La docente Chiara Mocchi, vittima di un grave attacco nella sua scuola, esprime profonda gratitudine ai donatori di sangue che le hanno salvato la vita. La sua testimonianza sottolinea l'importanza vitale della donazione anonima.
La drammatica aggressione a Trescore
La professoressa Chiara Mocchi ha condiviso un toccante messaggio dall'ospedale. Ha subito un'aggressione violenta mercoledì mattina. L'incidente è avvenuto presso le scuole medie di Trescore Balneario. Un suo studente di soli tredici anni l'ha colpita ripetutamente al collo e al torace. L'arma utilizzata era un pugnale. La professoressa insegna francese presso la Scuola Secondaria di Leonardo Da Vinci.
L'attacco è avvenuto improvvisamente, davanti alla sua aula. Le motivazioni sembrano legate all'influenza dei social media sullo studente. Questo aspetto è stato evidenziato dalla docente nel suo racconto. La sua testimonianza è stata dettata dal letto dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII. La lettera è stata indirizzata ai donatori di sangue dell'Avis. Lei li definisce i suoi «Angelo Custode».
Il coraggio di un altro studente
Durante l'aggressione, un altro alunno tredicenne ha mostrato un coraggio eccezionale. Questo giovane, identificato come «E.», è intervenuto per difendere la professoressa. Il suo gesto eroico ha rischiato di costargli la vita. Ha impedito che la situazione precipitasse ulteriormente. La professoressa Mocchi ha subito un'emorragia gravissima. Ha perso quasi un litro e mezzo di sangue in brevissimo tempo. Un fendente è stato pericolosamente vicino all'aorta, fermandosi a mezzo millimetro. La situazione era critica.
La docente ha descritto i momenti concitati del soccorso. «Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva», ha raccontato. Ha percepito un torpore avanzare rapidamente. La luce intorno a lei si trasformava in ombra. L'ombra, a sua volta, preludeva all'addio. La sua vita era appesa a un filo sottilissimo.
Il salvataggio grazie al «Blood on Board»
Dal cielo è arrivata la speranza sotto forma di elisoccorso. L'eliambulanza del servizio «Blood on Board» è intervenuta tempestivamente. La professoressa è stata caricata a bordo in un istante. Durante il decollo, ha potuto vedere le finestre della sua scuola dall'alto. Ha visto i volti dei suoi studenti affacciarsi disperati. Li ha visti salutarla con le mani, con le lacrime agli occhi. Un ultimo, commovente addio visivo.
Ha ricordato una voce femminile, ferma e urgente, che diceva: «Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più». Poi la sua coscienza si è spenta. Ha avvertito la sensazione di sprofondare nel buio più profondo. È stato in quel buio che ha percepito la vita tornare. Sentiva il sangue rientrare nel suo corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva ritmicamente: «Ancora una sacca… presto, ancora una!».
La gratitudine ai donatori anonimi
Quel sangue era quello donato da persone anonime. Era il sangue che le stava permettendo di ricominciare a vivere. La professoressa Mocchi ha voluto ringraziare pubblicamente. Ha menzionato il responsabile del servizio «Blood on Board», Francesco Daminelli. Ha espresso gratitudine all'equipaggio straordinario: Giuseppe Calvo, Valentina Cortinovis, Enrico Lazzarino, Simone Costa e Luca Stefani. Li ha definiti professionisti e soprattutto esseri umani indimenticabili.
Un pensiero particolare commuove la docente. Ha immaginato che il sangue che ora scorreva nelle sue vene fosse quello del suo avvocato. L'avvocato Angelo Lino Murtas è un donatore Avis da oltre 45 anni. Aveva donato il sangue il giorno prima dell'incidente. La professoressa ha sottolineato l'importanza di queste persone. Migliaia di individui donano una parte di sé senza chiedere nulla in cambio. Gesti apparentemente piccoli che diventano enormi quando salvano una vita.
Un appello alla donazione
Questo spirito di generosità le ricorda suo padre. Fu lui a fondare l'Avis-Aido della Media Val Cavallina. Custodisce nel cuore il motto paterno: «UNA GOCCIA DI SANGUE PUÒ SALVARE UNA VITA.» Non poteva immaginare che un giorno quella vita sarebbe stata quella di sua figlia. Oggi, la sua gratitudine si estende a tutti coloro che l'hanno tenuta aggrappata alla vita. Al suo alunno «E.», ai soccorritori, ai donatori.
Il suo messaggio finale è un appello diretto. Si rivolge a chiunque stia leggendo queste righe. Spera che, dopo aver letto la sua storia, trovi il coraggio. Spera che trovi la volontà di diventare donatore. Di donare una piccola parte del proprio sangue all'Avis. Affinché possa scorrere nelle vene di chi, come lei, senza quelle preziose gocce non sarebbe più qui. La sua riconoscenza è profonda e immensa.
Questa notizia riguarda anche: