Due medici sono stati aggrediti all'interno della Casa di Comunità di Termoli. Il sindacato Snami Molise denuncia l'episodio e chiede l'intervento immediato delle autorità per garantire la sicurezza delle strutture sanitarie.
Aggressione nella Casa di Comunità di Termoli
Un grave episodio di violenza si è verificato nella Casa di Comunità di Termoli. Due medici sono stati aggrediti mentre prestavano servizio nell'ambulatorio diurno dell'Aggregazione Funzionale Territoriale (Aft).
Secondo le prime ricostruzioni, un utente proveniente da fuori regione avrebbe prima preso di mira uno dei sanitari. Successivamente, l'individuo ha scatenato la propria rabbia distruggendo arredi, strumenti e attrezzature mediche presenti nella struttura.
L'aggressione ha destato profonda preoccupazione tra il personale sanitario e le organizzazioni sindacali, che denunciano la crescente insicurezza nei luoghi di cura.
Richiesta di guardie giurate per le strutture sanitarie
Lo Snami Molise ha espresso la propria piena solidarietà ai colleghi aggrediti. Il presidente regionale, Federico Di Renzo, ha condannato con fermezza l'accaduto, sottolineando come la situazione richieda interventi concreti e immediati.
«Ai colleghi va la nostra vicinanza», ha dichiarato Di Renzo. «Negli accordi integrativi regionali avevamo previsto la presenza di più professionisti all'interno di questi presidi, anche per scoraggiare eventuali malintenzionati. Quanto accaduto a Termoli dimostra che non basta: nell'ambulatorio i medici erano due, eppure l'aggressione non è stata evitata».
Il sindacato chiede pertanto un intervento deciso da parte di Asrem e della Regione Molise. La proposta è chiara: affiancare ai medici guardie giurate nelle Case di Comunità e negli ambulatori delle Aft, a partire proprio da Termoli.
La sicurezza prima di tutto per medici e pazienti
Di Renzo ha evidenziato come le norme più severe, pur utili, intervengano solo a posteriori. La priorità deve essere la prevenzione e la tutela della sicurezza del personale sanitario.
«Un medico che teme per la propria incolumità non può lavorare con la serenità che la cura richiede», ha concluso il presidente dello Snami. «E a farne le spese sono anche i pazienti».
La richiesta mira a garantire un ambiente di lavoro sicuro per i professionisti della sanità e, di conseguenza, un'assistenza di qualità per tutti i cittadini che si rivolgono alle strutture pubbliche.