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Il mercato del lavoro veronese mostra un calo dei disoccupati, ma affronta sfide significative come la diminuzione dei giovani occupati e salari stagnanti. La carenza di manodopera è un problema crescente.

Mercato del lavoro veronese: luci e ombre

La provincia di Verona presenta un quadro lavorativo complesso. Se da un lato si registra una diminuzione del numero di persone senza impiego, dall'altro emergono criticità importanti. La forza lavoro è invecchiata e si fatica a trovare nuove leve. Questo fenomeno demografico, unito a salari spesso non competitivi, rende difficile attrarre e trattenere i talenti.

Nonostante queste difficoltà, Verona si conferma un motore economico per il Veneto. La provincia vanta un PIL pro-capite elevato e un alto tasso di occupazione. Le imprese locali mostrano una buona propensione all'innovazione e alla digitalizzazione. Numerose multinazionali scelgono questo territorio per i loro investimenti, testimoniando il suo potenziale.

Divario retributivo e precarietà giovanile

I dati Istat rivelano che nella provincia di Verona operano circa 347mila lavoratori nel settore privato, escludendo l'agricoltura. La retribuzione media annua si attesta sui 25mila euro lordi. Una percentuale significativa, quasi il 60%, è costituita da operai, con uno stipendio medio annuo di 19.600 euro lordi.

Il divario retributivo è marcato, soprattutto per le donne, che rappresentano circa un terzo della forza lavoro e guadagnano mediamente solo 13.500 euro annui. Ai vertici della scala retributiva si trovano i dirigenti, con una media di 147mila euro lordi annui. La maggior parte dei lavoratori deve fare i conti con stipendi bassi, spesso aggravati da contratti part-time, precarietà e discontinuità lavorativa.

I sindacati CGIL, CISL e UIL evidenziano una forte frammentazione del mercato. Il lavoro stabile e ben retribuito è appannaggio di pochi. Giovani e donne si trovano spesso in posizioni precarie, con contratti a termine o part-time involontario. I segretari provinciali, Francesca Tornieri, Giampaolo Veghini e Giuseppe Bozzini, sottolineano come dignità significhi stabilità, salute e un reddito adeguato per pianificare il futuro.

L'inverno demografico e la fuga dei giovani

La carenza di manodopera, una delle principali emergenze per le aziende veronesi, è strettamente legata al calo demografico. La percentuale di lavoratori over 55 è raddoppiata in dieci anni, passando dal 10% al 18%. Questo aumento è dovuto sia al posticipo dell'età pensionabile, sia alla difficoltà delle aziende nel reperire giovani, portandole a trattenere i dipendenti più anziani.

Un altro fattore critico è la fuga dei giovani all'estero. Nel 2024, oltre 1.200 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato la provincia di Verona, un dato in netto aumento rispetto agli anni precedenti. La Fondazione Nordest stima che, tra il 2011 e il 2024, circa 9.040 giovani veronesi abbiano cancellato la residenza, a fronte di soli 2.932 rientri.

I sindacati ribadiscono che il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro non dipende solo dalle competenze tecniche. È piuttosto il risultato di un profondo disallineamento tra le esigenze del mercato e le aspettative di vita delle persone. Salari dignitosi, alloggi accessibili, servizi per la famiglia e la conciliazione vita-lavoro sono considerati pilastri fondamentali per un sistema economico sano e sostenibile, soprattutto per le nuove generazioni.

Crisi aziendali e delocalizzazioni

L'ultimo anno ha visto anche diverse vertenze aziendali, specialmente nel settore metalmeccanico. Molti casi riguardano multinazionali che hanno scelto di delocalizzare la produzione. Esempi significativi includono la chiusura dello stabilimento George Fischer a Valeggio sul Mincio, la delocalizzazione di Ammann da Bussolengo in Turchia, e la chiusura di Lenze a Isola Rizza con spostamento in Polonia.

Anche aziende come Borromini e Seba hanno ridotto il personale o trasferito la produzione all'estero, causando la perdita di numerosi posti di lavoro. La scelta di Marghera come sede della manifestazione per il Primo Maggio, un luogo simbolo della storia industriale italiana, sottolinea la necessità di rilanciare lo sviluppo regionale, trattenere i giovani e garantire una distribuzione equa della ricchezza prodotta.

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