata creata in seguito. Il Gip chiede al pm di identificare i responsabili all'interno della Polfer. Anche loro dovranno essere iscritti per depistaggio.
Ulteriori accertamenti disposti dal Gip
Il Gip ha disposto ulteriori accertamenti. Questi dovranno essere completati entro sei mesi. Sarà necessaria una consulenza informatica. L'obiettivo è recuperare i filmati dai due computer sequestrati. Questo potrebbe confermare o escludere il malfunzionamento della telecamera. Si dovrà identificare l'operatore del Centro operativo compartimentale. Questa persona si accorse del problema durante lo scaricamento delle immagini. Si dovrà anche identificare chi ha visto le riprese in diretta. Tutta la documentazione relativa alla telecamera malfunzionante dovrà essere acquisita. Si tratta dell'unica telecamera su 89 che non funzionava. Vanno raccolte le richieste di intervento e riparazione.
Inoltre, si dovranno identificare le persone che hanno diffuso le riprese su WhatsApp. Verranno acquisite le registrazioni delle telefonate. Queste riguardano l'aggressione di Diarra agli agenti della Locale. Saranno analizzate anche le comunicazioni tra la Questura e la Polfer. L'elaborato del medico legale Federica Bortolotti necessita di integrazioni. La consulenza balistica dovrà essere rifatta. Il Gip la considera poco verosimile e convincente. Non sarebbe conciliabile con le considerazioni medico legali. Alcune ipotesi ricostruttive che potevano smentire la versione dell'indagato non sono state considerate.
La reazione del sindacato di polizia
Il sindacato di polizia Sap ha reagito prontamente alla decisione del Gip. Il segretario generale Stefano Paoloni ha espresso stupore. Ha dichiarato: «Accogliamo con stupore la decisione del GIP di opporsi alle richieste del pubblico ministero». Ha aggiunto che, se esistono dubbi, è necessario approfondire. Questo per garantire che nessuna incertezza rimanga sull'operato dei colleghi. Il sindacato è certo che gli agenti dimostreranno la correttezza del loro agire. Questo in momenti di grande tensione e pericolo. Paoloni ha concluso affermando che svolgere la professione di poliziotto sta diventando sempre più difficile e complesso.