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La provincia di Pesaro Urbino vede un calo degli imprenditori stranieri ma un aumento della loro importanza come forza lavoro. Le sfide includono burocrazia, accesso al credito e disoccupazione.

Calo imprenditoria straniera nella provincia

Si osserva una diminuzione significativa delle persone straniere con ruoli direttivi nelle aziende locali. Tra giugno 2021 e giugno 2026, le cariche aziendali detenute da stranieri sono diminuite di 584 unità. Questo calo corrisponde a una riduzione dell'11,8%. Il dato è stato elaborato dal centro studi della Cna Marche, basandosi su fonti camerali.

Il numero totale di stranieri con cariche in azienda è sceso da 4.962 a 4.378. Questa tendenza provinciale si allinea con quella regionale, che ha registrato un calo del 10,7%. La situazione contrasta nettamente con la media nazionale, dove l'imprenditoria straniera ha visto una crescita del 7% nello stesso periodo.

Anche le posizioni dirigenziali occupate da cittadini italiani hanno subito una flessione. Le cariche di italiani sono diminuite del 10,7%. Questo indica una tendenza generale alla riduzione di ruoli imprenditoriali in provincia, che colpisce sia la componente straniera che quella italiana.

Forza lavoro straniera: risorsa indispensabile ma con criticità

Nonostante il calo dell'imprenditoria, i lavoratori stranieri rappresentano una componente sempre più fondamentale per il tessuto economico locale. Attualmente, gli occupati stranieri nelle Marche sono 59.248. Questa cifra costituisce il 13,3% di tutti i lavoratori dipendenti nella regione.

Inoltre, più di un'azienda su tre impiega personale di origine straniera. Questo dato sottolinea l'integrazione e la necessità di questa forza lavoro per il funzionamento delle imprese marchigiane. La presenza straniera è ormai considerata una risorsa strutturale e indispensabile.

Tuttavia, persistono criticità significative. Il tasso di disoccupazione tra gli immigrati raggiunge il 24%. Questo valore è considerevolmente più alto rispetto alla media generale. Il reddito medio annuo percepito dagli stranieri si attesta sui 16.550 euro. Tale cifra è nettamente inferiore ai 24.670 euro medi degli italiani.

Sfide e proposte per il futuro

Il presidente di Cna Pesaro e Urbino, Michele Matteucci, ha commentato la situazione. Ha evidenziato come il calo degli imprenditori stranieri rifletta le crescenti difficoltà nel fare impresa. Tra queste difficoltà, ha menzionato la burocrazia e gli ostacoli nell'accesso al credito.

«Non basta reperire manodopera: servono formazione qualificante e sostegno a chi vuole fare impresa», ha dichiarato Matteucci. Questa affermazione sottolinea la necessità di interventi mirati. Non si tratta solo di colmare le carenze di organico, ma di creare un ambiente favorevole all'imprenditorialità.

Le proposte includono la necessità di percorsi formativi che conferiscano qualifiche specifiche. È altresì fondamentale fornire un supporto concreto a coloro che desiderano avviare o sviluppare attività imprenditoriali. Questo approccio potrebbe contribuire a invertire la tendenza negativa osservata.

Dati comparativi e tendenze

Il calo dell'imprenditoria straniera a Pesaro Urbino (-11,8%) è in linea con la media regionale (-10,7%). Tuttavia, si discosta dalla tendenza nazionale, che vede una crescita del 7%. Questo dato suggerisce specificità del contesto locale o regionale che influenzano le scelte imprenditoriali degli stranieri.

La diminuzione delle cariche aziendali, sia per stranieri che per italiani, potrebbe indicare una contrazione generale dell'attività imprenditoriale o un cambiamento nelle forme societarie. La persistenza di un alto tasso di disoccupazione tra gli immigrati e il divario retributivo rimangono questioni aperte.

La Confederazione nazionale dell'artigianato (Cna) evidenzia la duplice natura del fenomeno: da un lato, la crescente dipendenza delle imprese dalla manodopera straniera; dall'altro, la difficoltà per gli stessi stranieri di intraprendere percorsi imprenditoriali. Affrontare queste sfide richiede politiche integrate che supportino sia l'occupazione che l'imprenditoria.

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