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Il poeta Claudio Grisancich, insignito di un premio a Pordenonelegge, esprime profonda preoccupazione per il declino del dialetto triestino, attribuendolo alla globalizzazione e a un generale conformismo culturale.

Declino del dialetto triestino e impatto globale

Il dialetto triestino sta vivendo un rapido declino. I più giovani lo utilizzano sempre meno. Claudio Grisancich, poeta triestino, ha recentemente ricevuto un importante riconoscimento a Pordenonelegge. Ha espresso la sua visione sulla progressiva scomparsa delle espressioni dialettali.

«I dialetti sono stati confinati», ha affermato Grisancich. Li ha paragonati a una «riserva indiana». La globalizzazione, secondo il poeta, ha favorito un diffuso conformismo linguistico. L'inglese ha preso il sopravvento sulle lingue nazionali. Questo ha alterato profondamente le identità linguistiche.

Dialetto e lingua: un legame indissolubile

Per oltre sessant'anni, Grisancich ha scelto il triestino come veicolo principale della sua espressione poetica. Sottolinea come dialetto e italiano non siano intercambiabili. Le sue poesie nascono in una lingua o nell'altra, non sono semplici traduzioni.

«Mi sentivo infelice» nel dover tradurre le sue poesie dialettali in italiano. Pur mantenendo i concetti, si perdevano sfumature preziose. Mancavano il fascino, il sapore e il profumo originali. Ha menzionato altri poeti che ancora scrivono in triestino. Tra questi, Patrizia Sorrentino ed Ezio Giust.

Cambiamento culturale e isolamento artistico

Il poeta osserva un cambiamento non solo nel rapporto con la lingua. Anche il modo di fare cultura si è trasformato radicalmente. Negli anni Cinquanta, a Trieste, c'era un grande fermento. Molti giovani erano attivi nella scrittura e nelle arti visive.

C'era un forte desiderio di creare, lavorare e stare insieme. Gli incontri erano frequenti. Si condividevano le proprie creazioni artistiche. Oggi, invece, ognuno sembra operare isolato. Lavora «nel proprio guscio», secondo le parole di Grisancich.

La ricchezza di quel periodo non risiedeva solo nella creazione individuale. Era soprattutto nel creare collettivamente. C'era una forte influenza reciproca tra gli artisti. Questo stimolava la crescita e l'innovazione.

Il premio e la riscoperta della propria opera

Il recente premio ha offerto a Grisancich l'opportunità di rileggere le sue opere. Lo ha fatto dopo molto tempo. Si è detto sorpreso dalla qualità del suo stesso lavoro. «Mi sono meravigliato di quanto sono stato bravo», ha scherzato.

Le poesie che ha riletto le sente ancora profondamente sue. Ne è molto orgoglioso. Riesce a riconnettersi con la persona che era quando le ha scritte. Questa è la vera magia della poesia. Restituisce emozioni e sensazioni simili anche a distanza di decenni.

Le sue parole evidenziano la profonda connessione tra lingua, identità e produzione artistica. La perdita del dialetto rappresenta una perdita culturale significativa. Il conformismo globale rischia di appiattire le espressioni uniche.

La comunità artistica di Trieste negli anni '50 era un esempio di collaborazione. La sua dissoluzione in favore di un individualismo artistico è un altro aspetto preoccupante. La poesia di Grisancich rimane un baluardo di questa tradizione. Celebra la bellezza e la specificità della lingua triestina.

Il poeta invita a riflettere sull'importanza di preservare le identità linguistiche. Queste sono fondamentali per la ricchezza culturale di una società. La sua opera continua a ispirare e a ricordare il valore delle radici.

Le sue poesie sono un ponte tra passato e presente. Offrono uno spaccato della vita e della cultura triestina. La sua voce è un monito contro l'omologazione culturale. Sottolinea l'importanza di mantenere vive le tradizioni.

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