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Il Tribunale di Taranto ha emesso sentenze significative nel processo "Palco" contro un presunto sistema di prestiti usurari. Diverse persone sono state condannate, con pene che raggiungono oltre dieci anni per Luciano Donati.

Pesanti condanne per usura a Taranto

Il Tribunale di Taranto ha emesso la sua decisione nel processo denominato “Palco”. La prima sezione penale, presieduta dalla giudice Fulvia Misserini, ha inflitto pene severe. Vincenzo Albano, considerato un punto di riferimento nel presunto circuito di prestiti usurari, ha ricevuto sette anni di reclusione. Questa sentenza segna un punto fermo, almeno in primo grado, sull'indagine.

Luciano Donati è stato condannato a un anno e quattro mesi. La sua pena complessiva è stata fissata in dieci anni e sei mesi di reclusione. A ciò si aggiunge una multa di 11.900 euro. Questo calcolo tiene conto della continuazione con una precedente condanna della Corte d’Appello di Lecce. Le condanne rappresentano un duro colpo per il sistema indagato.

Dettagli sulle pene e proscioglimenti

Il collegio giudicante ha stabilito altre condanne. Pietro Marinelli è stato condannato a due anni e otto mesi. Marino Albano e Giuseppina Albano hanno ricevuto due anni ciascuno. Mimma Albano è stata condannata a due anni e quattro mesi. Michela Marzulli e Francesco Durelli hanno entrambi ricevuto un anno e otto mesi.

Il Tribunale ha anche disposto il risarcimento dei danni in favore delle parti civili. Alcuni imputati dovranno pagare in solido oltre 4.300 euro, più accessori. È stata inoltre ordinata la confisca delle somme considerate profitto delle attività illecite. Queste misure mirano a colpire economicamente le attività criminali.

Accanto alle condanne, il Tribunale ha pronunciato anche una serie di proscioglimenti. Pierluigi Provinciali è stato assolto. Antonio Cavallo è stato assolto per uno dei capi d'accusa, con la motivazione che “il fatto non sussiste”. Dichiarazioni di non doversi procedere sono intervenute per altri imputati. Questo è avvenuto per intervenuta prescrizione.

Prescrizione e assoluzioni nel processo

La prescrizione ha riguardato diversi imputati per alcuni capi d'accusa. Tra questi figurano Vincenzo Albano, Giuseppina Albano e Marino Albano. Anche Ciro Cinieri, Antonio Cavallo, Antonio Minervini, Umberto Amandonico, Francesco Guarini, Filomena Battista e Cosima Adamo rientrano in questa categoria. La prescrizione estingue il reato ma non la responsabilità penale.

Non luogo a procedere è stato dichiarato anche per Cataldo Folda, deceduto. Il procedimento vedeva complessivamente ventitré imputati. L'indagine della Squadra Mobile della Polizia era culminata nel 2014 con un blitz e otto arresti. Le misure cautelari avevano colpito diversi soggetti.

L'indagine e le accuse

Al centro dell'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Raffaele Graziano, vi era un presunto sistema di finanziamenti illegali. Secondo l'accusa, questo sistema avrebbe movimentato circa mezzo milione di euro. Gli investigatori non hanno delineato un'unica associazione strutturata. Hanno invece identificato più gruppi operativi.

Questi gruppi erano spesso legati da vincoli familiari o da rapporti di collaborazione. Avrebbero concesso prestiti a tassi usurari. I destinatari erano commercianti e imprenditori in difficoltà economica. In alcuni casi, la ricostruzione accusatoria parla di pressioni e tentativi di estorsione. Questi si aggiungevano alle richieste di restituzione del denaro.

Le richieste della Procura e le decisioni del Tribunale

Le richieste più severe della Procura erano state avanzate per Vincenzo Albano e Luciano Donati. Erano considerati i principali promotori del sistema. La Procura aveva chiesto quattro anni e otto mesi per Vincenzo Albano. Per Luciano Donati, la richiesta era di tre anni e otto mesi. Il Tribunale ha però rideterminato le responsabilità.

All'esito del dibattimento, le pene inflitte sono state diverse. Il collegio giudicante ha riconosciuto in parte l'impianto accusatorio. La difesa era composta da numerosi avvocati. Tra questi figurano Emidio Attavilla, Luigi Esposito, Marino Galeandro, Salvatore Maggio, Antonio Raffo, Carlo Raffo e Michele Rossetti. La sentenza di primo grado apre ora la possibilità di appello.