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La Corte d'appello di Venezia esaminerà il caso dell'investimento mortale del ciclista Davide Rebellin. Il camionista condannato in primo grado chiede una riduzione della pena, invocando il concorso di colpa.

Incidente mortale, udienza d'appello il 2 luglio

La Corte d'appello di Venezia ha fissato per il 2 luglio la data della prima udienza. Si discuterà il processo di secondo grado relativo all'incidente fatale. L'evento ha causato la morte del campione di ciclismo Davide Rebellin. Il tragico sinistro avvenne il 30 novembre 2022 a Montebello.

La sentenza di primo grado aveva stabilito una condanna di 4 anni di reclusione. La pena è a carico del conducente del mezzo pesante. Si tratta del camionista tedesco Wolfgang Rieke, di 64 anni. I suoi legali, Enrico Ambrosetti e Andrea Nardin, puntano a ottenere uno sconto. La loro strategia difensiva si basa sull'ipotesi di un concorso di colpa. Sostengono che l'incidente sia stato causato anche dalla condotta della vittima.

Dinamica dell'incidente e fuga

Il drammatico evento si è verificato in mattinata. Davide Rebellin stava pedalando sulla rotatoria della Padana. Stava svolgendo il suo consueto allenamento. Dopo l'impatto, Wolfgang Rieke si fermò in un parcheggio vicino. Tornò sul luogo dello schianto. Rimase per circa 15 minuti a breve distanza dal corpo del ciclista.

La sua preoccupazione principale sembrava essere la rimozione delle tracce di sangue dal suo camion. Successivamente, l'autotrasportatore si allontanò. Tornò in Germania. Per evitare di essere rintracciato, scelse strade secondarie. Una volta giunto a destinazione, sostituì il rimorchio. Lavò il suo mezzo pesante con un potente detergente. Tentò così di cancellare ogni prova dell'incidente.

Indagini, arresto e condanna

Nonostante i tentativi di occultare le prove, Rieke fu identificato. I carabinieri del nucleo investigativo provinciale coordinarono le indagini. Il pubblico ministero Hans Roderich Blattner seguì il caso. Le telecamere di sorveglianza furono decisive per incastrare il camionista. Le immagini confermarono la sua presenza e le sue azioni.

Wolfgang Rieke ammise davanti al giudice di aver commesso un errore. Spiegò la sua fuga con uno stato di panico. Esprimendo rammarico e pentimento per l'accaduto. Fu inizialmente trasferito nel carcere di Vicenza. Successivamente ottenne gli arresti domiciliari nella zona di Treviso. In seguito, fu rimesso in libertà per gravi problemi di salute. Infine, fece ritorno in Germania.

La difesa punta sul concorso di colpa

La sentenza di primo grado giunse nell'ottobre del 2024. Questo avvenne dopo il rigetto di una richiesta di patteggiamento. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici del tribunale di Vicenza riconobbero la responsabilità del camionista. Sottolinearono un punto cruciale. «Laddove Rieke avesse inserito l'indicatore di direzione, si sarebbe avveduto immediatamente della presenza della bicicletta di Rebellin». Questo avrebbe permesso di arrestare la manovra. Impedendo così l'investimento mortale.

Ora la parola passa alla Corte d'appello. La decisione finale spetta ai giudici lagunari. L'esito dell'appello potrebbe modificare la pena inflitta a Wolfgang Rieke. La difesa spera in una riduzione grazie all'argomentazione del concorso di colpa.

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