Condividi
AD: article-top (horizontal)

L'Unione Sindacale di Base lancia un serio avvertimento sulle condizioni di sicurezza dell'Acciaieria 2 dell'ex Ilva di Taranto. Camminamenti corrosi e controlli superficiali mettono a rischio la vita degli operai, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza sul lavoro.

Camminamenti pericolanti nell'acciaieria 2

Accumuli di calce e minerali stanno ostruendo i passaggi nell'Acciaieria 2. Queste sostanze corrosive stanno deteriorando le strutture metalliche. Le normali vie di transito diventano così percorsi insidiosi. La visibilità è compromessa e il rischio di scivolare è elevato.

Questa situazione preoccupante è stata denunciata dall'Unione Sindacale di Base (USB). Il sindacato solleva nuovamente il problema della sicurezza. Vengono evidenziate le precarie condizioni igieniche all'interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Il quadro generale è allarmante.

Controlli inadeguati e tragedie sul lavoro

Le verifiche effettuate dall'azienda appaiono superficiali. Questo contrasta con la gravità della situazione. La comunità di Taranto è ancora scossa da recenti incidenti mortali. Claudio Salamida e Loris Costantino hanno perso la vita in circostanze tragiche.

Entrambi gli operai sono deceduti a breve distanza l'uno dall'altro. Le loro morti sono legate ai pericoli delle strutture in quota dell'impianto. La sicurezza dei lavoratori resta una priorità non garantita.

Il cedimento del 12 gennaio e la caduta del 2 marzo

Il 12 gennaio, Claudio Salamida, 46 anni, è morto sul colpo. Lavorava nello stabilimento da oltre vent'anni. È precipitato per diversi metri. Il cedimento improvviso del piano di calpestio è stata la causa. Stava effettuando un normale controllo nell'Acciaieria 2.

Il 2 marzo, la vittima è stata Loris Costantino, 36 anni. Era un dipendente della ditta esterna Gea Power. È caduto da una passerella alta circa dieci metri. Stava eseguendo operazioni di pulizia su un nastro trasportatore nel reparto Agglomerato.

Richieste di verifiche approfondite

Per prevenire ulteriori tragedie, il sindacato critica l'inadeguatezza dei controlli. I responsabili di area non starebbero effettuando verifiche sufficienti. Le richieste di informazioni da parte dei rappresentanti dei lavoratori hanno ottenuto risposte evasive. Sono state descritte come semplici ispezioni visive.

Francesco Mercurio, rappresentante USB, definisce questi controlli inammissibili. «Quello che viene fatto è certamente insufficiente», afferma. Non permette di valutare i rischi seri e attuali per la sicurezza.

Il sindacato chiede verifiche approfondite sulla stabilità dei pavimenti. Servono esami radiografici e strumenti tecnici specifici. Questi permetterebbero di misurare lo spessore delle strutture. Si potrebbero così rilevare assottigliamenti del metallo.

Infiltrazioni e materiali sospetti peggiorano la situazione

A complicare il quadro vi sono infiltrazioni d'acqua piovana. La presenza di materiali potenzialmente cancerogeni aggrava ulteriormente le condizioni. Alcune aree dell'impianto sono talmente buie da impedire la visibilità. Gli operai faticano a vedere dove appoggiano i piedi.

Le segnalazioni di queste anomalie sembrano scontrarsi con un muro di indifferenza. Alcuni capi area minimizzano la situazione. Adottano atteggiamenti poco costruttivi. Altri preferiscono scaricare la responsabilità.

Appello alle istituzioni nazionali

L'emergenza quotidiana vissuta dai lavoratori spinge l'USB a un appello diretto alle istituzioni. Si chiede un intervento immediato a livello nazionale. «Auspichiamo che, al ministero di competenza, sulla vertenza ex Ilva arrivi il nostro appello», conclude Mercurio. Si cercano soluzioni che mettano al centro le esigenze di lavoratori e cittadini. Questi non devono essere trascurati a favore di interessi economici.

AD: article-bottom (horizontal)