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A 50 anni dal sisma del 1976, si dibatte sulla capacità attuale di replicare il "Modello Friuli". La riflessione parte da un libro che confronta la "pasta umana" di allora con quella odierna, ma riconosce la resilienza delle istituzioni in emergenza.

Il dubbio sulla "pasta umana" odierna

La domanda cruciale posta da Toni Capuozzo è chiara: saremmo capaci oggi di ripetere l'impresa di 50 anni fa? La risposta iniziale è un netto "no".

Questa negazione si basa su un'analisi della "pasta umana antropologica". La generazione che affrontò la ricostruzione era formata da individui temprati da esperienze difficili. Guerra, servizio militare e lavoro manuale diffuso avevano creato una sapienza artigianale e professionale oggi meno comune.

Capuozzo evidenzia una perdita di competenze pratiche. Molti adulti attuali, osserva, non saprebbero nemmeno usare un attrezzo semplice come una falce. Questo indica una diminuzione delle abilità manuali e della disciplina collettiva che caratterizzavano la società di allora.

Fiducia nelle istituzioni e resilienza

Nonostante il "no" iniziale, Capuozzo arriva a dare una risposta affermativa alla stessa domanda. Il punto chiave del suo ragionamento risiede nella capacità delle istituzioni politiche di dare il meglio di sé quando le emergenze lo richiedono.

Questa fiducia nella reattività del sistema pubblico è un elemento centrale. Nonostante le discontinuità sociali emerse, il sistema attuale è considerato capace di rispondere efficacemente.

La conclusione è quindi ottimistica: "non ci darei così spacciati". Questo giudizio bilancia la perdita di competenze individuali con la forza del sistema collettivo.

Inoltre, gli strumenti attuali per la gestione delle emergenze sono rafforzati. La Protezione Civile, nata proprio in quegli anni, rappresenta un esempio di questa evoluzione positiva.

L'importanza della memoria e della solidarietà

All'incontro ha partecipato anche il presidente del Consiglio regionale Fvg, Mauro Bordin. Egli ha sottolineato l'importanza fondamentale della memoria storica.

"Non dobbiamo disperdere questo patrimonio", ha affermato Bordin. La responsabilità di conservare e trasmettere l'eredità del sisma del '76 è un dovere per le generazioni presenti e future.

Lo spirito di solidarietà e la capacità di ricostruzione del Friuli rimangono un punto di riferimento. Questo esempio virtuoso deve essere un modello anche per le nuove generazioni.

La presentazione del libro ha offerto uno spunto di riflessione profonda. Ha messo in luce le trasformazioni sociali avvenute in cinquant'anni. Ha anche riaffermato la fiducia nella resilienza e nella capacità di risposta del sistema Italia di fronte alle avversità.

La lezione del Friuli post-terremoto continua a risuonare. Offre spunti preziosi per affrontare le sfide future, sia a livello locale che nazionale.

La capacità di unire competenze individuali e forza istituzionale rimane la chiave per superare le grandi crisi. Il "Modello Friuli" rappresenta ancora oggi un esempio di come la determinazione collettiva possa trasformare una tragedia in un'opportunità di rinascita.

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