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La Corte di Cassazione esamina oggi la premeditazione nell'omicidio di Giulia Tramontano. Alessandro Impagnatiello, condannato all'ergastolo, affronta il giudizio supremo sulla pianificazione del crimine. La famiglia della vittima esprime dolore e indignazione.

La Cassazione decide sulla premeditazione

La Corte di Cassazione esamina oggi il caso di Alessandro Impagnatiello. L'uomo è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della compagna Giulia Tramontano. La donna, incinta al settimo mese, fu uccisa con 37 coltellate nel loro appartamento di Senago. L'udienza odierna si concentra sul nodo della premeditazione. Questo aspetto è cruciale per la sentenza definitiva.

In secondo grado, la condanna all'ergastolo è stata confermata. Tuttavia, i giudici non hanno riconosciuto la premeditazione. Questa aggravante era stata inizialmente respinta dal gip, poi confermata dai giudici di primo grado. L'accusa sostiene che l'omicidio fosse pianificato da almeno sei mesi. Alessandro Impagnatiello avrebbe somministrato veleno per topi alla compagna. Le ricerche online sul veleno sarebbero iniziate nel dicembre 2022.

La Corte d'Appello ha invece ritenuto che l'intento fosse quello di far abortire Giulia Tramontano e eliminare il bambino. La morte della donna non sarebbe stata l'obiettivo primario. La procura generale chiede ora alla Cassazione di riconoscere la premeditazione anche per il femminicidio. La decisione della Suprema Corte sarà determinante per la pena finale.

Giustizia riparativa negata a Impagnatiello

L'istanza di accedere alla giustizia riparativa è stata respinta dalla Corte d'Appello. L'avvocatessa di Impagnatiello, Giulia Gerardini, aveva presentato la richiesta. I giudici hanno ritenuto che l'uomo non avesse ancora elaborato criticamente il movente. Non aveva intrapreso un percorso di autocensura o riconciliazione sociale. Pertanto, i presupposti per la concessione dell'istituto sono stati giudicati insussistenti.

La giustizia riparativa mira a risolvere le conseguenze di un reato tramite dialogo e mediazione. Non si concentra solo sulla punizione. La sua concessione dipende da diversi parametri. Tra questi, l'utilità del percorso e l'assenza di pericolo per le parti. Fondamentale è anche la disponibilità della famiglia della vittima a partecipare. La famiglia Tramontano ha negato irrevocabilmente questa possibilità.

I giudici hanno sottolineato che Impagnatiello non ha mai rielaborato criticamente il movente. Le sue dichiarazioni sono state considerate frasi di maniera. Non è stata ravvisata un'effettiva utilità del percorso di responsabilizzazione. La collaborazione alle indagini e il rincrescimento espresso sono stati ritenuti irrilevanti ai fini dell'ammissibilità. I giudici non hanno posto preclusioni future, qualora emergessero cambiamenti radicali.

Il dolore della famiglia Tramontano

L'esclusione della premeditazione aveva già suscitato la dura reazione dei familiari di Giulia Tramontano. La sorella Chiara aveva espresso sui social il suo disgusto: «Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto». Si sentiva un’estranea persa in un vortice di ricordi. La madre Loredana Femiano ha descritto il dolore come un amore che si nutre di ricordi. L'assenza della figlia è una ferita che sanguina sempre. Le sue parole sono state pronunciate in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Il caso di Giulia Tramontano continua a suscitare profonda commozione e indignazione. La decisione della Cassazione sulla premeditazione segnerà un ulteriore capitolo di questa tragica vicenda. La giustizia cerca di fare il suo corso, ma il dolore della famiglia rimane immutato. La violenza contro le donne continua a essere un tema centrale.

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