Il settore dell'autotrasporto in Veneto è in crisi a causa dell'aumento del gasolio. Si stima che fino all'800 imprese possano chiudere entro l'anno, con pesanti ripercussioni economiche.
Crisi autotrasporto: una ditta su cinque a rischio chiusura
Il settore dell'autotrasporto in Veneto affronta una crisi profonda. Le stime della CGIA indicano che circa un'impresa su cinque potrebbe cessare l'attività entro la fine dell'anno. Questo scenario preoccupante colpisce oltre 6.500 imprese attive nella regione.
Le previsioni peggiorano se il prezzo del diesel rimarrà elevato. Si parla di 700/800 aziende che potrebbero essere costrette a fermare i propri mezzi. La situazione è critica, con un impatto sull'economia e sulle famiglie del territorio.
Negli ultimi dieci anni, il Veneto ha già visto la scomparsa di oltre 2.000 ditte di autotrasporto. La provincia di Verona registra il maggior numero di imprese nel settore a livello regionale.
Il peso del gasolio sui costi delle imprese di trasporto
L'aumento del prezzo del carburante non è un semplice inconveniente per le aziende di logistica. Il gasolio rappresenta circa il 30% dei costi operativi totali. È una delle voci di spesa più significative, insieme al personale.
Le impennate del prezzo del diesel rompono l'equilibrio finanziario. Molte aziende lavorano con contratti a lungo termine o tariffe fisse. Un aumento del 24% del costo del carburante, come avvenuto dall'inizio del conflitto nel Golfo, viene interamente assorbito dall'impresa.
Questo rende la gestione quotidiana estremamente difficile. La sostenibilità finanziaria è messa a dura prova dagli aumenti improvvisi.
Impatto dei rincari sul costo del pieno
Il prezzo medio del diesel alla pompa, in modalità self-service, si attesta intorno a 2,135 euro al litro. Nonostante il taglio delle accise deciso dal governo, il costo è aumentato del 24% rispetto all'inizio del conflitto nel Golfo. Rispetto al 31 dicembre scorso, l'incremento è del 30,6%.
Un pieno per un mezzo pesante, con un serbatoio da circa 500 litri, costa oggi 1.067 euro. Si tratta di 207 euro in più rispetto a un mese e mezzo fa. La spesa aggiuntiva è di 250 euro se confrontata con la fine dell'anno precedente.
Se il prezzo medio del diesel rimanesse quello attuale fino alla fine del 2026, il costo annuale per rifornire un mezzo pesante supererebbe i 76.860 euro. Si tratta di quasi 17.500 euro in più rispetto all'anno precedente.
Il problema del flusso di cassa e i meccanismi di protezione
La vera criticità per gli autotrasportatori è lo sfasamento temporale tra pagamenti e incassi. Il gasolio viene pagato immediatamente, mentre le fatture per i servizi di trasporto hanno tempi di pagamento lunghi: 60, 90 o addirittura 120 giorni.
Questa situazione crea una grave carenza di liquidità. Le aziende devono anticipare ingenti somme per mantenere operativi i mezzi. Senza un solido capitale circolante, l'attività si ferma per impossibilità di rifornimento.
Esistono meccanismi come il fuel surcharge, che adegua le tariffe al prezzo del gasolio. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica. I piccoli operatori faticano a imporlo ai grandi committenti. Inoltre, l'adeguamento spesso avviene con ritardo rispetto all'aumento dei prezzi.
La beffa del taglio delle accise per gli autotrasportatori
La strategia governativa sul taglio delle accise si è rivelata controproducente per gli autotrasportatori. Il rimborso sulle accise del gasolio professionale viene decurtato dalla riduzione temporanea applicata a tutti i consumatori. In pratica, lo sconto alla pompa annulla il vantaggio fiscale specifico.
A questo si aggiunge che il mercato ha assorbito rapidamente il taglio delle accise. L'effetto sul prezzo finale è stato vanificato. Gli autotrasportatori perdono il rimborso senza ottenere una riduzione strutturale dei costi.
Il promesso credito d'imposta a favore delle imprese di trasporto, invece, è ancora solo sulla carta. Riguarderà solo una piccola parte dei mezzi in circolazione.