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La Cia Due Mari denuncia lo sversamento di milioni di metri cubi d'acqua dalla Diga San Giuliano. L'organizzazione agricola chiede alla Regione Puglia di investire in infrastrutture per trattenere la risorsa idrica, fondamentale per l'agricoltura locale.

Diga San Giuliano: Sversamento d'acqua, un paradosso lucano

La Diga di San Giuliano, situata in Basilicata, è al centro di una grave denuncia. L'organizzazione agricola Cia Due Mari Taranto-Brindisi ha inviato una nota urgente ai vertici della Regione Puglia. Si segnala uno sversamento continuo di acqua verso il mare. Questo accade dal 18 marzo 2026. Si tratta di circa 50 metri cubi al secondo. La situazione è definita incresciosa e paradossale. L'acqua rilasciata è una risorsa preziosa. Diventa sempre più rara ogni anno. La carenza idrica è un problema sentito. Lo sversamento avviene nonostante questa criticità. La Cia critica fortemente questa gestione. La nota è firmata dal direttore Vito Rubino e dal presidente Giannicola D’Amico. È indirizzata al governatore Antonio Decaro. Anche all'assessore all'Agricoltura Francesco Paolicelli. E all'assessore alle Risorse Idriche Raffaele Piemontese.

L'operazione di sversamento si rende necessaria. Serve a salvaguardare i territori a valle. Le copiose piogge hanno causato l'innalzamento dei livelli. Si sono raggiunti i limiti massimi consentiti. Tuttavia, la Cia sottolinea l'inaccettabilità di tale spreco. Soprattutto in un contesto di marcata carenza idrica. L'acqua viene rilasciata senza possibilità di incanalarla. Non può essere utilizzata nei mesi estivi. Questo è il punto focale della protesta. La risorsa idrica è vitale per l'agricoltura. La sua dispersione rappresenta un danno enorme. Le conseguenze si sentiranno nei prossimi mesi. La siccità è una minaccia concreta. La gestione attuale appare insostenibile. La Cia chiede un cambio di rotta immediato. La sostenibilità idrica è una priorità.

Limiti strutturali e contenzioso politico-gestionale

Il paradosso è alimentato dai limiti strutturali dell'invaso. La Diga di San Giuliano fu progettata negli anni '50. La sua capacità originaria era di circa 94 milioni di metri cubi. Attualmente, la capacità è limitata al 50%. Questa restrizione proviene dal Ministero competente e dall'Ufficio tecnico delle dighe. La motivazione addotta è la mancata conclusione dei lavori di messa in sicurezza. Questo impedisce l'utilizzo completo della struttura. I dati forniti dall'Autorità di Bacino confermano la gravità della situazione. Attualmente, nella diga sono presenti circa 56 milioni di metri cubi d'acqua. Nello stesso periodo dell'anno precedente, si contavano solo 29 milioni di metri cubi. Questo dato evidenzia la disponibilità della risorsa. Il problema risiede nella capacità di trattenerla. La struttura attuale non è adeguata. La sua limitazione crea un collo di bottiglia. L'acqua in eccesso non può essere stoccata. Viene quindi rilasciata, vanificando ogni sforzo. La Cia denuncia anche un pesante contenzioso politico e gestionale. Questo riguarda il rapporto con la vicina Basilicata. La Regione Puglia è comproprietaria della diga al 50%. Tuttavia, la gestione appare squilibrata.

L'ex consorzio di bonifica Stornara e Tara di Taranto ha avuto un ruolo negativo. Per anni, non ha onorato gli impegni economici per la gestione. Questo ha creato tensioni con la Basilicata. La regione lucana, di conseguenza, si sente autorizzata a decidere autonomamente. Aumenta o diminuisce il rilascio d'acqua verso la Puglia. Questo avviene senza criteri precisi. Soprattutto durante la stagione estiva. La Cia ritiene questa situazione inaccettabile. La comproprietà dovrebbe garantire un accordo equo. Le decisioni dovrebbero essere condivise. Non imposte unilateralmente. La mancanza di una gestione congiunta e trasparente aggrava il problema. La dipendenza da decisioni altrui è un rischio. La Regione Puglia deve agire con maggiore autonomia. L'investimento in infrastrutture proprie è cruciale. Solo così si potrà garantire un futuro agli agricoltori.

Le richieste della Cia: investimenti e regole chiare

Di fronte a questo scenario, Vito Rubino e Giannicola D’Amico ribadiscono l'urgenza di alcune azioni. È fondamentale ristabilire le regole. Devono essere definiti chiaramente i periodi di utilizzo della diga. Questo in virtù della comproprietà al 50%. La Puglia non può continuare a dipendere esclusivamente da decisioni altrui. L'organizzazione agricola insiste affinché la Regione Puglia investa in infrastrutture proprie. Queste opere devono permettere una migliore gestione delle risorse idriche. Le risorse che, anno dopo anno, si riducono sempre di più. L'obiettivo è garantire un futuro certo agli agricoltori del territorio. La richiesta è chiara: la Regione Puglia deve rendere immediatamente disponibili le risorse economiche necessarie. Queste serviranno per realizzare sul proprio territorio opere infrastrutturali. Tali opere dovranno essere capaci di invasare i quantitativi di acqua in eccesso. Questo è necessario quando si verificano situazioni eccezionali, come le piogge abbondanti. L'obiettivo finale è mettere fine allo sconsiderato scarico a mare di una risorsa vitale. Una risorsa che ogni anno diventa sempre più rara. La Cia auspica un cambio di paradigma. La gestione dell'acqua deve essere prioritaria. La sostenibilità idrica è la chiave per il futuro dell'agricoltura pugliese. La denuncia mira a sensibilizzare le istituzioni. L'urgenza è alta. Le conseguenze di un'inazione sarebbero disastrose. La collaborazione tra regioni è importante. Ma l'autonomia nella gestione delle risorse è altrettanto vitale. La Diga di San Giuliano è un simbolo di questa problematica. La sua gestione attuale non può più essere tollerata. La Cia Due Mari si impegna a monitorare la situazione. Continuerà a sollecitare risposte concrete. La tutela del settore agricolo è la loro missione principale.

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