Il Premio Luchetta 2026 annuncia i finalisti che affrontano temi cruciali sull'infanzia violata nel mondo. Reportage da Sarajevo, Cisgiordania, Armenia e oltre mettono in luce le sfide dei più piccoli.
Temi urgenti sull'infanzia nel mondo
Il XXIII Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta svela i suoi finalisti. I lavori selezionati affrontano questioni globali di grande impatto. Emergono storie di bambini colpiti da conflitti, come durante l'assedio di Sarajevo. Altri reportage documentano la negazione del diritto all'istruzione in Cisgiordania. Si parla anche del traffico illegale di neonati in Armenia. La malnutrizione in Afghanistan è un altro tema centrale. Viene denunciato l'arruolamento di minori nella produzione di cocaina in Colombia. L'articolo evidenzia anche il fenomeno dei baby-influencer come leva economica online. Infine, si analizza la cancellazione della comunità Jenish in Svizzera.
La giuria premia sensibilità e professionalità
Queste testimonianze dimostrano come i più piccoli paghino il prezzo più alto. Anche per l'edizione 2026, il concorso prevede 7 categorie. Per ogni categoria, sono stati selezionati 3 servizi. La giuria ha valutato 120 lavori complessivi. La presidenza della giuria è affidata a Marco Damilano. Egli ha lavorato con Fabiana Martini, segretaria, e altri membri. I criteri di selezione includono attenzione e sensibilità per l'infanzia. Vengono inoltre considerati esperienza e professionalità dei giornalisti. Ogni anno, vengono scelti 21 reportage e scatti tra i candidati.
I finalisti nelle diverse categorie
Marco Damilano sottolinea: «Bambini senza pace, in ogni parte del mondo; violati nei loro diritti». Sono diventati «target, obiettivo». Le aree geografiche interessate includono Gaza e Cisgiordania, ma anche Ucraina. Altri scenari sono Libano, Afghanistan e Cuba. Nella categoria TV NEWS, i finalisti sono: Dario Artale (Realpolitik, Rete4) con «Sparare a un bambino costava di più». Giammarco Sicuro (TG3, Rai) con «Un'intera classe di un villaggio della Cisgiordania impossibilitata a raggiungere la scuola». Laura Aldorisio (Newsroom, Rai) con «Terre rare e minerali critici, la battaglia per il futuro» in Perù e Bolivia.
Reportage, radiofonia e stampa italiana
Nella sezione REPORTAGE, troviamo: Giulia Bosetti (Spotlight, Rainews24) con «Piccoli artigiani di pace. I bambini strappati alla produzione di coca e ai gruppi armati» in Colombia. Emily Menguzzato con «Campi anticamorra», pubblicato su Il Manifesto. Barbara Schiavulli (Radio Bullets) con «Groenlandia: la spirale del silenzio delle donne inuit». Per la RADIOFONIA: Laura Cappon (Corriere della Sera) con «Le ragazze di domani» in Afghanistan. Taty Rossi (Associazione REC) con il podcast «Mamera - La storia nascosta degli Jenisch» in Svizzera. Anna Maria Selini (Altreconomia) con il podcast «Bambini senza pace».
Stampa internazionale e rotte migratorie
Per la STAMPA ITALIANA: Fabio Bucciarelli (La Stampa) con «Libano. Medici sotto attacco». Chiara Nardinocchi (La Repubblica) con «Crescere nella rete: luci e ombre sui baby influencer». Sabrina Pisu (L'Espresso) con «Il racket dei bambini rubati» in Armenia. Per la STAMPA INTERNAZIONALE: Christina Lamb (The Sunday Times) con «It feels like humanity has died in Sudan». Lavinia Nocelli (Al Jazeera) con «It was as if she left her body». Un gruppo di giornaliste ucraine firma «How Russia recruits teenagers in occupied Ukraine for a Pro-Moscow propaganda machine». Nella sezione ROTTA BALCANICA: Annalisa Camilli (Internazionale) con «La nuova rotta che passa da Trieste». Annaflavia Merluzzi (Domani/Kritica/Il Manifesto). Un gruppo di giornaliste di www.journalismfund.eu/the-silent-border con «La ricerca dei dispersi in Bulgaria, un'altra frontiera europea del silenzio».