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In Trentino, 40.000 persone con un impiego faticano a coprire le spese essenziali, mentre 8.000 bambini affrontano la povertà. La situazione economica generale vede un declino sociale diffuso, con l'ascensore sociale bloccato.

Povertà diffusa e declino sociale in Italia

Oltre la metà degli italiani si trova oggi al di sotto della classe media. Per ogni individuo che migliora la propria posizione sociale, più di tre persone subiscono un peggioramento. Questi dati emergono dal convegno "Destino povertà. Quando la vulnerabilità diventa la condizione strutturale della società". L'evento, giunto alla quarta edizione degli Stati Generali del Welfare, è stato promosso da diverse realtà del terzo settore.

La presidente di Consolida, Francesca Gennai, ha sottolineato la necessità di proseguire la riflessione iniziata. Sono stati creati tre gruppi di lavoro tematici. Questi si concentreranno sulla solitudine e l'educazione, sui consumi e la povertà energetica, e infine sul lavoro e l'abitazione. L'obiettivo è elaborare proposte concrete per affrontare queste problematiche.

La situazione in Trentino: numeri allarmanti

Durante gli Stati Generali del Welfare, è emerso un quadro preoccupante per il Trentino. Il presidente del CNCA Trentino-Alto Adige, Claudio Bassetti, ha evidenziato l'aumento della povertà e delle disuguaglianze. Circa 50.000 persone in regione sono a rischio povertà, pari all'8,9% della popolazione. Un dato particolarmente allarmante riguarda i lavoratori: 40.000 persone con un impiego non riescono a garantirsi un reddito sufficiente per vivere dignitosamente. A ciò si aggiunge la condizione di circa 8.000 bambini trentini che vivono in povertà.

Bassetti ha descritto l'ascensore sociale come quasi fermo. Chi nasce in una famiglia povera ha un'alta probabilità di rimanere tale. La percezione sociale attuale tende a considerare la povertà come una colpa individuale, mentre il welfare viene visto come un privilegio.

Indagine FragilItalia 2026: un quadro nazionale preoccupante

I risultati dell'indagine FragilItalia 2026, condotta da Ipsos Doxa su 800 italiani, confermano un trend di declassamento sociale. Il 54% degli intervistati si colloca sotto la classe media. Questa percentuale si divide tra un 34% di "ceto medio in caduta", un 16% di "ceto fragile" e un 4% di "lower class".

Negli ultimi anni, solo il 7% degli italiani ha migliorato la propria condizione economica. Al contrario, il 25% l'ha peggiorata. Il restante 68% è rimasto stabile. Il direttore scientifico di Ipsos Doxa, Enzo Risso, ha spiegato che l'ascensore sociale sembra funzionare solo per chi è già benestante.

La pressione economica si riflette nella vita quotidiana. Il 39% degli italiani ritiene il proprio stipendio inadeguato rispetto al costo della vita. Il 25% fatica ad arrivare a fine mese. Le rinunce riguardano vari aspetti: il 48% taglia vacanze e tempo libero, il 29% rimanda manutenzioni domestiche o automobilistiche, il 22% riduce l'acquisto di abbigliamento e calzature, e l'8% arriva a tagliare persino sulla spesa alimentare.

Proposte per invertire la tendenza

Enzo Risso individua nella "corsa folle al profitto" la causa principale di questa situazione. Propone un riequilibrio del modello produttivo attraverso politiche di sostegno al mondo cooperativo e al Terzo settore. Si prospetta una "rivoluzione industriale" nei prossimi cinque anni, che richiederà nuove strategie per affrontare le sfide economiche e sociali emergenti.