L'Acat di Verona festeggia quarant'anni di attività di supporto contro la dipendenza da alcol. L'associazione sottolinea come il problema sia ancora sottostimato, specialmente tra i giovani, ma ribadisce che uscire dalla dipendenza è possibile grazie al sostegno di gruppo.
Acat Verona celebra 40 anni di attività
L'Associazione club alcologici territoriali (Acat) Veronese Orientale ha raggiunto un traguardo importante: 40 anni di presenza sul territorio. La celebrazione si è svolta presso l'auditorium «Mario Pigozzi» di Verona. L'evento ha riunito i presidenti del passato e i moderatori dei gruppi, definiti «servitori insegnanti». L'obiettivo era fare il punto sull'attività svolta e festeggiare il percorso compiuto. La presidente Caterina Tobin ha sottolineato la difficoltà ma anche la fattibilità del superamento dell'alcolismo.
Il modello adottato dai club Acat si basa sugli insegnamenti dello psichiatra croato Vladimir Hudolin. Questo approccio, diffuso in Italia dagli anni Sessanta, considera i problemi legati all'alcol non come una malattia in sé. Vengono invece visti come uno stile di vita e un comportamento influenzato dalla cultura sanitaria e sociale della comunità.
Il sostegno dei club Acat
La forza dei club Acat risiede nel supporto reciproco. I membri si incontrano settimanalmente per condividere esperienze e offrire solidarietà. Chi lotta contro la dipendenza trova un ambiente accogliente. Anche i familiari sono incoraggiati a partecipare, rafforzando il sostegno. I «servitori insegnanti» svolgono il ruolo di moderatori.
Attualmente, nell'est veronese operano 11 club Acat. Questi gruppi accolgono circa 55 nuclei familiari. La maggior parte dei partecipanti ha un'età superiore ai 35 anni. Estendendo lo sguardo all'intero territorio scaligero, il numero di club sale a 75. Questo coinvolge complessivamente circa 500 famiglie nel percorso di recupero.
Allarme sottovalutazione del problema
Flaviana Conforto, coordinatrice degli Acat scaligeri, esprime preoccupazione per la scarsa sensibilità attuale. «La gente si è adagiata», afferma. La sottovalutazione del problema alcol è evidente. Si registra un calo dell'allarme sociale. L'arrivo di un giovane ubriaco a casa non suscita più lo stesso scandalo di un tempo.
Tuttavia, esistono segnali d'allarme che non vanno ignorati. Questi includono il bere fin dal mattino, l'incapacità di resistere senza alcol, o l'ubriachezza frequente nel fine settimana. La ricerca della bevanda alcolica può dominare la quotidianità. Molti pensano di non potersi divertire senza consumare alcolici.
I rischi del poliuso e i risultati
L'Acat lancia un monito sui rischi del poliuso di sostanze. Tra i giovani, il binge drinking si accompagna spesso all'assunzione di droghe, psicofarmaci e al gioco d'azzardo. Questi comportamenti combinati aumentano notevolmente i pericoli per la salute.
La dipendenza da alcol è descritta come un problema subdolo. I cambiamenti avvengono lentamente nel tempo, portando gradualmente alla dipendenza. I gruppi Acat aiutano a riflettere sui fattori scatenanti. Offrono uno spazio per accogliere le sofferenze e individuare nuove possibilità. Si valorizzano gli aspetti positivi su cui costruire un futuro diverso.
Per celebrare l'anniversario, ogni gruppo ha scelto parole chiave per descrivere il proprio percorso. Nessuno ha menzionato direttamente l'alcol. Le parole più ricorrenti sono state «ascolto», «amicizia» e «coraggio». Quest'ultimo è fondamentale per intraprendere il cammino di frequentazione di un club Acat.