Un documento congiunto di cinque associazioni di categoria propone misure concrete per rivitalizzare commercio e turismo a Taranto. L'obiettivo è trasformare la crescita turistica in benefici economici diffusi e contrastare la crisi occupazionale.
Criticità del commercio locale
Il settore commerciale di Taranto affronta una fase critica. Negli ultimi dieci anni, si è registrata una contrazione del 22,8% nel numero di esercizi commerciali. Questo dato preoccupante evidenzia una tendenza allo svuotamento dei centri urbani. La situazione è aggravata da un elevato tasso di disoccupazione, pari a 34.810 persone nel solo capoluogo. La carenza di figure professionali qualificate nel settore artigianale, con un 60% di imprese che non trova personale, complica ulteriormente il quadro economico.
La qualità della vita a Taranto è inoltre tra le più basse in Italia, posizionandosi al 105° posto su 107 province. Le leggi regionali pensate per il rilancio del territorio rimangono, secondo le associazioni, in gran parte inapplicate. Di fronte a questo scenario, cinque importanti associazioni di categoria – Confapi, Casartigiani, Confesercenti Casaimpresa, Unsic e Upalap – hanno elaborato un piano di rilancio. Questo documento verrà presentato al sindaco e alla giunta comunale in vista del Tavolo per lo Sviluppo del Territorio previsto per il 30 marzo 2026.
Le associazioni chiedono un piano organico per le aree commerciali e i mercati cittadini. Questo piano dovrebbe includere la riqualificazione degli spazi pubblici, il miglioramento dell'arredo urbano e una revisione della viabilità e delle aree di sosta. Un punto fondamentale è la piena attuazione del Documento Strategico del Commercio, già approvato dal Comune ma rimasto in gran parte inattuato. Si propone anche l'adozione di una fiscalità di vantaggio per il centro storico.
L'obiettivo è incentivare nuove attività commerciali nel Borgo, nella Città Vecchia e sull'Isola. Le misure fiscali ipotizzate includono l'esenzione totale o parziale da IMU, TARI, Tosap e imposta di pubblicità per almeno cinque anni. Per i contratti di affitto commerciali nel centro storico, si suggeriscono canoni concordati con una riduzione del 20-25%. Viene inoltre richiesto un registro dei locali sfitti e una garanzia comunale per i giovani imprenditori sotto i 35 anni. Si ipotizza anche una maggiorazione dell'IMU sugli immobili commerciali vuoti da oltre 24 mesi.
Per supportare la transizione digitale delle piccole attività, le associazioni propongono la creazione di una piattaforma digitale denominata «Taranto Shopping». A questa si aggiungerebbe un Voucher Digitale del valore di 1.000-3.000 euro. Questo voucher sarebbe destinato all'acquisto di servizi legati all'e-commerce, alla realizzazione di siti web e alla gestione dei social media.
Il paradosso del turismo tarantino
Il settore turistico di Taranto presenta un quadro apparentemente positivo, ma con criticità significative. I dati dell'Osservatorio regionale, presentati alla BIT di Milano, indicano una crescita robusta per la provincia ionica nel 2025. Si sono registrati 444.417 arrivi, con un incremento del 12%, e 1.653.178 presenze, segnando un +14%. La provincia ha superato in termini percentuali di crescita sia Lecce che Brindisi, confermandosi tra le aree più dinamiche della Puglia.
La permanenza media dei visitatori si attesta sui 3,7 giorni. La componente turistica estera è in crescita, rappresentando il 31% degli arrivi totali. Il Sentiment Index provinciale, che misura la percezione positiva dei visitatori, raggiunge un lusinghiero 87,1 su 100. Nonostante questi numeri incoraggianti, le associazioni denunciano come questi flussi turistici non si traducano in ricadute economiche diffuse per il commercio locale, i pubblici esercizi e l'artigianato.
Il paradosso risiede nel fatto che il territorio non riesce a trasformare la crescente domanda turistica in valore economico tangibile. La tariffa media delle strutture ricettive è di soli 100,1 euro, nettamente inferiore rispetto a Brindisi (131,7 euro) e Bari (119,7 euro). Questo dato suggerisce che il potenziale economico generato dal turismo non viene pienamente valorizzato. A queste problematiche si aggiungono carenze strutturali nei trasporti, nelle infrastrutture di accoglienza e nella promozione coordinata della destinazione turistica.
Per affrontare queste sfide, le associazioni propongono la predisposizione di un Piano Strategico del Turismo. Questo piano dovrebbe integrare l'accoglienza, la fruizione urbana, la qualità dello spazio pubblico e il sistema economico locale. L'obiettivo è chiaro: trasformare i visitatori in clienti attivi per le botteghe, i ristoranti e le imprese artigiane della città. Un altro punto cruciale riguarda la destinazione dell'imposta di soggiorno.
Si chiede che le entrate generate dall'imposta di soggiorno vengano utilizzate in modo mirato per finanziare interventi di valorizzazione turistica e per creare un «Fondo Comunale per il Centro Storico». Questo eviterebbe che tali fondi vengano genericamente assorbiti dal bilancio corrente. Le associazioni suggeriscono inoltre l'integrazione della «Taranto Card» turistica con le attività commerciali e artigianali. L'idea è offrire sconti e itinerari dedicati ai visitatori che effettuano acquisti presso le botteghe locali.
In vista dei Giochi del Mediterraneo, in programma dal 21 agosto al 3 settembre 2026, vengono proposte iniziative specifiche. Si parla di pacchetti turistici integrati che combinino sport, cultura, artigianato ed enogastronomia. Si propone la creazione di un «Villaggio dell'Artigianato» con stand dedicati alle eccellenze locali. Inoltre, si richiede la costituzione di un Albo delle imprese per facilitare sub-appalti e forniture. Viene anche suggerita la promozione di un programma annuale di «Botteghe Aperte», volto a creare una rete tra artigianato, turismo e commercio attraverso itinerari guidati.
Le associazioni sottolineano con forza il divario: «Taranto cresce nel turismo ma non ne beneficia. I visitatori arrivano, ma il centro si svuota di negozi. Se non si collegano i flussi turistici al tessuto commerciale e artigianale, la crescita resta un numero su una slide, non un'opportunità per le famiglie e le imprese tarantine».
Crisi occupazionale e proposte per i giovani
I dati relativi all'occupazione a Taranto dipingono un quadro preoccupante. Secondo le informazioni aggiornate dei Centri per l'impiego al 31 gennaio 2026, nel solo Comune di Taranto si contano 34.810 disoccupati e 8.826 inoccupati. A fronte di questi numeri, gli occupati sono 42.660. Nella provincia, il numero totale di disoccupati sale a 96.403.
Taranto detiene il tasso di disoccupazione più elevato della Puglia, pari al 17,5%, e il tasso di occupazione più basso, fermo al 39,7%. La disoccupazione giovanile rappresenta un'emergenza, attestandosi al 28%, quasi il doppio della media nazionale del 12%. Solo il 17,9% dei giovani tra i 25 e i 39 anni possiede una laurea, contro una media nazionale del 28%. Inoltre, solo il 9% dei contratti di lavoro si trasforma in un contratto a tempo indeterminato, rispetto al 13% nazionale. Il fenomeno dei NEET (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione) supera il 20%.
Per contrastare questa situazione, le associazioni propongono diverse misure mirate ai giovani. Tra queste, un «Bonus Giovani Imprenditori» che preveda un'esenzione triennale dalla TARI per gli under-35 che avviano un'attività. Viene suggerito un programma di apprendistato denominato «Maestri e Allievi», da realizzare in collaborazione con le botteghe storiche. Si propongono inoltre tirocini retribuiti specificamente per i NEET e la creazione di incubatori d'impresa all'interno di edifici pubblici recuperati.
Artigianato: richiesta di zone franche
Mentre il settore artigianato in Puglia registra un aumento di circa 2.500 imprese, a Taranto la crescita è minima, attestandosi solo allo 0,35%. Parallelamente, si osserva un aumento delle richieste di cassa integrazione. La difficoltà nel reperire personale qualificato è un problema diffuso: il 60% delle imprese artigiane non riesce a trovare candidati idonei, mentre il 32% li giudica inadeguati.
Le associazioni denunciano che «le serrande abbassate rappresentano tasse che non verranno pagate, posti di lavoro persi e sogni che svaniscono». La richiesta più pressante riguarda l'attivazione delle «Zone Franche per l'Artigianato». Queste sono previste dall'articolo 18 della Legge Regionale 7/2023 della Puglia, una normativa considerata tra le più avanzate a livello nazionale ma ancora largamente inapplicata. Il termine di 180 giorni previsto per l'atto di Giunta regionale è scaduto da oltre due anni.
Le aree individuate per l'istituzione di queste zone franche sono la Città Vecchia, il Borgo Antico e il quartiere Tamburi. Si richiede inoltre la creazione di specifici spazi denominati «Piazze dell'Artigianato». Vengono proposte l'attivazione dei programmi «Maestri Artigiani» e «Botteghe Scuola», previsti dalla Legge Regionale 26/2018. Infine, si auspica la creazione di un Distretto Urbano che preveda esenzioni fiscali per le imprese artigiane.
«Zone Zero Alcol» e riforma del regolamento igiene
Le associazioni propongono l'adozione del modello «Zone Zero Alcol», già sperimentato con successo a Treviso. Questo modello prevede ordinanze che sanzionano direttamente il consumatore che beve alcolici in aree pubbliche, con multe che vanno da 100 a 500 euro. In questo modo, si evita di penalizzare gli esercenti, che già sopportano una TARI tra le più alte d'Italia. I locali autorizzati potrebbero continuare a servire bevande all'interno dei propri spazi e nelle aree esterne autorizzate, senza alcuna restrizione.
Le zone prioritarie individuate per l'applicazione di questo modello sono il Borgo, la Città Vecchia, il lungomare, la zona della stazione e le aree interessate dai Giochi del Mediterraneo. Le associazioni criticano l'attuale approccio: «Si introducono restrizioni per contrastare una movida che a Taranto non esiste quasi più. I problemi legati ai rifiuti o agli schiamazzi non possono essere scaricati sulle imprese». Viene quindi richiesta la contestuale revisione di tutte le ordinanze generalizzate che penalizzano gli esercenti.
Un altro punto critico riguarda il Regolamento Comunale di Igiene e Sanità Pubblica. L'attuale normativa risale al 1998, quasi 28 anni fa. Questo rende di fatto impossibile ottenere i nulla osta per centinaia di locali situati nel centro storico. I requisiti previsti, come altezze minime, aerazione e superfici, sono pensati per edifici moderni e non si adattano alle strutture storiche.
Le associazioni chiedono l'introduzione di deroghe specifiche per il centro storico. Tra queste, si propone un'altezza minima dei locali di 2,70 metri. Per quanto riguarda l'aerazione, si suggerisce l'uso della ventilazione meccanica controllata in sostituzione dell'aerazione naturale. Inoltre, si richiede un parere preventivo gratuito da parte dell'ASL e l'istituzione di una conferenza dei servizi semplificata per accelerare le procedure autorizzative.
Le associazioni concludono con un riepilogo delle criticità e delle opportunità: «Taranto ha 444.000 turisti in arrivo ma perde il 22,8% dei negozi. Ha 790 milioni di fondi JTF ma solo 10 bandi aperti. Ha una legge regionale sull'artigianato tra le migliori d'Italia ma nessuna Zona Franca attivata. Ha 34.810 disoccupati ma il 60% delle imprese artigiane non trova personale». Viene sottolineata la necessità di azioni concrete: «Servono cronoprogrammi, responsabili e scadenze. Il 30 marzo deve essere l'inizio, non l'ennesimo annuncio».