Un uomo di 60 anni è stato scagionato da accuse di violenza sessuale e maltrattamenti. Dopo sette mesi di arresti domiciliari, il giudice ha stabilito la sua innocenza.
Assoluzione per 60enne dopo domiciliari a Taranto
La giustizia ha emesso una sentenza di assoluzione per un uomo di Taranto. L'uomo, di 60 anni, era stato sottoposto a custodia cautelare ai domiciliari. La misura restrittiva è durata per ben sette mesi. Il provvedimento prevedeva anche l'uso del braccialetto elettronico. L'accusa iniziale riguardava gravi reati.
Si parlava di presunti maltrattamenti, violenze e minacce. Le presunte vittime delle condotte erano l'ex compagna dell'uomo. La decisione finale è arrivata dal giudice per l’udienza preliminare. Il magistrato in questione è Pompeo Carriere. Ha disposto il proscioglimento completo dell'imputato. La sentenza è giunta al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Questo tipo di rito permette una riduzione della pena in caso di condanna.
L'uomo, difeso dall'avvocato Alessandro Scapati, era finito sotto indagine. Le indagini erano iniziate nel corso del 2025. Tutto partì da una querela presentata dalla donna. La donna soffriva di una specifica patologia. Si trattava di una forma di parkinsonismo. Era inoltre in cura con farmaci specifici. La sua condizione medica ha rappresentato un elemento centrale nelle indagini.
Dinamica delle accuse: dalla consensualità alla violenza
Secondo quanto ricostruito dall'impianto accusatorio, la relazione tra i due era iniziata in un periodo preciso. L'estate del 2024 aveva visto l'inizio del loro rapporto. Inizialmente, la relazione sembrava avere un carattere consensuale. Le cose sarebbero poi degenerate rapidamente. Si sarebbe innescata una spirale di presunte condotte violente e coercitive. La persona che ha sporto denuncia ha fornito dettagli specifici.
La donna avrebbe riferito di richieste insistenti. Queste riguardavano rapporti sessuali che non gradiva. In caso di rifiuto, sarebbero seguite conseguenze negative. Le conseguenze includevano aggressioni fisiche. Venivano menzionati schiaffi e pressioni psicologiche. Questi elementi sono emersi dagli atti d'indagine.
Ulteriori episodi descritti negli atti sono preoccupanti. La donna avrebbe dichiarato di essere stata indotta a consumare alcolici. Questo accadeva contro la sua volontà. Successivamente, si sarebbe risvegliata in uno stato confusionale. I suoi abiti sarebbero stati trovati in disordine. Questi episodi minano ulteriormente la sua autonomia e il suo benessere.
In altre circostanze, l'uomo avrebbe utilizzato minacce. Le minacce riguardavano la diffusione di immagini intime. Avrebbe anche minacciato di farle del male. Questo, in caso si fosse rivolta alle autorità competenti. La paura di ritorsioni ha probabilmente influenzato la sua decisione di denunciare.
Aggressioni e minacce post-rottura, poi l'assoluzione
La denuncia non si limitava agli episodi avvenuti durante la relazione. Faceva riferimento anche ad aggressioni. Queste sarebbero avvenute durante le crisi legate alla patologia neurologica della donna. Le crisi si manifestavano con tremori e rigidità muscolare. In tali momenti di vulnerabilità, la donna sarebbe stata colpita. Gli oggetti utilizzati per colpirla non sono specificati. Sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali. Questo avveniva nonostante le sue precarie condizioni fisiche. La sua fragilità medica è stata sfruttata.
L'accusa sosteneva che anche dopo la fine della relazione, l'uomo continuasse a perseguitarla. La rottura era avvenuta nei primi mesi del 2025. L'uomo avrebbe continuato a cercarla. Si sarebbe persino reso protagonista di un incontro in strada. Durante questo incontro, le avrebbe rivolto minacce dirette. Questo dimostra una persistenza nelle condotte moleste.
Sulla base degli elementi raccolti durante la fase investigativa, il giudice aveva inizialmente valutato la situazione. Aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza. Inoltre, era stato ravvisato un pericolo concreto di reiterazione dei reati. Per queste ragioni, era stata disposta la misura cautelare. L'indagato era stato posto agli arresti domiciliari. Era stato anche imposto un divieto di comunicazione con l'ex compagna. Il controllo elettronico garantiva il rispetto della misura.
Tuttavia, all'esito del giudizio abbreviato, la prospettiva è cambiata radicalmente. Il gup Carriere ha riesaminato le prove. Ha ritenuto che le accuse non fossero sufficientemente provate. La sua valutazione ha portato alla sentenza di assoluzione. La decisione finale scagiona completamente l'uomo dalle gravi imputazioni. La giustizia ha fatto il suo corso, portando a un epilogo inatteso per l'accusa.