La casa circondariale di Trento ospita 425 persone, con una forte presenza di stranieri e significative criticità riguardo alle opportunità lavorative e al reinserimento sociale.
Situazione attuale della casa circondariale
La casa circondariale di Trento conta attualmente 425 persone recluse. Di queste, 46 sono donne e 379 sono uomini. Tra questi ultimi, 123 sono considerati soggetti protetti.
Un dato rilevante riguarda la composizione della popolazione carceraria. A Trento, la percentuale di detenuti con background migratorio supera il 50%. Questo dato è significativamente più alto rispetto alla media nazionale, che si attesta intorno al 30%.
Nello specifico, delle 46 donne detenute, 19 provengono dall'estero. Tra i 379 uomini, invece, 209 sono stranieri. La distinzione tra detenuti definitivi e imputati evidenzia inoltre che 327 persone hanno già ricevuto una condanna, mentre 98 sono ancora in attesa di giudizio.
Criticità nel reinserimento e questione anagrafica
Durante una conferenza stampa, è emerso chiaramente il problema della scarsità di opportunità lavorative e di percorsi di reinserimento efficaci. Il garante per i diritti delle persone detenute, Giovanni Maria Pavarin, ha sottolineato come il carcere di Trento soffra di «poco lavoro e poche occasioni di reinserimento».
Pavarin ha anche sollevato una questione delicata riguardante gli stranieri senza permesso di soggiorno. Ha spiegato che, per legge, ogni detenuto dovrebbe essere iscritto all'anagrafe del comune sede del carcere. Tuttavia, una circolare del Ministero dell'Interno impedirebbe l'iscrizione anagrafica degli stranieri privi di permesso di soggiorno presso il Comune di Trento.
Il garante ha definito questa circolare «a mio avviso illegittima». Ha dichiarato di aver richiesto al sindaco di Trento la sua disapplicazione, ma è ancora in attesa di una risposta ufficiale in merito. Questa situazione crea un'ulteriore complicazione per il reinserimento di queste persone una volta scontata la pena.
La memoria di Abral Jarrar e la sensibilizzazione
La conferenza stampa si è aperta con un momento di ricordo per Abral Jarrar, una giovane di 21 anni deceduta per suicidio all'interno della casa circondariale di Spini di Gardolo. Sono state lette due sue poesie, in memoria del suo tragico destino.
L'evento è stato organizzato in occasione della Giornata nazionale di sensibilizzazione sulle carceri, promossa dall'Alleanza per l'Articolo 27. L'iniziativa mira a porre l'attenzione sulle condizioni di vita all'interno degli istituti penitenziari e sulle sfide legate al sistema carcerario.
Alla visita alla casa circondariale e agli incontri hanno partecipato diverse figure istituzionali e rappresentanti di associazioni. Tra questi, Chiara Turrini, Fabio Vettori, Violetta Plotegher (Atas), Maria Coviello (Apas), Marco Crespi (Aquila Basket) e Lucia Fronza Crepaz (presidente della conferenza regionale volontariato giustizia).