La famiglia di Simona Cinà, pallavolista di Capaci, solleva nuovi interrogativi sulla sua morte avvenuta in piscina. Richieste di nuove consulenze e riascolto dei testimoni animano l'udienza davanti al Gip.
Nuovi accertamenti sulla morte in piscina
La famiglia di Simona Cinà insiste per nuove indagini. Gli avvocati Antonio, Marco e Paolo Ingroia hanno chiesto al Gip di Termini Imerese ulteriori accertamenti. Si auspica una nuova consulenza medico-legale. Questa dovrebbe essere affidata a esperti differenti da quelli già incaricati dalla Procura. In alternativa, si richiede una perizia disposta direttamente dal giudice. L'obiettivo è fare piena luce sulla tragica scomparsa della giovane.
Il pubblico ministero Raffaele Cammarano, invece, ha ribadito la richiesta di archiviazione del caso. Il giudice si è preso del tempo per valutare tutte le istanze presentate. La famiglia non si arrende di fronte alle conclusioni preliminari delle indagini. La speranza è di ottenere risposte definitive e chiare.
Dubbi sulle indagini e testimonianze
I legali della famiglia Cinà esprimono perplessità. «Non capiamo come possano considerare compatibili elementi come le dichiarazioni dei ragazzi che parlano di una ragazza sobria a fronte dei consulenti che affermano invece l’esatto opposto», hanno dichiarato. I legali giudicano le indagini «tardive e insufficienti». Ritengono che ci siano incongruenze significative tra le testimonianze dei presenti e le conclusioni dei consulenti. Queste discrepanze alimentano i dubbi sulla ricostruzione ufficiale dei fatti. La famiglia cerca giustizia per la propria figlia.
Fuori dal tribunale, nel giorno in cui Simona avrebbe compiuto 22 anni, gli amici hanno manifestato in silenzio. Hanno voluto mostrare la loro vicinanza ai familiari. La loro presenza silenziosa sottolinea il profondo legame che li univa alla giovane pallavolista. La memoria di Simona vive nei cuori di chi l'ha conosciuta e amata.
La ricostruzione dei fatti e le perplessità
La giovane fu trovata priva di vita sul fondo della piscina. L'evento accadde nella notte tra l'1 e il 2 agosto 2025. La scena era una villa ad Aspra, durante un party di laurea. Per gli inquirenti si trattò di un tragico incidente. Il tasso alcolemico riscontrato, pari a 2,94 grammi per litro, avrebbe compromesso le sue capacità di reazione. Questo le avrebbe impedito di tornare in superficie. Sul corpo non furono riscontrati segni di aggressione o violenza sessuale. Gli esami tossicologici esclusero la presenza di droghe e farmaci. Nessuno degli invitati si sarebbe accorto del momento in cui Simona finì in acqua. La musica ad alto volume avrebbe contribuito a questa mancata percezione. I magistrati hanno escluso l'omissione di soccorso.
I genitori, tuttavia, non credono che la figlia possa essere morta senza che nessuno si rendesse conto di nulla. Questa convinzione li spinge a proseguire nella ricerca della verità. La loro sofferenza è profonda, ma la determinazione a ottenere giustizia è ancora più grande. La loro battaglia legale continua, sostenuta dalla speranza di fare chiarezza.
Domande e Risposte
Perché la famiglia di Simona Cinà chiede nuovi accertamenti?
La famiglia di Simona Cinà chiede nuovi accertamenti perché ritiene le indagini «tardive e insufficienti». Sottolineano discrepanze tra le dichiarazioni dei testimoni, che affermano che Simona fosse sobria, e le conclusioni dei consulenti, che indicano il contrario. Vogliono una consulenza medico-legale indipendente o una perizia disposta dal giudice.
Quali sono le conclusioni iniziali degli inquirenti sulla morte di Simona Cinà?
Gli inquirenti hanno concluso che la morte di Simona Cinà sia stata un tragico incidente. La causa principale indicata è l'elevato tasso alcolemico (2,94 g/l) che ne avrebbe compromesso le capacità di reazione. Non sono stati riscontrati segni di violenza sul corpo e gli esami tossicologici hanno escluso droghe o farmaci. Si è anche escluso che qualcuno si sia accorto dell'incidente o che ci sia stata omissione di soccorso.
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