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Nuova ricerca da Trieste rivela che il DNA del plancton, anche dopo sette anni in formalina, conserva informazioni genetiche preziose. Questo apre nuove vie per studiare la biodiversità marina passata e i cambiamenti climatici.

Analisi Dna plancton in formalina

È possibile estrarre dati genetici da campioni di plancton conservati per sette anni in formalina? La risposta dei ricercatori è affermativa. Uno studio congiunto tra l'Università di Trieste e l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) ha confermato questa possibilità. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Plankton Research.

L'indagine ha esaminato campioni di mesozooplancton. Questi organismi furono raccolti nel Golfo di Trieste nel 2017. La conservazione in formalina è durata circa sette anni. Il mesozooplancton rappresenta una componente fondamentale delle catene alimentari marine. Tradizionalmente, questi piccoli animali vengono identificati tramite osservazione al microscopio.

Questo studio, invece, ha impiegato la tecnica del metabarcoding del DNA. Si è proceduto all'estrazione e al sequenziamento del materiale genetico dai campioni. Invece di analizzare ogni singolo organismo, si è studiato il codice genetico complessivo. Questo permette di ricostruire le specie presenti nel campione originale.

Formalina: ostacolo superato per analisi Dna

La formalina è nota per danneggiare il DNA. Questo rende le analisi genetiche più complesse. Nonostante ciò, i ricercatori sono riusciti a ottenere una notevole quantità di informazioni biologiche. Il confronto con i metodi di identificazione tradizionali ha confermato l'efficacia del nuovo approccio molecolare. La tecnica è in grado di riconoscere una parte significativa delle specie presenti.

Questo risultato apre scenari importanti per la conservazione dei dati biologici. Molti istituti di ricerca e musei nel mondo custodiscono vaste collezioni storiche di plancton. Spesso questi campioni sono conservati proprio in formalina. Essi potrebbero rappresentare non solo archivi di biodiversità visibile al microscopio. Diventano anche archivi genetici preziosi della vita marina del passato.

L'analisi di questi campioni storici permetterebbe di ricostruire l'evoluzione delle comunità marine nel tempo. Potrebbe anche facilitare l'individuazione di specie aliene introdotte in epoche passate. La ricerca è stata supportata da finanziamenti europei. Questi provengono dall'Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem e dal National Biodiversity Future Center. Entrambi i progetti rientrano nel quadro del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e sono finanziati da NextGenerationEU.

Implicazioni per la ricerca marina futura

La capacità di recuperare informazioni genetiche da campioni conservati in formalina per lunghi periodi è rivoluzionaria. Significa che collezioni di campioni, precedentemente considerate meno utili per studi genetici approfonditi, possono ora essere rivalutate. Questo amplia enormemente la portata delle ricerche sulla biodiversità marina storica.

I ricercatori sottolineano come questo metodo possa contribuire a monitorare i cambiamenti ambientali. Lo studio del DNA antico del plancton può fornire prove concrete di come gli ecosistemi marini hanno risposto a stress ambientali passati. Questo è cruciale per prevedere e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici attuali.

La collaborazione tra università e istituti di ricerca come l'Ogs è fondamentale. Essa permette di unire competenze diverse e risorse per affrontare sfide scientifiche complesse. L'uso di tecnologie avanzate come il metabarcoding del DNA, applicato a campioni conservati con metodi tradizionali, dimostra l'innovazione continua nel campo delle scienze marine. La ricerca di Trieste offre uno strumento potente per decifrare la storia della vita negli oceani.