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Cinquant'anni fa, il 6 maggio 1976, un violento terremoto colpì il Friuli, causando quasi mille vittime e oltre tremila feriti. Nonostante la devastazione, la regione divenne un esempio di rinascita grazie alla tenacia dei suoi abitanti e a una ricostruzione efficace.

Il sisma che cambiò il Friuli

Il 6 maggio 1976, alle ore 21, una scossa di magnitudo 6.4 Richter sconvolse il Friuli. L'evento, soprannominato 'Orcolat' dagli abitanti, causò quasi mille vittime e più di 3.000 feriti. Oltre un centinaio di paesi subirono danni ingenti. La sola Gemona contò 400 morti. Seguirono numerose repliche, tra cui una di magnitudo 5.9 il 15 settembre, che aggravarono la situazione.

Le registrazioni dell'epoca, come quella di un giovane di Udine che stava registrando musica dei Pink Floyd, testimoniano l'orrore di quel momento. La scossa principale durò 59 secondi, cambiando per sempre il volto della regione.

La ricostruzione come modello di rinascita

A differenza di altre aree colpite da calamità naturali, il Friuli divenne un caso di studio per la sua eccezionale ripresa. Da zona rurale e depressa, caratterizzata dall'emigrazione, la regione si trasformò in un'area di forte crescita economica. Questo successo è attribuito alla tenacia della gente di montagna e all'etica del lavoro dei 'furlans'.

Il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti giocò un ruolo cruciale. La sua gestione della crisi in Friuli fu così efficace da essere considerata un modello, un successo che non riuscì a replicare con la stessa intensità nel terremoto dell'Irpinia. Alla domanda sul perché del successo in Friuli, Zamberletti rispondeva semplicemente: 'Ma lì c'erano i friulani'.

Una comunità resiliente e lungimirante

La ricostruzione non si limitò a ripristinare le strutture. Si puntò sulla creazione di un nuovo tessuto sociale ed economico. Nacque un'università, voluta per trattenere i giovani nella regione e contrastare l'emigrazione. Venne istituita la Protezione Civile, un'organizzazione che in seguito divenne un punto di riferimento per tutta l'Italia.

Si sviluppò anche un polo industriale che continua a prosperare nonostante i fondi e gli aiuti siano terminati da decenni. Questo dimostra la capacità della comunità di autosostenersi e di creare un futuro solido.

Commemorazioni e riflessioni

In occasione del 50° anniversario, la regione ha ospitato importanti figure istituzionali. Il presidente della CEI, cardinale Matteo Maria Zuppi, ha partecipato a una giornata di preghiera e memoria a Gemona. Ha sottolineato l'importanza della 'solidarietà' come 'pensarsi insieme', un sistema di aiuto reciproco e profonda coesione.

Il cardinale Zuppi ha anche espresso preoccupazione per la scarsa attenzione alla prevenzione, lamentando che si continui a 'ragionare sempre sull'emergenza'.

Il Capo dello Stato, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Giancarlo Giorgetti e Luca Ciriani sono attesi per le celebrazioni ufficiali. Anche Papa Francesco ha inviato un telegramma, ricordando le vittime e le loro famiglie. Nel messaggio, a firma del cardinale Segretario di Stato Parolin, si elogia la 'solidarietà umana e cristiana' e si auspica un rinnovato impegno nella promozione dei valori di fraternità e carità, definendo la ricostruzione friulana 'esemplare, modello di rinascita civile'.

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