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La Biennale di Venezia anticipa l'apertura con eventi focalizzati su dissenso e pace, affrontando le controversie sui padiglioni russo e israeliano. Ospiti d'eccezione il regista Sokurov e la scrittrice Amiry.

Incontri di riflessione e dissenso

La Biennale d'Arte di Venezia, in vista dell'inaugurazione ufficiale il 9 maggio, ha annunciato una preapertura dedicata al dissenso e alla pace. L'evento mira a creare uno spazio di riflessione, in particolare dopo le polemiche riguardanti la presenza del Padiglione russo e le critiche sollevate verso quello israeliano.

Protagonisti di questi incontri, che si svolgeranno su invito il 6, 7 e 8 maggio, saranno il celebre regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry. Queste iniziative si inseriscono nel progetto della Biennale di dare voce ai dissidenti, come anticipato dal presidente Pietrangelo Buttafuoco.

Ospiti di rilievo e dibattiti

Il 6 maggio, Alexander Sokurov, noto per il suo impegno civile e le posizioni critiche verso il Cremlino, aprirà gli incontri nella Sala delle Colonne di Ca' Giustinian. Il giorno seguente, Suad Amiry, autrice di opere che intrecciano memoria e quotidianità nei territori di conflitto, prenderà la parola.

Il programma si concluderà l'8 maggio con una serata corale che vedrà la partecipazione di tutti i direttori artistici dei diversi settori della Fondazione Biennale. Tra questi figurano nomi come Alberto Barbera, Caterina Barbieri, Willem Dafoe, Wayne McGregor, e gli artisti cinesi Wang Shu e Lu Wenyu.

Nodi irrisolti e finanziamenti a rischio

Nonostante questi sforzi, l'edizione della Biennale è gravata da diverse questioni ancora aperte. La premier Giorgia Meloni ha espresso contrarietà alla decisione della Biennale, sottolineando l'autonomia dell'ente ma ribadendo che la politica estera spetta al governo.

Inoltre, la Commissione Europea ha avviato una procedura per tagliare o sospendere i fondi europei destinati alla Biennale per 2 milioni di euro, distribuiti su tre anni (dal 2025 al 2028). Questa mossa ha suscitato forti reazioni da parte di Lega e Movimento 5 Stelle, che la considerano un'ingerenza indebita.

La posizione della Biennale e le proteste

Una lettera dell'European Education and Culture Executive Agency (Eacea), datata 10 aprile, ha informato la Biennale dell'intenzione di sospendere o cancellare il finanziamento, concedendo 30 giorni per eventuali osservazioni. La Biennale rischia quindi di perdere un sostegno economico cruciale se non dovesse fare passi indietro sulla decisione di ospitare la Russia.

L'istituzione lagunare ha però ribadito la propria certezza di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto degli accordi. La Biennale esprimerà le proprie ragioni nei tempi stabiliti. Il presidente Buttafuoco ha mantenuto un profilo riservato, proseguendo sulla propria linea, sostenendo di aver fornito tutta la documentazione necessaria per dimostrare il rispetto delle sanzioni.

Le tre serate di preapertura rappresentano un primo passo per dare voce agli artisti dissidenti russi. Tuttavia, l'efficacia di queste iniziative nel placare le proteste rimane incerta. Già ad aprile, settanta artisti e curatori avevano espresso il loro dissenso, firmando una lettera appello contro la presunta mancanza di neutralità dell'istituzione culturale, opponendosi anche alla presenza di Israele e degli Stati Uniti.