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Un nuovo film girato a Torino, "Così all'improvviso", mira a sensibilizzare sul tema dell'Hiv e a combattere pregiudizi e disinformazione. La pellicola, diretta da Salvatore Allocca, esplora lo stigma sociale legato al virus.

Il film affronta lo stigma dell'Hiv

Il virus Hiv non suscita più il terrore degli anni '80. Questa minore attenzione potrebbe però rappresentare un problema. L'interesse verso il virus è diminuito. Tra i più giovani, la disinformazione sulle infezioni sessualmente trasmissibili è in aumento. Il cinema cerca ora di stimolare una nuova discussione.

La pellicola si intitola "Così all'improvviso". È l'opera più recente del regista Salvatore Allocca. Le riprese si svolgono a Torino. Sono iniziate il 6 luglio e proseguiranno fino al 7 agosto.

La produzione è affidata a Mia Film, Helios Film ed Emma Film con Rai Cinema. Il lungometraggio riceve supporto da Film Commission Torino Piemonte e dalla Regione Piemonte. Un contributo arriva anche da Anlaids Ets.

Nel cast figurano Emma Fasano e Claudio Segaluscio. Sono affiancati da attori noti come Filippo Nigro, Carolina Crescentini, Antonio De Matteo, Francesco Colella e Mia Benedetta.

La trama: amore, paura e riscatto

La protagonista è Giulia. È una diciassettenne brillante. Proviene da una famiglia agiata. Il suo sogno è diventare rappresentante d'istituto. La sua vita subisce una svolta improvvisa. Scopre di aver contratto l'Hiv.

A offrirle sostegno è Christian. Lui è un ragazzo con un passato complesso. Lavora nelle cucine dell'ospedale. È lo stesso luogo dove Giulia riceve le cure. Insieme, i due intraprendono un percorso di crescita. La storia parla di amore, paura e riscatto.

«Non è un film sull'Hiv, ma sullo stigma che ancora oggi accompagna chi vive con il virus», afferma il regista Salvatore Allocca. Lo dichiara durante una pausa delle riprese. Il set è allestito presso l'Istituto Colombatto di Torino.

L'ispirazione nasce da un'intervista letta anni prima. Una ragazza aveva scoperto di avere l'Hiv. Lo fece durante normali analisi del sangue. Non sapeva cosa fosse. «Mi colpì il fatto che appartenesse a una generazione che non aveva vissuto gli anni dell'emergenza e conoscesse pochissimo il virus», spiega Allocca.

Educazione sessuale e superamento dei pregiudizi

Da quella storia è scaturito un lungo lavoro di documentazione. Allocca si è confrontato con medici, psicologi e l'ospedale Sacco di Milano. «Oggi l'Hiv è una patologia cronica grazie alle terapie, ma resta fortissimo lo stigma sociale», osserva il regista.

Al centro della riflessione vi è anche l'educazione sessuale. Si evidenzia la mancanza di informazioni nelle scuole. «Vorremmo che il film aprisse un dibattito. una storia di formazione e d'amore, ma soprattutto un invito a parlare di un tema che troppo spesso viene ancora ignorato», dichiara la produttrice Stella Rossa Savino.

«Bisognerebbe parlarne fin da piccoli, con strumenti adeguati a ogni età», sottolinea la giovane protagonista Emma Fasano. Anche Claudio Segaluscio ammette di aver appreso molti aspetti dell'Hiv durante le riprese. «Avevo anch'io tanti pregiudizi. Oggi faccio regolarmente il test, anche per rispetto della persona con cui sto», confessa.

Per Carolina Crescentini, che interpreta la madre di Giulia, «è un tema necessario. Non importa se crea imbarazzo, vogliamo che se ne parli». L'attrice aggiunge: «Nei giovani il film deve creare un coinvolgimento emotivo, è vero che oggi non si muore più di Hiv, ma è meglio cercare di non prenderlo».

Torino come scenario universale

La città di Torino fa da sfondo alla vicenda. Le riprese coinvolgono il centro storico, piazza Vittorio e il quartiere Falchera. «È una città post-industriale, con una forte identità, ma allo stesso tempo universale», spiega Allocca.

L'obiettivo è distribuire il film nelle sale all'inizio del prossimo anno. Si punta anche a proiezioni nelle scuole. L'intento è aprire un confronto con i più giovani. Successivamente, la pellicola sarà disponibile sulle piattaforme digitali.