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Le liste d'attesa per le cure mediche in Trentino rimangono critiche. Nonostante le promesse, migliaia di prestazioni non vengono assegnate nei tempi previsti, con un impatto significativo sui cittadini.

Criticità nei tempi di attesa sanitari

I tempi necessari per accedere alle prestazioni mediche in Trentino continuano a essere eccessivamente lunghi. Il numero di visite mediche in attesa di una collocazione non è diminuito come sperato. L'obiettivo di ridurre le prestazioni in sospeso da 23.000 a 10.000 non è stato raggiunto.

L'assessore competente ha espresso scuse ai cittadini per questa situazione. Tuttavia, i dati recenti evidenziano una realtà preoccupante. Le percentuali di prestazioni non assegnate entro i termini stabiliti sono allarmanti. Questo riguarda diverse categorie di urgenza.

Dati allarmanti sulle prestazioni non assegnate

A febbraio, secondo i dati disponibili, una percentuale significativa di visite non ha trovato una data entro i tempi previsti. Per le urgenze RAO U, il limite è di 3 giorni. In questo caso, il 51,9% delle visite non è stato assegnato tempestivamente. Per le RAO B, con un limite di 10 giorni, la percentuale di ritardo raggiunge il 40,2%.

Anche per le RAO D, che prevedono un tempo massimo di 30 giorni, il 38,8% delle prestazioni è rimasto in sospeso. Un dato leggermente migliore si osserva per le RAO P, con un limite di 120 giorni. Qui la percentuale di ritardo è del 15,1%. Questa riduzione è dovuta all'allineamento con gli standard nazionali, che non prevedono più un limite di 90 giorni.

Questi numeri sono stati resi noti dal consigliere provinciale del PD del Trentino, Paolo Zanella. Egli ha sottolineato la gravità della situazione attraverso una nota ufficiale. Le cifre, sebbene preoccupanti, potrebbero non riflettere pienamente la realtà.

Monitoraggio inefficace e rinunce alle cure

Paolo Zanella ha evidenziato come i dati presentati non siano del tutto realistici. La situazione reale potrebbe essere ancora peggiore. Questo scarto è dovuto alla mancata inclusione di altre tipologie di prestazioni. Il riferimento è all'attività libero-professionale intramoenia (ALPI).

Il Trentino registra da anni un'alta percentuale di visite in regime ALPI rispetto a quelle istituzionali. Il dato si attesta al 12,2%. Se si considerassero le decine di migliaia di persone visitate in ALPI nel 2024, i numeri sarebbero ben diversi. A questo si aggiungono coloro che si rivolgono al settore privato.

Inoltre, un numero crescente di cittadini sta rinunciando alle cure. Nel 2024, questa percentuale è salita al 7,4%, rispetto al 5,4% del 2023, secondo dati Gimbe. La causa principale è l'impossibilità economica di sostenere le prestazioni, sia in regime intramoenia che privato. Questi dati non vengono adeguatamente monitorati.

Distorsioni nel conteggio dei tempi

Il consigliere Zanella ha inoltre segnalato un'altra criticità. La nuova scadenza delle ricette mediche contribuisce a falsare il monitoraggio dei tempi di attesa. Se una prestazione non viene assegnata entro i termini e la ricetta scade, il cittadino è costretto a rifarla.

In questo modo, la prestazione risulta assegnata nei tempi previsti dal sistema. In realtà, il paziente ha subito un ulteriore ritardo. Questo meccanismo nasconde la reale entità del problema. Zanella conclude affermando che la situazione è tutt'altro che migliorata.

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