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La trasfusione di sangue in elicottero, 'Blood on board', è una procedura salvavita estesa in Lombardia. Questo intervento critico ha permesso di salvare circa 100 pazienti all'anno nella regione, stabilizzandoli in attesa delle cure ospedaliere.

Trasfusione in elicottero: una sfida contro il tempo

Un intervento medico estremo si è rivelato fondamentale per salvare la vita della professoressa Chiara Mocchi. La docente, vittima di un'aggressione con arma da taglio a Trescore Balneario, ha ricevuto una trasfusione di sangue mentre era a bordo dell'elisoccorso. Questa procedura avanzata, nota come “Blood on board”, è essenziale per gestire emorragie acute durante il trasporto verso strutture ospedaliere.

Il dottor Francesco Daminelli, medico anestesista rianimatore e referente della base di elisoccorso di Bergamo, ha spiegato l'importanza di questo intervento. Ha sottolineato come la trasfusione in volo sia un tassello cruciale in una catena di soccorso complessa. Ogni fase, dall'allarme iniziale al tamponamento della ferita, fino all'arrivo in sala operatoria, è vitale.

La tecnica “Blood on board” crea un ponte terapeutico. Permette di stabilizzare i pazienti in condizioni critiche, come nel caso della professoressa Mocchi. Il trauma penetrante subito dalla docente ha causato un'emorragia evidente e segni di shock emorragico. La prontezza del team medico ha fatto la differenza.

Il dottor Giuseppe Calvo e l'infermiera Valentina Cortinovis hanno guidato l'applicazione della procedura. Erano supportati dal tecnico di elisoccorso Enrico Lazzarini e dall'equipaggio composto dal comandante Simone Costa e da Luca Stefani. La loro coordinazione è stata esemplare, dimostrando la perfetta sinergia del team.

Origini e sviluppo del progetto 'Blood on board'

Il progetto “Blood on board” è nato come sperimentazione proprio a Bergamo. L'obiettivo era migliorare la gestione dei traumi gravi in fase di pre-ospedalizzazione. Il dottor Daminelli ha raccontato la fase iniziale, che ha incluso uno studio approfondito dei sistemi già operativi in Inghilterra. L'obiettivo era comprendere al meglio la logistica e le necessità operative.

Una delle sfide principali era la conservazione del sangue. Questo materiale biologico richiede il mantenimento della catena del freddo. Per questo motivo, vengono utilizzati contenitori termostabili speciali. Questi dispositivi mantengono gli emocomponenti a temperature controllate, tra i 4 e i 5 gradi Celsius.

Durante la trasfusione, tuttavia, il sangue deve essere riscaldato. Questo passaggio è fondamentale per evitare l'ipotermia nel paziente. Si utilizzano dispositivi appositi che portano il sangue a una temperatura vicina a quella corporea, tra i 38 e i 39 gradi. Questo garantisce la sicurezza e l'efficacia del trattamento.

La prima strumentazione necessaria è stata resa possibile grazie alla donazione della dottoressa Laura Bresciani. Dopo un periodo di test e validazioni rigorose, il progetto è stato ufficialmente avviato nel novembre 2020. I risultati ottenuti hanno rapidamente dimostrato la validità e l'efficacia del sistema.

Diffusione e impatto del progetto in Lombardia

Il successo della sperimentazione bergamasca ha portato all'estensione del progetto in tutta la Lombardia. A maggio 2025, il percorso di implementazione è giunto a compimento. Attualmente, tutte e cinque le basi di elisoccorso della regione sono dotate di emocomponenti e seguono la medesima procedura operativa.

Ogni elicottero è equipaggiato con due unità di globuli rossi concentrati di gruppo zero negativo e due unità di plasma. Questi emocomponenti sono pronti per essere trasfusi in caso di necessità. La disponibilità di queste risorse a bordo è cruciale per intervenire tempestivamente in scenari critici.

I numeri del progetto sono significativi. Si stima che circa 100 pazienti vengano trattati ogni anno in tutta la regione. A Bergamo, la media è di 16-18 interventi all'anno. Quest'anno, il numero di interventi ha già raggiunto quota 86, confermando l'elevata frequenza di emergenze che richiedono questo tipo di soccorso.

Il dottor Daminelli ha evidenziato come il successo di questo sistema dipenda in larga misura dall'altruismo dei donatori. La disponibilità di sangue e plasma è un prerequisito fondamentale. Senza il contributo dei donatori, il progetto non potrebbe esistere né proseguire.

Tipologie di traumi e l'importanza della donazione

I traumi penetranti, come quello subito dalla professoressa Mocchi, rappresentano circa il 10% dei casi trattati. La maggior parte degli interventi, circa il 90%, riguarda incidenti di varia natura. Questi includono infortuni sul lavoro, incidenti sportivi e, soprattutto, incidenti stradali.

I motociclisti sono identificati come una delle categorie più frequentemente coinvolte in incidenti che richiedono trasfusioni in volo. La rapidità di intervento e la possibilità di somministrare emocomponenti direttamente sul luogo dell'incidente aumentano significativamente le probabilità di sopravvivenza.

Il dottor Daminelli ha ricordato storie di successo, come quella di un giovane bergamasco sopravvissuto a un incidente gravissimo. Grazie a questo tipo di soccorso avanzato, il giovane è ora in fase di riabilitazione con buone prospettive di recupero completo. Anche la professoressa Chiara Mocchi, dopo aver affrontato questo momento critico, potrà tornare alla sua vita e alla sua professione.

L'appello alla donazione di sangue e plasma è particolarmente sentito in vista dell'estate. Durante i mesi estivi, il fabbisogno di emocomponenti aumenta, mentre le donazioni tendono a diminuire. L'invito è rivolto a tutti i cittadini: “Se esistiamo è perché c’è chi lo fa”, ha concluso il dottor Daminelli, sottolineando il valore insostituibile della solidarietà.

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