Cultura

Cosimo Coltraro: tra serie TV Vanina e il teatro salvifico

15 marzo 2026, 13:49 3 min di lettura
Cosimo Coltraro: tra serie TV Vanina e il teatro salvifico Immagine generata con AI Siracusa
AD: article-top (horizontal)

Cosimo Coltraro: dal set di Vanina al palcoscenico

L'attore Cosimo Coltraro, attualmente in onda su Canale 5 nei panni di Salvatore Fratta nella serie televisiva Vanina, ha condiviso riflessioni sul suo percorso artistico e umano. Coltraro vede il teatro non solo come una professione, ma come una dimensione profonda dove l'anima trova espressione e verità.

Nella fiction tratta dai romanzi di Cristina Cassar Scalia, Coltraro interpreta un personaggio chiave, motore della trama. Nonostante non sia un fruitore assiduo di serie TV, ha studiato a fondo i libri per comprendere la complessità di Salvatore Fratta, l'uomo responsabile della morte del padre della protagonista. Questo evento segna l'inizio della carriera di Vanina nella polizia, creando un doppio binario narrativo tra i casi settimanali e la sua ossessione per la giustizia.

Aneddoti dal set e il legame con i colleghi

Nonostante la drammaticità del tema, il clima sul set di Vanina è stato descritto come empatico e divertente. Coltraro ha ricordato un aneddoto legato al suo personaggio, dove un gioco di parole tra il cognome "Fratta" e il verbo siciliano "infrattarsi" (imboscarsi) ha generato ilarità. L'esperienza è stata resa ancora più positiva dal rapporto con la protagonista Giusy Buscemi, definita "carinissima", con cui ha scambiato consigli e impressioni.

Il set della serie ha rappresentato anche un'occasione di ricongiungimento professionale per Coltraro, permettendogli di ritrovare molti colleghi della scena siciliana in un ambiente di lavoro stimolante e sereno.

Il teatro come scelta di vita e salvezza

Per Cosimo Coltraro, il teatro è stato una vera e propria scelta di vita, un modo per sfuggire a quella che definisce una "morte civile". Cresciuto in un contesto privo di grandi stimoli culturali, ha trovato nella recitazione la spinta per emanciparsi da un'esistenza ordinaria. "Il teatro mi ha salvato la vita", ha confessato con emozione, sottolineando il duro lavoro necessario per colmare le lacune e onorare questo debito verso se stesso.

Coltraro sostiene fermamente che la vera recitazione richieda prima la costruzione della propria umanità. La tecnica acquisita in giovane età è solo un punto di partenza; l'anima dell'attore si forgia con l'esperienza di vita. "Prima devi essere uomo e poi forse sei attore", ha affermato, evidenziando come la verità sul palcoscenico nasca dalla capacità di portare la propria memoria emotiva e la propria anima.

Opere teatrali e consigli per i giovani

Tra le sue produzioni teatrali, Coltraro ha menzionato All'alba del Terzo Millennio, uno spettacolo che da 14 anni suscita riflessioni, e Colapesce, un'immersione nel mito siciliano. Particolarmente significativo è L'oro di San Berillo, che narra la storia della "deportazione" di un quartiere storico di Catania negli anni '50, rappresentando per l'attore la lacerazione di un'anima collettiva e un legame profondo con i racconti paterni.

Affrontando le difficoltà del settore culturale, Coltraro rivolge un consiglio ai giovani aspiranti attori: studiare nelle grandi scuole e rifiutare la scorciatoia della fama facile. Il teatro è un mestiere di sacrifici, ma offre la possibilità di trasformare le esperienze di vita in forza creativa. Infine, sottolinea l'importanza educativa del teatro, auspicando che i giovani frequentino le sale per imparare a vedere e rispettare il rito teatrale, poiché "una città senza teatro è una città vuota".

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: