Un uomo di 39 anni, accusato di femminicidio in Texas, è stato fermato all'aeroporto di Malpensa mentre tentava di fuggire con documenti falsi. Ha chiesto protezione internazionale in Italia, temendo la pena di morte.
Fuga dal Texas all'Italia: la traiettoria di un ricercato
Un uomo di 39 anni, originario del Texas, è al centro di una vicenda giudiziaria complessa. Era sorvegliato speciale con braccialetto elettronico nella città di Houston. Da lì, è iniziato un viaggio che lo ha portato fino in Italia.
Dopo aver eluso la sorveglianza, l'uomo ha intrapreso una fuga. Ha utilizzato due voli aerei per spostarsi. Durante il suo tentativo di fuga, ha impiegato due identità fittizie. La sua destinazione finale, in questa fase, è stata il Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Torino.
Il suo percorso si è concluso con un trasferimento in carcere, sempre nella medesima città piemontese. Negli Stati Uniti, l'uomo è accusato di un grave crimine. Rischia la pena capitale per il presunto assassinio della sua ex consorte.
L'arresto a Malpensa e le false generalità
L'uomo, identificato come Lee Mongerson Gilley, è un ingegnere informatico di 39 anni. La sua fuga è iniziata circa un mese prima di un'udienza preliminare cruciale. Quest'ultima era fissata per il 5 giugno.
Il 39enne ha deciso di tagliare il braccialetto elettronico che monitorava i suoi spostamenti. Questo gesto ha dato il via alle ricerche. Gli agenti di polizia all'aeroporto di Milano Malpensa hanno effettuato il controllo dei documenti. Hanno scoperto che l'uomo possedeva documenti falsi.
Le generalità che presentava non erano le sue. Non poteva chiamarsi né Oliver Lejeune, nato in Belgio, né Jan Malet, nato negli USA. Nonostante le false identità, le autorità lo hanno riconosciuto come ricercato. Era in procinto di essere rimpatriato.
Di fronte alle accuse, l'uomo ha dichiarato la sua estraneità ai fatti. «Sono innocente. Non ho ucciso mia moglie nell'ottobre del 2024», ha affermato. La donna, la sua ex consorte, era incinta al momento della sua morte. Questo dettaglio, in Texas, aggrava le accuse, portando alla contestazione di duplice omicidio.
La richiesta di protezione internazionale
Lee Mongerson Gilley è fuggito dalla sua residenza in Texas poco prima dell'udienza preliminare. In Italia, l'uomo non ha legami personali noti. Tuttavia, ha formalizzato una richiesta di protezione internazionale. L'ha presentata direttamente in aeroporto.
«Chiedo protezione per salvare la mia vita», ha dichiarato, secondo quanto riportato dalla stampa. Ha aggiunto di sentirsi perseguitato negli USA per un crimine che sostiene di non aver commesso. Si definisce vittima di un accanimento mediatico pericoloso. Afferma di non aver ricevuto un trattamento equo.
Ha spiegato di aver rischiato tutto per raggiungere l'Italia, cercando salvezza. Esprime il desiderio di vivere in una società che lo accetti. La società da cui proviene, a suo dire, lo ha rifiutato e lo terrorizza. La minaccia della pena di morte negli USA lo spaventa profondamente. Temere di perdere la vita è una costante.
Pur avendo avvocati validi, ritiene che ci siano molte falle nel sistema giudiziario del suo paese. Si sente additato come assassino, anche dai media, che esercitano un potere significativo negli USA. Sottolinea di rischiare la vita, nonostante la sua presunta innocenza.
Dal CPR al carcere: il destino del presunto killer
La questura di Varese, seguendo le informazioni del quotidiano La Stampa, ha gestito la richiesta di protezione internazionale. Ha inoltre disposto il trasferimento immediato dell'uomo presso un centro per il rimpatrio.
Nella serata del 5 maggio, l'ingegnere è stato quindi accolto nel CPR di corso Brunelleschi, a Torino. Ha rappresentato l'unica persona di etnia bianca occidentale presente nella struttura in quel momento. Il giorno seguente, si è tenuta un'udienza in videoconferenza. Questa si è svolta dal CPR, davanti alla Corte d'Appello di Milano, per convalidare il suo trattenimento.
Subito dopo, l'Interpol ha emesso un mandato di cattura internazionale per omicidio. Questo ha portato al suo definitivo trasferimento nel carcere di Torino, la struttura Lorusso e Cutugno.