Due detenuti sono fuggiti dal carcere di Venezia Santa Maria Maggiore. Uno è stato catturato subito, l'altro a Mestre. Il sindacato Sappe denuncia criticità nella sicurezza.
Fuga dal carcere di Venezia Santa Maria Maggiore
Due persone detenute sono riuscite a evadere dal penitenziario di Venezia Santa Maria Maggiore. L'allarme è scattato nella mattinata odierna. Uno dei fuggitivi è stato bloccato quasi immediatamente dopo l'allontanamento. Il secondo, invece, ha guadagnato terreno fino a raggiungere la terraferma di Mestre. È stato lì che le forze dell'ordine lo hanno infine rintracciato e fermato.
Le prime informazioni raccolte indicano che i due evasi sarebbero cittadini stranieri. A riportare la notizia è il sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Questa organizzazione sindacale sottolinea come le modalità di fuga sembrino ricalcare quelle di un precedente episodio. La fuga sarebbe avvenuta con procedure simili a quelle già osservate in passato nello stesso istituto.
Precedente fuga a settembre
Infatti, solo pochi giorni fa, precisamente il 17 settembre, un altro detenuto era riuscito a scappare. Anche in quel caso, l'evasione era avvenuta dal cortile destinato alle passeggiate dei reclusi. Il detenuto era riuscito a scavalcare il muro di cinta che delimita l'area del carcere. L'episodio precedente aveva già sollevato interrogativi sulla sicurezza dell'istituto penitenziario veneziano.
La fuga di oggi riaccende i riflettori su queste preoccupazioni. La ripetitività degli eventi suggerisce possibili falle nei sistemi di controllo e sorveglianza. Le autorità stanno indagando per comprendere appieno le circostanze che hanno permesso la doppia evasione. Si analizzano sia gli aspetti strutturali che quelli organizzativi del carcere.
Le denunce del sindacato Sappe
Donato Capece, segretario generale del Sappe, ha lanciato un forte appello. «Quanto accaduto stamattina a Venezia Santa Maria Maggiore è l'ennesimo campanello d'allarme», ha dichiarato Capece. «La situazione nelle carceri del Veneto ha raggiunto un livello di criticità che non può più essere ignorato». Il sindacalista ha evidenziato il grande impegno del personale di Polizia Penitenziaria. «Garantiscono il servizio con senso del dovere, ma non possono essere lasciati soli ad affrontare emergenze sempre più frequenti», ha aggiunto.
Anche Vona, segretario Sappe Triveneto, ha espresso forte preoccupazione. «È particolarmente grave che si torni a parlare di un'evasione avvenuta con modalità che ricordano episodi già verificatisi nello stesso istituto», ha affermato. «Non può diventare la regola affidare la sicurezza del carcere esclusivamente alla capacità di reazione degli agenti», ha concluso Vona.
Richiesta di intervento immediato
Capece e Vona hanno congiuntamente richiesto un intervento urgente da parte dell'Amministrazione penitenziaria. «Chiediamo all'Amministrazione penitenziaria di intervenire senza ulteriori rinvii», hanno ribadito. È fondamentale, secondo i sindacalisti, verificare immediatamente le procedure che hanno consentito la fuga. Bisogna individuare eventuali criticità strutturali e organizzative. Solo così si potranno adottare le misure necessarie per prevenire il ripetersi di tali episodi.
La sicurezza all'interno degli istituti penitenziari è un tema cruciale. Le evasioni, seppur rare, minano la fiducia nel sistema e mettono a rischio la sicurezza pubblica. Le autorità sono chiamate a rispondere con azioni concrete per garantire l'efficacia dei controlli e la protezione della collettività. La vicenda di Venezia è un esempio delle sfide che il sistema carcerario deve affrontare quotidianamente.