È scomparso a Roma il regista Francesco Massaro, figura di spicco del cinema e della televisione italiana. La sua lunga carriera lo ha visto collaborare con i più grandi maestri e dirigere numerosi attori celebri.
Un protagonista del cinema italiano
Francesco Massaro, regista, soggettista e sceneggiatore, è deceduto a Roma all'età di 90 anni. Nato a Padova il 23 agosto 1935, ha lasciato un segno indelebile nel panorama cinematografico e televisivo nazionale.
Un familiare ha ricordato la sua scomparsa, sottolineando come «con lui scompare un protagonista di oltre mezzo secolo di cinema e televisione italiana». Ha imparato il mestiere sul set, al fianco di «grandi maestri del nostro cinema».
Nel corso della sua prolifica carriera, Massaro ha saputo raccontare il Paese. Lo ha fatto attraverso il grande e il piccolo schermo. La sua abilità era nel parlare al grande pubblico.
Gli esordi con i grandi maestri
La sua storia professionale affonda le radici nella «grande stagione del cinema italiano». Massaro si trasferì a Roma all'inizio degli anni Sessanta. Iniziò il suo apprendistato come assistente volontario alla regia. Lavorò ne Il Gattopardo di Luchino Visconti.
Ricordava spesso i dettagli della scena del ballo. Vi parteciparono Alain Delon e Claudia Cardinale. La sua vera formazione, però, fu con Pietro Germi. Fu per molti anni il suo aiuto regista.
Massaro partecipò a capolavori come Divorzio all'italiana. Collaborò anche a Sedotta e abbandonata. Lavorò anche a Signore e Signori. Quest'ultimo film era ambientato nel suo Veneto, a Treviso.
La sua formazione si completò lavorando con registi come Eduardo De Filippo e Dino Risi. Partecipò a Straziami, ma di baci saziami (1968). Fu in quel periodo che incontrò Ugo Tognazzi. L'attore avrebbe avuto un ruolo importante nella sua carriera.
L'esordio alla regia e la versatilità
Ugo Tognazzi divenne protagonista del suo esordio alla regia. Insieme a Mariangela Melato, recitò ne Il generale dorme in piedi (1972). Era una commedia antimilitarista dai toni grotteschi.
Massaro si dimostrò un regista versatile. Si muoveva con naturalezza tra generi diversi. Spaziava dalla commedia al medical drama, fino al giallo.
Ha diretto film caustici come La banca di Monate (1972). Vi recitò Walter Chiari. E un bravissimo Paolo Bonacelli (1976). Ha firmato opere molto popolari come Al bar dello sport (1983).
In quest'ultimo film recitarono Lino Banfi e Jerry Calà. Realizzò anche produzioni televisive di grande successo. Tra queste, Pronto soccorso (1990-1992) con Ferruccio Amendola.
Queste produzioni «inaugurarono in Italia il medical drama». Realizzò anche le miniserie Provincia segreta e Provincia segreta 2 - I delitti della casa sul fiume.
La scrittura, un pilastro della sua carriera
Massaro «è stato però molto più di un regista». La scrittura ha accompagnato tutta la sua vita professionale. Era soggettista e sceneggiatore.
Era profondamente attento alla costruzione delle storie e dei personaggi. Collaborò con il «pantheon degli scrittori e soggettisti del cinema italiano». Tra questi, Ugo Pirro, Rodolfo Sonego, Suso Cecchi D'Amico, Luciano Vincenzoni.
In anni più recenti, lavorò con Ennio De Concini, Enrico Vanzina, Giuseppe D'Agata, e Franco Ferrini. Per lui, «la regia nasceva sempre dal racconto e dalla scrittura». Questo avveniva prima ancora di arrivare sul set.
Un cast stellare per i suoi film
Al cinema ha diretto un cast di attori di prim'ordine. Tra gli altri, Michel Serrault e Tomas Milian ne Il lupo e l'agnello. Diego Abatantuono e Leo Gullotta ne I carabbinieri.
Ha diretto Jerry Calà e Isabella Ferrari in Domani mi sposo. Fino a Michele Placido, Kate Capshaw e Giuliana De Sio in Ti presento un'amica.
Tra i suoi ultimi lavori, le miniserie Benedetti dal Signore e O la va, o la spacca. Quest'ultima, del 2004, vedeva protagonista Ezio Greggio.
Un ricordo umano e professionale
Chi lo ha conosciuto ne ricorda il carattere netto. Talvolta ruvido, ma anche il suo gusto del racconto e del paradosso. Ne apprezzavano l'umanità e la capacità di costruire rapporti autentici.
Con Francesco Massaro scompare un testimone prezioso di una stagione irripetibile del cinema italiano. Specialmente di quel cinema che si ispirava alla letteratura e alla capacità di scrittura.
È stato anche uno degli artefici di quella televisione popolare. Quella che ha saputo riunire davanti allo schermo milioni di persone. La sua eredità artistica continuerà a vivere.