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La Fondazione Ligabue a Venezia presenta "Collecto", una mostra che unisce oltre 400 opere per esplorare le origini condivise dell'umanità. L'esposizione attraversa 20.000 anni di storia, dalla preistoria all'arte contemporanea.

Un viaggio attraverso 20.000 anni di storia

La mostra "Collecto" a Venezia offre un percorso affascinante attraverso le radici comuni dell'umanità. L'esposizione, ospitata dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, presenta oltre 400 opere e reperti. Questi reperti narrano storie che abbracciano un arco temporale di circa 20.000 anni. L'obiettivo è superare confini geografici e temporali, creando un dialogo tra diverse culture e civiltà.

Il percorso espositivo inizia con testimonianze antichissime. Tra queste spicca un raro meteorite pallasite, risalente a circa 4,5 miliardi di anni fa. Si prosegue poi verso espressioni artistiche più recenti. Sono incluse opere di artisti contemporanei come Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Nino Vascellari e Arcangelo Sassolino.

"Collecto": l'origine condivisa dell'umanità

L'esposizione "Collecto" segna l'avvio delle attività del nuovo "Palazzo delle Arti e delle Culture". Questa iniziativa della Fondazione Giancarlo Ligabue celebra i dieci anni dalla sua fondazione. Il presidente della Fondazione, Inti Ligabue, ha spiegato l'idea alla base della mostra. «L'esposizione che abbiamo pensato nasce da un'idea semplice ma profonda: l'origine dell'umanità è condivisa, ed è in questa radice comune che risiedono la nostra forza e la nostra identità».

Il percorso espositivo è concepito per toccare mondi diversi ma interconnessi. Si parte dalle origini del nostro pianeta. Viene esposta una massa di ferro e nichel che ha viaggiato per oltre 160 milioni di chilometri nello spazio prima di raggiungere la Terra. L'attenzione si focalizza poi su oltre 20.000 anni di storia umana, attraverso le opere e i reperti presentati.

Manufatti antichi e civiltà a confronto

La sezione dedicata alle "origini" include un crinoide fossile del Giurassico inferiore. È presente anche la cosiddetta Amigdala Ligabue, un'ascia in quarzite datata tra 1.200.000 e 600.000 anni fa. Questo manufatto è considerato tra i primi realizzati dall'essere umano. Un'altra sezione importante è la "biblioteca mesopotamica". Questa presenta circa 250 oggetti tra bassorilievi, statue, tavolette d'argilla e sigilli.

Questi reperti provengono dalle culture sumera, assira e siriana. Testimoniano la rivoluzione della scrittura. Dialogano con uno dei globi celesti di Coronelli (1698). Si confrontano anche con opere contemporanee come "spaziale" di Edmondo Bacci. La mostra espone anche una selezione di "Idoli" di diverse culture, datati tra il 3900 e il 1880 a.C..

Un'attenzione particolare è dedicata alle civiltà del "Nuovo Mondo" meso e sudamericane. Viene esposta la "Venere" policroma della cultura Chupicuaro (400-100 a.C.). C'è anche la maschera funebre Lambayeque dal Perù (1200 d.C.). Queste opere sono messe in relazione con lavori del "Vecchio Mondo". Tra questi, una tela di Jacopo Amigoni della prima metà del Settecento.

Temi universali: nascita, bellezza e spiritualità

Il percorso ideale della mostra prosegue senza interruzioni. Include l'arte oceanica, che evoca il rapporto con il divino e gli spiriti. Si arriva poi a uno studiolo dedicato all'arte antica occidentale. Qui sono presenti opere di Ambrogio Lorenzetti e caricature di Giandomenico Tiepolo. Questi lavori ruotano attorno a temi comuni presenti nell'intera esposizione: la nascita e la bellezza.

La Fondazione Ligabue ha scelto di promuovere un messaggio di unità in un'epoca di divisioni. «In un momento storico in cui le divisioni geografiche, culturali ed etniche sembrano definire sempre più il nostro presente, la Fondazione Ligabue sceglie di andare in una direzione diversa: mettere in relazione queste differenze e valorizzarle come parte di una storia comune».

La mostra include anche una residenza d'artista. Quest'anno è stata assegnata a Marta Spagnoli. L'artista è impegnata nella ricerca di archetipi e segni che riemergono nel tempo. L'esposizione è allestita nella sede della Fondazione, a Palazzo Erizzo-Ligabue. L'ingresso è gratuito su prenotazione. La mostra è visitabile fino al 24 maggio. Successivamente, riaprirà da settembre a dicembre e poi nella primavera del 2027.

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