Caporalato moda: Aspesi e Paul&Shark sotto inchiesta
Due noti marchi di moda, Aspesi e Paul&Shark, sono finiti sotto inchiesta per caporalato. Le aziende sono ora sotto controllo giudiziario per presunto sfruttamento di operai cinesi.
Caporalato e Sfruttamento nella Filiera Moda
Le indagini coordinate dal pm di Milano Paolo Storari hanno acceso i riflettori su pratiche lavorative illegali. Le aziende Dama Spa e Alberto Aspesi Spa sono state sottoposte a controllo giudiziario. Questa misura mira a ripristinare la legalità all'interno della catena produttiva.
La filiera della moda di alta gamma è stata analizzata attentamente. Si indaga su appalti e subappalti che potrebbero nascondere gravi irregolarità. L'obiettivo è garantire condizioni di lavoro dignitose per tutti i lavoratori.
La decisione di porre le aziende sotto controllo giudiziario è stata presa dopo approfondite verifiche. Due amministratori sono stati nominati per supervisionare la gestione. Il loro compito sarà quello di assicurare il rispetto delle normative vigenti.
Le società committenti, Dama e Aspesi, avrebbero determinato le condizioni economiche. Una ex impiegata italiana ha rivelato agli inquirenti i dettagli. Le tariffe di produzione erano fissate dalle aziende committenti. Questo aspetto è cruciale per l'indagine.
I margini di guadagno per i marchi sarebbero stati enormi. Si parla di cifre che vanno dal 95% all'87%. Questo suggerisce una forte pressione sui costi di produzione. La pressione si sarebbe scaricata sui lavoratori.
I turni di lavoro erano estenuanti. Si lavorava dalle 8 del mattino fino alle 22. Questo regime si applicava sette giorni su sette. Le condizioni erano chiaramente insostenibili per chiunque.
Le Aziende Coinvolte e gli Indagati
Dama Spa, con sede a Varese, è celebre per il marchio Paul&Shark. Alberto Aspesi Spa è l'altra società sotto inchiesta. Entrambe operano nel settore dell'alta moda.
Tra gli indagati figurano figure apicali delle due aziende. C'è Francesco Umile Chiappetta, presidente di Aspesi. Viene indagato anche Andrea Dini, amministratore delegato di Dama.
Andrea Dini è anche cognato del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. La moglie di Fontana, pur non essendo indagata, detiene una quota del 10% di Dama. Questo avviene tramite una società a responsabilità limitata.
Il nome di Andrea Dini era già emerso in passato. Nel 2020 fu indagato per turbativa d'asta. Riguardava l'affidamento di un appalto per la produzione di camici. L'incarico era stato assegnato alla sua società, Dama spa. Successivamente, la commessa fu convertita in donazione benefica.
La posizione di Dini in quella vicenda fu archiviata nel 2022. Tutti gli indagati furono prosciolti. Questa volta, però, le accuse sembrano più concrete e serie.
Le due società, Dama Spa e Alberto Aspesi Spa, sono ora sotto il controllo giudiziario. L'obiettivo è ripristinare condizioni di lavoro legali. La nomina di amministratori esterni garantirà una gestione trasparente.
Il Laboratorio e le Condizioni degli Operai
L'indagine è partita da un'ispezione della Guardia di Finanza. L'ispezione ha riguardato un laboratorio a Garbagnate Milanese. La struttura era gestita da cittadini cinesi. La società si chiamava M&G Confezioni, poi rinominata Gmax 365.
All'interno del laboratorio sono stati trovati capi d'abbigliamento griffati. Erano pronti per essere consegnati ai committenti. Accanto a questi, sono stati scoperti veri e propri tuguri. Questi erano i luoghi dove dormivano gli operai cinesi.
Le condizioni di vita erano estremamente precarie. Gli operai erano costretti a ritmi di lavoro massacranti. Le paghe erano irrisorie, ben al di sotto della soglia di sussistenza.
Un cartello scritto in cinese era affisso nel laboratorio. Indicava gli orari di lavoro: dalle 8 alle 22, sette giorni su sette. Questo dettaglio era già noto ai committenti.
Le analisi sui consumi elettrici hanno confermato le lunghe ore di lavoro. L'attività iniziava alle 6.30 del mattino e terminava alle 20.30. Non c'erano interruzioni significative.
Le foto allegate agli atti documentano il degrado delle condizioni. Le immagini mostrano la scarsa igiene e la mancanza di sicurezza. La situazione era critica sotto ogni punto di vista.
La Reazione delle Istituzioni e le Dichiarazioni
Il governatore lombardo Attilio Fontana ha commentato la vicenda. Ha espresso fiducia nell'innocenza del cognato, Andrea Dini. Ha dichiarato: «Mio cognato sicuramente dimostrerà la propria innocenza come ha dimostrato in precedenti episodi nel quale è stato coinvolto.»
Fontana ha criticato la strumentalità delle domande. Ha sottolineato la sua estraneità alla gestione dell'azienda di famiglia. «Mi chiedo la strumentalità della domanda e dell’abbinamento del mio nome con quello del dottor Dini, che è titolare dell’azienda nella quale io non ho alcuna parte.»
I pm Storari e Daniela Bartolucci hanno evidenziato la responsabilità delle figure apicali. Hanno affermato: «Pare francamente difficile escludere il dolo delle figure apicali di Dama Spa e Aspesi Spa». Questo suggerisce che la dirigenza fosse a conoscenza delle irregolarità.
I controlli effettuati dai committenti erano superficiali. Erano «finalizzati solo alla verifica della qualità del prodotto rimanendo invece ciechi nei confronti di tutti gli aspetti inerenti la sicurezza sul lavoro». La loro condotta è stata definita di sostanziale «indifferenza».
L'inchiesta si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso il caporalato. Questo fenomeno colpisce diversi settori produttivi. La moda, con le sue complesse catene di approvvigionamento, è particolarmente vulnerabile.
La produzione di capi d'abbigliamento di lusso spesso si affida a laboratori esterni. Questi possono operare in condizioni di scarsa trasparenza. Le indagini mirano a fare chiarezza su queste dinamiche.
Il prezzo di vendita elevato dei capi contrasta nettamente con i bassi costi di produzione. Questa discrepanza è uno degli elementi che ha allertato gli inquirenti. Il divario tra il costo di produzione di 107 euro e il prezzo di vendita di 1.945 euro per un giubbotto è notevole.
La vicenda solleva interrogativi etici e sociali. Riguardano la responsabilità dei grandi marchi. Solleva dubbi sulla sostenibilità del modello di business attuale. La tutela dei lavoratori deve essere prioritaria.
Le indagini proseguiranno per accertare tutte le responsabilità. L'obiettivo è garantire che episodi simili non si ripetano. La giustizia farà il suo corso per fare piena luce sulla vicenda.
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