L'insegnante Chiara Mocchi, aggredita a Trescore, è tornata a casa. Ha condiviso un toccante racconto dei momenti critici dopo l'attacco, sottolineando l'importanza dei soccorsi e dei donatori di sangue.
La docente è tornata a casa dopo il ricovero
La professoressa Chiara Mocchi ha lasciato le cure dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Era ricoverata da mercoledì scorso. Un suo studente di 13 anni l'aveva aggredita con un coltello. L'episodio è avvenuto nei corridoi della scuola media Leonardo da Vinci a Trescore Balneario. La docente, 57enne, è originaria di Berzo San Fermo. Prima di essere dimessa, ha scritto una lettera. In essa ha ripercorso gli attimi terribili vissuti. La missiva è stata affidata al suo legale, l'avvocato Murtas. La professoressa di francese ha descritto l'aggressione. Un alunno, descritto come confuso e influenzato dai social, l'ha colpita ripetutamente. Le ferite erano al collo e al torace. Un pugnale è stato usato per l'attacco. Ha sottolineato il coraggio di un altro studente. Quest'ultimo, anch'egli tredicenne, l'ha difesa. Ha rischiato la propria vita per evitare il peggio.
I soccorsi disperati e il viaggio in elicottero
La professoressa Mocchi ha ricordato la violenta emorragia. Ha perso circa un litro e mezzo di sangue in breve tempo. Un fendente era arrivato a pochi millimetri dall'aorta. Ha descritto un foulard premuto sul collo. Le mani di chi la soccorreva tremavano. Poi è arrivata l'eliambulanza del servizio Blood on Board. Durante il decollo, ha visto le finestre della sua scuola. Prima erano vuote. Poi si sono riempite di volti. Erano i suoi studenti. La salutavano con disperazione. Le lacrime rigavano i loro visi. Era come se volessero trattenerla ancora un po'. Questo momento è stato particolarmente toccante per lei. Ha espresso gratitudine verso i soccorritori. Ha menzionato Francesco Daminelli, responsabile del servizio Blood on Board. Ha ringraziato anche l'equipaggio: Giuseppe Calvo, Valentina Cortinovis, Enrico Lazzarini, Simone Costa e Luca Stefani. Li ha definiti professionisti e esseri umani indimenticabili.
Il ringraziamento ai donatori di sangue
La professoressa Mocchi ha voluto esprimere un sentito ringraziamento ai donatori. «Dire grazie rivolto a quei donatori Avis che, senza sapere chi io fossi, mi hanno ridato la vita», ha scritto. Ha ricordato le voci concitate durante i soccorsi. Una voce femminile, ferma e urgente, ha detto: «Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più». Una voce maschile ha scandito: «Ancora una sacca… presto, ancora una!». Il ritorno alla vita è avvenuto grazie alle trasfusioni. «Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore», ha spiegato. La sua gratitudine si estende a migliaia di persone anonime. Queste persone offrono una parte di sé senza chiedere nulla in cambio. Questo spirito le ricorda quello del padre. Suo padre fondò l'Avis-Aido della Media Val Cavallina. Il motto del padre era: «Una goccia di sangue può salvare una vita». La professoressa ha riflettuto sul fatto che suo padre forse non immaginava che quella vita sarebbe stata quella della figlia. Ha concluso il suo messaggio con un appello. Spera che chi legge trovi il coraggio di diventare donatore. Di affidare una parte del proprio sangue all'Avis. Affinché possa scorrere nelle vene di chi, come lei, senza quelle gocce non ci sarebbe più. Ha espresso «profonda, immensa riconoscenza».
Il pensiero va all'avvocato e al padre
Un pensiero particolare è andato all'avvocato Angelo Lino Murtas. La professoressa ha confidato che non è un sogno, ma pensa che il sangue che ora scorre nelle sue vene possa essere quello del suo legale. L'avvocato Murtas è un donatore Avis da oltre 45 anni. Aveva donato sangue il giorno prima dell'aggressione all'Avis di Monterosso a Bergamo. Questo gesto la commuove profondamente. Ha ribadito il suo amore per il mondo e il desiderio di non lasciarlo. Ha menzionato il suo alunno, i soccorritori e tutti coloro che l'hanno tenuta aggrappata alla vita. La sua gratitudine è immensa per tutti loro. Il suo messaggio finale è un invito diretto ai lettori. Vuole che trovino la forza di compiere un gesto simile. Un gesto che può fare la differenza tra la vita e la morte per altre persone.
Il riconoscimento allo studente eroe e sviluppi sull'inchiesta
Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso il suo sostegno alla professoressa Mocchi. Dopo averla sentita, ha contattato la preside della scuola Leonardo da Vinci. Ha invitato lo studente che ha difeso la professoressa e la sua classe al Ministero. Ha voluto ringraziarlo personalmente per il suo coraggio. Lo studente sarà premiato per il suo gesto eroico. Sul fronte dell'inchiesta, il tredicenne autore dell'aggressione è stato trasferito. Ora si trova in un reparto di neuropsichiatria. La Procura dei minori di Brescia aveva richiesto il suo trasferimento in una comunità protetta. Il giudice del tribunale per i minori prenderà una decisione. La decisione si baserà sulle valutazioni dei neuropsichiatri infantili. Nel frattempo, il tribunale dei minorenni ha nominato un curatore speciale per il ragazzo. Questo per seguirlo durante il procedimento.
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