Torino: imputato cercò prodotti infiammabili prima dello scoppio
L'imputato nel processo per l'esplosione di via Nizza a Torino avrebbe cercato online sostanze infiammabili nei giorni precedenti il tragico evento. Le indagini hanno rivelato anche un fitto scambio di messaggi con l'ex compagna.
Indagini su ricerche online di infiammabili
Le indagini sul tragico scoppio avvenuto in via Nizza 389 a Torino hanno rivelato dettagli inquietanti. Giovanni Zippo, la guardia giurata imputata per l'incendio che costò la vita a Jacopo Peretti, 33 anni, avrebbe effettuato ricerche su internet riguardanti prodotti altamente infiammabili. Queste ricerche sarebbero avvenute nei giorni immediatamente precedenti l'esplosione. La tragedia si verificò nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2025.
Secondo quanto accertato dalla polizia scientifica, tra il 22 e il 25 giugno 2025, l'uomo avrebbe visitato la piattaforma Amazon. Durante le sue navigazioni, gli sarebbero stati proposti, anche tramite suggerimenti automatici, diluenti e sverniciatori. Questi prodotti sono noti per la loro elevata infiammabilità.
L'esame dei testimoni in aula ha portato alla luce questi elementi cruciali. Il processo mira a chiarire le dinamiche che hanno condotto alla devastante esplosione. La presenza di queste ricerche online solleva interrogativi sulla preparazione o sulla premeditazione dell'evento.
Scambi di messaggi con l'ex compagna
Oltre alle ricerche online, l'analisi dei telefoni cellulari sequestrati a Giovanni Zippo ha fatto emergere un numero considerevole di comunicazioni. Sono stati rinvenuti ben 23.590 messaggi scambiati tra l'imputato e la sua ex compagna. La donna risiedeva nell'appartamento che fu poi distrutto dall'esplosione.
Nonostante la loro relazione fosse terminata, i due continuavano a scambiarsi messaggi frequentemente. È emerso anche che Zippo conservava ancora le chiavi dell'abitazione della donna. Questo dettaglio potrebbe assumere particolare rilevanza nel corso del procedimento giudiziario.
L'ultimo messaggio inviato da Zippo risale alle ore 17.44 del 29 giugno. La mattina seguente, alle 6.39 del 30 giugno, giorno dell'esplosione, la donna inviò un messaggio all'imputato: «Ti spiego poi dopo. Non scrivere». Zippo non rispose a questo messaggio.
Il giorno successivo, il primo luglio, la donna sollecitò nuovamente una risposta. Ottenne finalmente un riscontro solo all'ora di pranzo. Il 2 luglio, la donna fornì un'ulteriore testimonianza, riferendo: «Il vicino mi ha detto che quando c'è stata l'esplosione un pelato usciva di casa mia». La risposta di Zippo a questa affermazione fu un'emoticon, un gesto che potrebbe essere interpretato in vari modi.
Il contesto dell'esplosione e le indagini
L'esplosione che ha sconvolto la palazzina di via Nizza a Torino ha causato la morte di Jacopo Peretti. Le indagini si sono concentrate sulla figura di Giovanni Zippo, la guardia giurata che abitava nello stesso stabile. La sua posizione è al centro del processo che si sta svolgendo presso il tribunale di Torino.
Le ricerche di prodotti infiammabili online, se confermate come finalizzate all'incendio, potrebbero configurare un'aggravante o un elemento chiave per la ricostruzione dei fatti. La polizia scientifica ha lavorato per raccogliere prove digitali e fisiche.
La presenza di un elevato numero di messaggi scambiati tra Zippo e la sua ex compagna suggerisce una relazione ancora attiva, nonostante la separazione. Le conversazioni potrebbero fornire ulteriori indizi sulle motivazioni o sugli eventi che hanno preceduto la tragedia.
La testimonianza del vicino, che avrebbe visto una persona corrispondente alla descrizione di Zippo uscire dall'abitazione al momento dell'esplosione, aggiunge un ulteriore tassello al quadro investigativo. La risposta evasiva dell'imputato, tramite un'emoticon, potrebbe essere vista come un tentativo di minimizzare o evitare di rispondere.
Il processo è ancora in corso e le prossime udienze saranno cruciali per definire le responsabilità. La corte dovrà valutare tutte le prove presentate, incluse le testimonianze, le prove digitali e le perizie tecniche. La memoria di Jacopo Peretti, la vittima, è al centro di questa ricerca di giustizia.
La data dell'esplosione, 30 giugno 2025, è ormai impressa nella memoria della città di Torino. Le indagini hanno cercato di fare luce su un evento che ha scosso la comunità locale. La possibilità che l'incendio sia stato doloso e premeditato è uno degli aspetti più gravi che il processo dovrà affrontare.
La figura dell'imputato, Giovanni Zippo, è stata analizzata sotto diversi profili. Le sue ricerche online, i suoi contatti e le sue dichiarazioni sono tutti elementi che verranno vagliati attentamente dai giudici. La corte dovrà stabilire se vi sia un nesso causale tra le sue azioni e la morte di Jacopo Peretti.
La complessità del caso risiede anche nella natura dell'evento: un'esplosione che ha causato danni ingenti e una perdita irreparabile. La ricostruzione della dinamica esatta è fondamentale per comprendere appieno quanto accaduto in via Nizza.
Le indagini sulla sicurezza dei prodotti acquistati online, in questo caso diluenti e sverniciatori, potrebbero emergere come un tema secondario, ma sempre rilevante, nel contesto della gestione di sostanze potenzialmente pericolose. La facilità di accesso a tali prodotti tramite piattaforme di e-commerce è un aspetto da considerare.
La vicenda giudiziaria di Torino continua a tenere banco, con l'attesa di risposte concrete che possano portare chiarezza su una tragedia che ha segnato profondamente la città. La giustizia farà il suo corso, basandosi sulle prove raccolte e sulle testimonianze raccolte in aula.