Un consigliere comunale di Torino, Enzo Liardo, è al centro di un'indagine per peculato. Le intercettazioni rivelano strategie di campagna elettorale poco ortodosse, inclusi auguri di compleanno per sollecitare voti.
Indagine su peculato a Torino
Le indagini hanno portato alla luce una serie di conversazioni telefoniche che gettano ombre sul comportamento di Enzo Liardo. L'esponente di Fratelli d'Italia, risultato il più votato del suo partito alle elezioni amministrative del 2021, è sospettato di aver utilizzato metodi illeciti per accrescere il suo consenso elettorale.
Queste rivelazioni sono emerse durante un'udienza in tribunale a Torino, dove un finanziere ha testimoniato riguardo alle intercettazioni. Le conversazioni, avvenute nelle settimane precedenti al voto, contenevano frasi come «Buon compleanno, ricordati di votare per me». Tali messaggi suggeriscono un uso improprio di informazioni personali per fini elettorali.
Enzo Liardo ha già raggiunto un accordo per patteggiare una pena di un anno e otto mesi di reclusione. Nonostante ciò, ha sempre negato le accuse mosse nei suoi confronti. La sua posizione si è complicata all'interno di un filone d'inchiesta più ampio, che ha investigato infiltrazioni della 'ndrangheta nei mercati generali della città.
Tuttavia, le contestazioni specifiche rivolte a Liardo non riguardano direttamente i legami con la criminalità organizzata. Le sue azioni sono state invece sotto la lente della procura per presunte irregolarità legate all'ottenimento di materiale elettorale.
Metodi di campagna elettorale sotto esame
Le indagini si sono concentrate su conversazioni intercettate tra Enzo Liardo e Saverio Delli Paoli, figura nota nel panorama massonico e politico locale, ex esponente dell'Udc. La difesa di Delli Paoli è affidata all'avvocato Caterina Biafora.
Partendo da queste intercettazioni, gli inquirenti hanno ricostruito una presunta strategia illecita. Si ipotizza che, con l'aiuto di due funzionari comunali, Liardo abbia ottenuto due CD-ROM contenenti le liste elettorali della città. L'aspetto cruciale è che questi supporti sarebbero stati acquisiti senza pagare la tariffa prevista, pari a 2.767 euro per ciascun CD.
Inoltre, sono emerse richieste ad altri tre funzionari per ottenere circa 50 liste elettorali. Queste liste, secondo le accuse, non sarebbero mai state ritirate dai loro legittimi intestatari e sarebbero state utilizzate da Liardo per scopi personali, presumibilmente legati alla sua campagna elettorale.
L'udienza del 27 marzo ha segnato l'inizio del processo con rito ordinario per gli imputati, tra cui figura Saverio Delli Paoli, che non hanno optato per il rito abbreviato.
Le rivelazioni in tribunale
Durante la testimonianza in tribunale, il finanziere ha fornito dettagli significativi sul ruolo di Delli Paoli nel sostenere la campagna di Liardo. Quest'ultimo avrebbe cercato di convincere potenziali elettori, affermando che il suo amico Liardo «molto probabilmente, sarà vicesindaco». Tale affermazione mirava a influenzare le scelte di voto.
Le elezioni amministrative del 2021, tuttavia, hanno visto la vittoria del centrosinistra guidato da Stefano Lo Russo, smentendo le previsioni di Delli Paoli. L'inchiesta, condotta dai sostituti procuratori Francesco Pelosi e Paolo Toso, ha evidenziato come le liste elettorali ottenute illecitamente abbiano fornito a Liardo dati preziosi.
Questi dati includevano numeri di telefono, indirizzi e date di nascita di numerosi cittadini torinesi. Tali informazioni sarebbero state utilizzate per inviare «santini» elettorali personalizzati e per effettuare chiamate mirate, specialmente in occasione dei compleanni degli elettori.
Il finanziere ha spiegato come, quando gli veniva chiesto come facesse a conoscere le date di compleanno, Liardo rispondeva di possedere l'intera anagrafica della città. Viene descritto anche un presunto coinvolgimento di una dipendente dell'ufficio anagrafe.
Questa dipendente avrebbe gestito richieste di certificati (matrimonio, morte, stato di famiglia) e carte d'identità per conto di Liardo. Tramite telefonate o messaggi WhatsApp, Liardo avrebbe segnalato i nominativi dei torinesi che necessitavano di tali documenti, garantendo loro un rilascio rapido. Questo avrebbe creato una corsia preferenziale rispetto ai cittadini comuni, costretti ad attendere mesi o a mettersi in fila all'alba.
Contesto e implicazioni legali
Il caso di Enzo Liardo si inserisce in un contesto più ampio di indagini sulla correttezza delle procedure elettorali e sull'uso delle risorse pubbliche. Il peculato, definito come l'appropriazione da parte di un pubblico ufficiale di denaro o di altri beni di cui ha la disponibilità in ragione del suo ufficio, è un reato grave che mina la fiducia nelle istituzioni.
L'utilizzo di liste elettorali, ottenute senza il dovuto pagamento di tariffe, e la presunta agevolazione nell'ottenimento di documenti anagrafici, sollevano interrogativi sull'integrità del processo elettorale e sull'equità delle procedure amministrative. La campagna elettorale dovrebbe basarsi sul confronto di idee e programmi, non sull'accesso privilegiato a informazioni e servizi pubblici.
La vicenda giudiziaria di Liardo è ancora in corso, con il processo ordinario che dovrà chiarire la sua posizione e quella degli altri imputati. Le testimonianze e le prove raccolte, incluse le intercettazioni telefoniche, saranno fondamentali per stabilire la verità dei fatti e le eventuali responsabilità penali.
La città di Torino attende gli sviluppi di questo caso, che tocca temi sensibili come la trasparenza amministrativa e la correttezza delle competizioni politiche. Le decisioni del tribunale avranno un peso significativo nel definire i confini tra legittima attività politica e abuso di potere.
La figura di Saverio Delli Paoli, con il suo passato politico e il suo coinvolgimento in ambienti massonici, aggiunge ulteriori elementi di complessità al quadro investigativo. L'interazione tra figure politiche, funzionari pubblici e presunti intermediari crea un intreccio che le procure cercano di districare per accertare eventuali illeciti.
Il reato di peculato, previsto dall'articolo 314 del codice penale italiano, punisce chiunque, per ragioni del suo ufficio o della sua funzione, abbia il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altre cose mobili altrui, se si appropria tale denaro o cose. Nel caso di specie, l'appropriazione riguarderebbe l'uso indebito di informazioni e servizi pubblici.
L'inchiesta ha evidenziato come le liste elettorali, ottenute a costo zero anziché pagando la tariffa di 2.767 euro per ciascuna, abbiano rappresentato un vantaggio economico e strategico per la campagna elettorale di Liardo. Questo vantaggio si sarebbe tradotto in un contatto più diretto e personalizzato con gli elettori, bypassando i normali canali di comunicazione.
La gestione delle richieste di certificati anagrafici, attraverso una presunta dipendente infedele, rafforza l'ipotesi di un sistema volto a ottenere favori e a creare un bacino di consensi basato su agevolazioni illecite. La differenza tra chi attendeva mesi o si alzava all'alba per un documento e chi lo otteneva immediatamente grazie all'intercessione di Liardo evidenzia una palese disparità di trattamento.
Il processo in corso a Torino è destinato a fare chiarezza su questi episodi, con l'obiettivo di ripristinare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e garantire che le future competizioni elettorali si svolgano nel pieno rispetto della legalità e della trasparenza.