Nel 2025, gli allevatori trentini hanno ricevuto oltre 6.7 milioni di euro, un aumento del 61.3% rispetto all'anno precedente. Questo successo è dovuto a quotazioni del bestiame senza precedenti e a un utile d'esercizio positivo.
Aumentano i ricavi per gli allevatori trentini
La Federazione provinciale allevatori ha comunicato i risultati del bilancio 2025. I soci allevatori, in numero di 1.084, hanno visto distribuirsi oltre 6.7 milioni di euro. Questo importo rappresenta un incremento del 61.3% rispetto all'anno precedente. L'aumento equivale a circa 2.5 milioni di euro in più. Una congiuntura di mercato estremamente favorevole per il settore del bestiame ha trainato questi risultati positivi. L'utile d'esercizio si è attestato a 65.799 euro. Il valore totale della produzione ha raggiunto i 20.8 milioni di euro, con un incremento del 21%.
Quotazioni record per il bestiame nel 2025
L'anno 2025 è stato caratterizzato da quotazioni del bestiame che hanno raggiunto livelli inediti. Le manze gravide, vendute durante le cinque aste provinciali, hanno mediamente raggiunto la cifra di 2.518 euro per capo. Questo dato segna un aumento del 9.9% rispetto al 2024. Sono stati presentati 542 capi, con un incremento del 26%. Anche le vacche giunte a fine carriera hanno visto un notevole aumento di valore. Il prezzo medio registrato è stato di 1.372 euro. Questo rappresenta un incremento del 43%. Il valore al chilogrammo per queste vacche ha toccato i 5.08 euro. Tale cifra è due volte e mezzo superiore rispetto ai livelli del 2019. Anche i vitelli baliotti hanno registrato un'impennata di valore. Gli incrementi sono stati a doppia cifra per tutte le razze commercializzate.
Il valore del lavoro dell'allevatore messo in prospettiva
Il presidente della Federazione, Giacomo Broch, ha invitato alla prudenza nell'interpretare questi dati. Ha sottolineato la necessità di considerare la giusta prospettiva economica. «Per anni siamo stati abituati a 500-550 euro per un capo adulto macellato», ha affermato Broch. Ha paragonato questo prezzo a quello di uno smartphone di fascia media. «Oggi 1.300 euro sembrano tanti, ma sono finalmente prezzi dignitosi», ha aggiunto. Ha poi spiegato il valore reale di un capo. Un capo garantisce circa 250 chili di carne. Questo equivale a circa 2.500 hamburger. «Il lavoro di una vita in stalla a produrre dell'ottimo cibo non può valere meno», ha concluso Broch. Questi dati vanno letti anche alla luce di un contesto generale preoccupante. Il numero di capi allevati in Trentino è sceso per la prima volta sotto i 18.000. Il numero di stalle attive si sta riducendo progressivamente.
Cresce la macelleria della Federazione con la filiera corta
La macelleria gestita dalla Federazione ha concluso il 2025 con un fatturato superiore ai 3.3 milioni di euro. Questo dato segna una crescita del 10.3%. È il quarto anno consecutivo che si registra un aumento. Questo risultato premia l'impegno nella filiera corta della carne bovina. Questa filiera è stata costruita in collaborazione con i soci allevatori. Il modello prevede capi allevati, macellati e venduti in Trentino. Viene garantita piena origine e tracciabilità del prodotto. I consumatori sembrano riconoscere e apprezzare questo approccio. Per sostenere questa crescita, nel corso del 2025 sono iniziati i lavori di ampliamento. Sono state ampliate l'area vendita e le celle di stoccaggio.
Le sfide per il 2026: calo del latte e carenza di personale
Nonostante i successi del 2025, il 2026 presenta alcune ombre. È stata segnalata una brusca flessione nel prezzo del latte all'inizio dell'anno. La diffusione della IBR (rinotracheite infettiva bovina) nel basso Trentino rappresenta un'altra preoccupazione. Inoltre, si registrano crescenti difficoltà nel reperire personale qualificato. Mancano soprattutto autisti, personale di stalla e pastori destinati alle malghe. Questi fattori dovranno essere attentamente considerati per il futuro del settore.