Il processo per l'inquinamento da Pfas a Valdagno vede ora 26 ricorsi in appello. Le sentenze di primo grado sono state impugnate da manager, società e enti pubblici, tra cui la Regione Veneto.
Appello contro le sentenze sul caso Pfas
Sono state presentate 26 istanze alla Corte d'appello di Venezia. Queste richieste mirano a riformare la sentenza di primo grado. La decisione originale era stata emessa il 26 giugno dell'anno scorso. Il processo riguardava la contaminazione da Pfas. La sentenza aveva visto condanne per diversi manager e società.
Tra gli imputati condannati figurano Nardone, Guarracino e Drusian. In totale, 11 manager hanno ricevuto pene per 141 anni di carcere. Anche le aziende Miteni spa, Mitsubishi corporation e Icig hanno presentato ricorso. Alcune istanze sono ancora in fase di traduzione da lingue straniere.
Regione Veneto chiede risarcimento danni
La Regione Veneto ha depositato un proprio ricorso. L'ente chiede il riconoscimento del danno d'immagine subito. La Regione era già stata risarcita per 6,5 milioni di euro per danni patrimoniali. Tuttavia, la richiesta di risarcimento per danno non patrimoniale all'immagine non è stata accolta in primo grado.
Anche Acque Veronesi e Legambiente hanno impugnato la sentenza. Molte altre parti civili hanno deciso di fare lo stesso. La decisione di primo grado era stata emessa dal giudice Antonella Crea. Era assistita dalla collega Cuzzi e da giudici popolari.
Il processo Miteni: un iter lungo e complesso
Il caso Pfas è stato un processo di lunga durata. È durato complessivamente 5 anni e 8 mesi. Le udienze sono iniziate il 21 ottobre 2019. La sentenza di primo grado è arrivata il 26 giugno 2025. Si sono tenute 150 udienze in totale. Di queste, 15 erano preliminari e 135 dibattimentali.
La procura aveva formulato sei capi d'imputazione. Questi riguardavano le società che si sono succedute nella proprietà dello stabilimento chimico di Trissino. Le accuse includevano avvelenamento doloso delle acque e disastro doloso innominato. C'erano anche gestione di rifiuti non autorizzato (prescritto), inquinamento ambientale, illecito amministrativo e bancarotta per falso in bilancio.
Condanne e assoluzioni in primo grado
All'esito del dibattimento, 11 manager su 15 sono stati condannati. Le pene più severe sono state per Naoyuki Kimura (16 anni), Yuji Suetsune (16 anni), Patrick Fritz Hendrik Schnitzer (17 anni), Achim Georg Riemann (17 anni), Alexander Nicolaas Smit (16 anni) e Brian Anthony Mc Glynn (17 anni e 6 mesi). Sono state comminate anche pene per Maki Osoda (11 anni), Martin Leitgeb (4 anni e 6 mesi), Antonio Alfiero Nardone (6 anni e 4 mesi), Luigi Guarracino (17 anni) e Davide Drusian (2 anni e 8 mesi).
Quattro imputati sono stati assolti: Kenji Ito, Mario Fabris, Mauro Cognolato e Mario Mistrorigo. Le motivazioni della sentenza di primo grado hanno sollevato dubbi. In particolare, sulla correlazione certa tra le patologie delle parti civili e l'esposizione ai Pfas.
Prossimi passi e incontri istituzionali
Il procuratore capo Lino Giorgio Bruno è stato invitato a Venezia. Insieme ai pm Hans Roderich Blattner e Paolo Fietta, parlerà del caso Miteni. L'incontro avverrà con il procuratore generale della Repubblica. Si discuterà della genesi dell'inchiesta e del dibattimento. L'evento si terrà giovedì prossimo. La decisione di molte parti civili di ricorrere in appello sembra legata alle motivazioni della sentenza. Queste, infatti, non hanno ritenuto provata con sufficiente certezza la causalità generale delle patologie. La correlazione con l'esposizione alle sostanze Pfas è stata messa in discussione.