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Celebrazioni Giorno del Ricordo a Venezia

La sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini a Venezia ha ospitato oggi, giovedì 26 marzo 2026, una conferenza istituzionale dedicata al Giorno del Ricordo. L'evento, intitolato ‘Il confine orientale, le Olimpiadi e lo sport’, ha visto la partecipazione di figure di spicco del mondo accademico e sportivo.

Tra i relatori, il professor Davide Rossi, docente dell’Università degli Studi di Trieste, e Abdon Pamich, campione olimpico e testimone dell’esodo da Fiume. La conferenza si è svolta nell'ambito delle celebrazioni ufficiali per il Giorno del Ricordo 2026.

Il valore dello sport e della memoria

Il Vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco, ha aperto i lavori sottolineando l'importanza di Abdon Pamich, non solo come grande atleta ma anche come testimone di una pagina dolorosa della storia italiana. Pamich, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 1964 e di bronzo a Roma 1960, è stato definito un simbolo di eccellenza sportiva e di resilienza.

Rucco ha evidenziato come la figura di Pamich incarni la capacità di riscatto e di eccellenza che può emergere anche da storie segnate dal dolore. La sua testimonianza è stata definita preziosa per le nuove generazioni, come monito sui valori di sacrificio, identità e dignità.

Sport come collante e simbolo di identità

Il professor Davide Rossi ha illustrato il legame tra il confine orientale, le Olimpiadi e lo sport, evidenziando la forza identitaria degli eventi sportivi nel creare aggregazione. Ha ricordato come figure sportive legate alle terre istriane, fiumane e dalmate abbiano rappresentato un esempio di ricostruzione e appartenenza dopo l'esodo.

Rossi ha citato atleti come Ottavio Missoni e Nino Benvenuti, sottolineando come il loro successo sportivo sia stato percepito da molti esuli come una dimostrazione concreta di possibilità di ricominciare. Ha inoltre ricordato la strage di Vergarolla a Pola nel 1946, un evento tragico legato a una competizione sportiva, per ribadire il ruolo dello sport nell'aggregazione comunitaria.

La testimonianza di Abdon Pamich

Abdon Pamich ha condiviso la sua esperienza personale di esule fiumano, descrivendo gli anni difficili ma anche l'accoglienza ricevuta a Genova. La marcia è stata per lui un'occasione di sfogo e formazione psicologica, un modo per affrontare le sfide della vita.

Pamich ha sottolineato come lo sport, ai suoi tempi, fosse vissuto più come divertimento e non come fonte di pressioni o guadagni. Ha espresso la complessità del ritorno a Fiume, sentendosi ormai estraneo, e ha evidenziato l'importanza di un ritorno culturale per mantenere viva la memoria e la cultura italiana, contrastando negazionismo e revisionismo.

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