Condividi

L'appello del maxi processo Askatasuna è iniziato a Torino con tensioni tra le parti. Saranno ascoltati due investigatori chiave e si discuterà l'ammissibilità di prove audio.

Inizia l'appello del maxi processo Askatasuna

La prima udienza dell'appello del maxi processo Askatasuna si è svolta oggi a Torino. L'evento è stato caratterizzato da accese discussioni. Le parti, accusa e difesa, hanno scambiato frecciate e polemiche. L'attenzione è focalizzata sull'ipotesi di associazione per delinquere. I maggiori esponenti del centro sociale sono chiamati a rispondere di questo reato.

Nel primo grado del giudizio, tenutosi nel marzo del 2025, tutti gli imputati erano stati assolti. L'accusa di associazione per delinquere non aveva trovato riscontro. La procura ha deciso di presentare ricorso contro questa decisione. Oggi, la procura ha avanzato una richiesta specifica. Ha chiesto e ottenuto la rinnovazione del dibattimento. Questo significa che il processo ripartirà con nuove prove.

Nuove audizioni e richieste respinte

La rinnovazione del dibattimento prevede l'audizione di due testimoni. Si tratta di investigatori della Digos. Questi agenti hanno condotto le indagini preliminari. La loro testimonianza è considerata cruciale per la procura. La richiesta di ascoltare questi investigatori è stata accolta dai giudici. La loro versione dei fatti potrebbe cambiare l'esito del processo.

Non tutte le proposte della procura sono state però accettate. È stata respinta una richiesta specifica. Si trattava dell'acquisizione di un file audio. Questo file contiene un'intervista. L'intervista è stata rilasciata alcune settimane fa. A rilasciarla è stato Giorgio Rossetto. Egli è considerato uno dei leader di Askatasuna. È anche una figura di spicco dell'autonomia in Italia. L'intervista è andata in onda su un'emittente radiofonica.

Dettagli sul processo e le contestazioni

Il numero totale degli imputati è di venticinque. Di questi, sedici devono affrontare l'accusa di associazione per delinquere. Nel primo grado, ci sono state diciotto condanne. Le pene variavano da cinque mesi a quattro anni e nove mesi di reclusione. Tuttavia, queste condanne riguardavano solo singoli episodi specifici. Tali episodi si sono verificati durante manifestazioni o scontri di piazza. Non erano legate all'associazione per delinquere.

Durante l'udienza odierna, non sono mancati momenti di forte contrasto. I difensori hanno espresso il loro disappunto. Si sono rivolti ai giudici della Corte di Appello. Hanno dichiarato di non aver gradito un riferimento specifico. L'avvocato Mauro Prinzivalli, legale di parte civile. Rappresenta la presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha fatto un riferimento alla normativa sui "delinquenti abituali e professionali". Questo riferimento ha suscitato reazioni negative da parte della difesa.