La Fiom Cgil denuncia la perdita di tempo nel processo di vendita dell'ex Ilva a Taranto. Michele De Palma critica il governo per la mancanza di decisioni e chiede un intervento diretto di Palazzo Chigi per garantire certezza ai lavoratori e al territorio.
Ritardi nella vendita dell'ex stabilimento
Il segretario nazionale della Fiom Cgil, Michele De Palma, ha espresso forte preoccupazione per i continui ritardi nella cessione dell'ex stabilimento siderurgico di Taranto. Durante un'assemblea sindacale, De Palma ha evidenziato come un bando di vendita, che secondo le dichiarazioni del ministro Urso avrebbe dovuto concludersi a giugno dell'anno precedente, sia ancora in alto mare.
«Ci era stato detto che l'accordo con Baku Steel era cosa fatta», ha affermato De Palma, sottolineando come, a distanza di quasi un anno, la situazione sia ancora incerta. Dopo le iniziali speranze riposte in quella trattativa, sono emerse nuove ipotesi, tra cui il ritorno in corsa di Jindal, che hanno ulteriormente complicato il quadro.
Questi continui rinvii e cambi di scenario hanno portato a una significativa perdita di tempo, con ripercussioni negative sulla vertenza e sulla stabilità occupazionale. La Fiom ritiene inaccettabile questa situazione di stallo prolungato.
Proposta di un soggetto pubblico per la decarbonizzazione
De Palma ha inoltre ricordato l'esistenza di un soggetto pubblico già operativo, Dri Italia, partecipato dallo Stato. Questa società aveva il compito specifico di produrre i DRI (Direct Reduced Iron) necessari per il processo di decarbonizzazione dell'acciaio.
Il sindacalista ha lamentato che questa realtà non sia ancora nelle condizioni operative ottimali per svolgere il suo ruolo. «C'è un ritardo determinato dal fatto che la società non è messa nelle condizioni di poter fare quello per cui è stata costituita», ha spiegato De Palma.
Secondo la Fiom, non sarebbe necessario cercare soluzioni all'estero o attendere nuovi investitori privati, dato che un'entità pubblica con finalità precise è già presente. L'urgenza è quella di risolvere i problemi esistenti e di far funzionare le strutture già a disposizione.
Appello al governo per responsabilità e certezza
Di fronte a questo scenario, Michele De Palma ha lanciato un appello diretto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Siamo alla vigilia dell'1 maggio», ha dichiarato, «e forse quello di cui avremmo bisogno prima dei decreti è che il governo si assuma la responsabilità».
L'obiettivo è che Palazzo Chigi prenda in mano la situazione, coinvolgendo attivamente le organizzazioni sindacali, le Regioni e i Comuni interessati. La richiesta è chiara: trovare una soluzione definitiva, effettuare un «reset» e ripartire, offrendo garanzie concrete ai lavoratori.
Ciò che manca, secondo De Palma, è il «senso dello Stato» nella gestione di una vertenza così cruciale. La Costituzione italiana, fondata sul lavoro, garantisce il diritto alla salute e alla tutela dell'ambiente, principi che devono essere al centro delle decisioni.
Impatto sui lavoratori e sugli impianti
La situazione di incertezza legata alla vendita dell'ex Ilva sta avendo conseguenze tangibili. I lavoratori, pur percependo uno stipendio, sono spesso costretti a rimanere a casa, in attesa di sviluppi che tardano ad arrivare.
Nel frattempo, si assiste a un progressivo «depauperamento degli impianti», un deterioramento delle strutture che rischia di compromettere ulteriormente il futuro dello stabilimento e del suo indotto. La Fiom sottolinea come si stiano «buttando soldi» in una situazione di stallo che non porta a soluzioni concrete.
La necessità di una ripartenza è impellente, non solo per garantire un futuro ai dipendenti, ma anche per preservare un patrimonio industriale fondamentale per il territorio e per l'economia nazionale, nel rispetto dei principi di salute e ambiente.