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La 61ª Biennale d'Arte di Venezia, curata da Koyo Kouoh, si distingue per un focus su artisti africani e asiatici, esplorando temi complessi attraverso un approccio intimo e riflessivo. L'esposizione invita a un ascolto profondo delle "tonalità minori" del mondo contemporaneo.

Un invito all'ascolto delle "tonalità minori"

La 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, intitolata 'In Minor Keys', invita i visitatori a un'esperienza artistica diversa.

La curatrice Koyo Kouoh ha ideato un percorso che privilegia l'ascolto delle sensazioni e delle emozioni.

L'esposizione si discosta dalla presentazione di artisti già noti al grande pubblico.

Si immerge invece in un percorso privo di sezioni rigide, ma ricco di spunti e nuclei tematici.

Questi nuclei includono concetti come 'Altari', 'Processioni', 'Scuole' e 'Performance'.

L'allestimento favorisce uno scambio continuo di 'geografie relazionali' tra gli artisti.

Sono presenti 110 artisti e collettivi, con una prevalenza di provenienza africana e asiatica.

L'eredità di Koyo Kouoh e la visione curatoriale

La curatrice Koyo Kouoh, di origine camerunese-svizzera, non ha potuto vedere completato il suo lavoro.

È scomparsa un anno fa, il 10 maggio, ma il suo progetto è stato portato avanti.

Il team con cui collaborava fin dagli inizi a Dakar ha completato l'esposizione.

Il suo team, composto da Gabe Beckhurst Feijoo, Siddharta Mitter, Maria Helene Pereira, Rasha Salti e Rory Tsapayi, ha ricordato il suo modo di lavorare.

Hanno descritto la sua capacità di comporre mentre loro improvvisavano.

La mostra è stata concepita seguendo un'immagine musicale, paragonabile a una sessione jazz.

Ogni elemento espositivo entra in relazione con gli altri in modo inaspettato ma chiaro.

I temi generali affrontati sono il colonialismo, la schiavitù e la crisi ambientale.

Vengono esplorate anche l'identità sessuale e il rapporto dell'umanità con la natura.

Un'esperienza sensoriale e culturale profonda

Particolarmente emozionante è l'opera di Maria Magdalena Campos-Pons.

Questa creazione è un omaggio a Koyo Kouoh e a Toni Morrison.

Koyo Kouoh è stata la prima donna africana a curare la Biennale Arte.

Toni Morrison è stata la prima donna nera a vincere il Premio Nobel per la Letteratura.

L'esperienza offerta è profondamente sensoriale e ricca di rimandi culturali.

Si attinge a conoscenze antiche e si effettuano rapidi passaggi.

Si passa dalla gioia e dai colori dei carnevali caraibici alle tragedie e alle denunce.

Queste denunce sono a volte manifeste, altre volte ironiche o sottintese.

L'opera di Otobong Nkanga, artista nigeriano, accoglie i visitatori.

La sua installazione riveste la facciata del Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale.

Quattro colonne sono ricoperte di mattoni con vasi in vetro di Murano.

All'interno dei vasi ci sono piante che cresceranno durante l'esposizione.

Artisti e opere che creano mondi

La grande sala Chini, recentemente restaurata, ospita opere di due artisti.

Si tratta di Issa Samb (1945-2017) e Beverly Buchanan.

Questi artisti sono stati definiti "creatori di mondi" e hanno profondamente colpito la curatrice.

La mostra presenta un susseguirsi di opere di diversa impronta.

Non vi è una preferenza marcata per una tecnica specifica.

Sono esposti disegni, sculture, quadri, video e opere multimediali.

I lavori sono disposti in un'alternanza spaziale studiata.

Questo permette al visitatore di respirare e riflettere.

Si incoraggia ad andare oltre la pura sensazione visiva.

Si tratta di un "viaggio" nell'arte che si intreccia a storie personali e collettive.

Vengono affrontate questioni irrisolte e racconti di civiltà diverse da quella occidentale.

Si esplorano le dinamiche tra dominatori e ribellioni attraverso opere inaspettate.

Queste opere sono profondamente umane e toccanti.

Tra i pochi nomi noti presenti, si trova anche un'opera di Duchamp.

Ai Giardini, spicca un lavoro emozionante di Wangeghi Watu.

All'Arsenale, invece, colpisce lo spazio di luce rossa di Alfredo Jarr.

Questa installazione, intitolata 'The End of the World', presenta un cubo di pochi centimetri.

Il cubo è composto dai dieci elementi minerali considerati "più critici del mondo".

Un suono profondo nel caos globale

La Biennale curata da Koyo Kouoh non mira a urlare o a dare risonanza al caos del mondo.

Piuttosto, è percorsa da un suono profondo e da un assemblaggio di "tonalità minori".

Queste "tonalità minori" non sono deboli, ma invitano a una riflessione più intima.

L'esposizione offre una prospettiva diversa sulla contemporaneità.

Si concentra su voci e narrazioni spesso marginalizzate.

L'arte diventa uno strumento per esplorare le complessità del presente.

Il percorso invita a un dialogo silenzioso ma potente.

La mostra si svolge dal 9 maggio al 22 novembre.