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La Cisl Piemonte non aderirà alla manifestazione del 23 maggio a Torino sulla sanità. Il sindacato critica l'approccio della Cgil, ritenuto troppo politico e non costruttivo per risolvere i problemi reali del sistema sanitario regionale.

Cisl Piemonte: no alla piazza, sì al dialogo

La Cisl Piemonte ha deciso di non prendere parte alla manifestazione prevista per sabato 23 maggio a Torino. La decisione è stata comunicata dal segretario generale Luca Caretti. Egli ha spiegato che il sindacato non condivide la natura e lo spirito dell'evento. La Cisl ritiene che le proteste in piazza non siano la via corretta per affrontare le criticità del sistema sanitario.

Secondo Caretti, quando un sindacato come la Cgil decide di agire autonomamente, creando una piattaforma che assomiglia più a un progetto politico che a una reale vertenza sindacale, la Cisl non può e non vuole associarsi. Questa presa di posizione segna una netta distanza dalla mobilitazione organizzata dal Comitato per il diritto alla tutela della salute pubblica e alle cure.

Sanità piemontese: problemi reali, soluzioni al tavolo

Il segretario Caretti ha riconosciuto la gravità dei problemi che affliggono la sanità piemontese. Ha citato le liste d'attesa inaccettabili, le case di comunità sottofinanziate e il modello ospedalocentrico ormai obsoleto. Tuttavia, la Cisl è convinta che queste problematiche non si risolvano manifestando in piazza. La soluzione, secondo il sindacato, risiede nel dialogo e nel confronto diretto con le istituzioni.

La Cisl sta già percorrendo questa strada, impegnandosi in discussioni con gli enti preposti. Per il sindacato, questo approccio negoziale rappresenta la via maestra per ottenere risultati concreti. La convinzione è che solo attraverso un confronto costruttivo si possano apportare le modifiche necessarie al sistema sanitario regionale.

Appello alla Cgil: un fronte comune per la sanità

Luca Caretti ha rivolto un appello alla Cgil, chiedendo spiegazioni sul perché abbia scelto un percorso solitario. Il segretario ha sottolineato l'importanza di costruire un fronte comune all'interno della confederalità sindacale. La situazione attuale richiede un'azione unitaria, non divisioni che indeboliscono la capacità di negoziazione.

La Cisl ritiene che non bastino semplici iniezioni di risorse per tamponare le falle del sistema. È necessaria una riforma strutturale dell'intero sistema sanitario regionale. L'attuale impianto, secondo il sindacato, non è più in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e di garantire cure adeguate e tempestive.

Sviluppo economico per una sanità sostenibile

Infine, Caretti ha evidenziato un altro aspetto cruciale: la necessità di promuovere lo sviluppo economico del Piemonte. Senza una crescita economica robusta, nessun sistema sanitario potrà mai essere veramente sostenibile nel lungo periodo. L'indebolimento dell'economia si ripercuote inevitabilmente sulla capacità di finanziare adeguatamente i servizi pubblici essenziali, inclusa la sanità.

La Cisl è fermamente convinta che un piano di rilancio economico sia indispensabile per garantire la tenuta del welfare regionale. Solo un Piemonte economicamente forte potrà sostenere un sistema sanitario efficiente e accessibile a tutti i cittadini. La strada intrapresa dalla Cgil, secondo la Cisl, rischia di distogliere l'attenzione da questi temi fondamentali.

Domande frequenti sulla manifestazione

Perché la Cisl non parteciperà alla manifestazione sulla sanità a Torino?

La Cisl Piemonte, attraverso il suo segretario Luca Caretti, ha dichiarato di non condividere lo spirito e la natura della manifestazione, ritenendo che i problemi della sanità si risolvano al tavolo con le istituzioni e non in piazza. Il sindacato critica inoltre l'approccio autonomo della Cgil, giudicato troppo politico.

Quali sono i problemi della sanità piemontese secondo la Cisl?

La Cisl Piemonte ha evidenziato problemi reali e gravi come le liste d'attesa inaccettabili, il sottofinanziamento delle case di comunità e un modello ospedalocentrico obsoleto. Il sindacato ritiene necessaria una riforma strutturale del sistema sanitario regionale.